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UniCredit-Commerzbank, la scommessa europea di Orcel. E una lezione anche per il risiko bancario italiano. Il commento

UniCredit-Commerzbank, la scommessa europea di Orcel. E una lezione anche per il risiko bancario italiano. Il commento

Le banche europee devono diventare più grandi se vogliono competere“. La frase è stata ripetuta mille volte nei consessi finanziari del continente. Pochi però hanno avuto il coraggio di metterla davvero in pratica. Andrea Orcel sì. L’offerta lanciata da UniCredit per salire oltre il 30% di Commerzbank non è solo una mossa industriale: è un segnale politico e strategico. Una sfida al provincialismo finanziario europeo e alle resistenze nazionali che da anni bloccano la nascita di veri campioni continentali.

Orcel rompe l’immobilismo europeo

Il meccanismo è noto: UniCredit possiede già circa il 26% diretto della banca tedesca più un ulteriore 4% tramite derivati, e l’offerta mira a superare la soglia del 30% prevista dal diritto tedesco per le Opa obbligatorie. Il valore implicito dell’operazione si aggira intorno ai 35 miliardi di euro, con uno scambio di 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank. Ma il punto vero non è il prezzo. Il punto è la visione. Orcel non sta semplicemente comprando una banca. Sta cercando di costruire una banca europea in un sistema che continua a ragionare per confini nazionali. Non a caso la reazione immediata è stata quella di sempre: politica tedesca contraria, sindacati sul piede di guerra, difesa dell’”interesse nazionale”. Il paradosso è evidente: Bruxelles chiede consolidamento bancario europeo, ma quando qualcuno prova a farlo scatta il riflesso protezionista.

Profumo lo aveva detto

Durante il confronto con chi scrive al congresso Fabi, Alessandro Profumo è stato molto chiaro. Da un lato ha sostenuto che UniCredit avrebbe dovuto comprare Monte dei Paschi, operazione che avrebbe avuto una logica industriale domestica forte. Ma sull’operazione tedesca non ha avuto dubbi: “Commerzbank è una buona mossa e Orcel ce la farà”. Il giudizio pesa. Perché Profumo non è solo l’ex amministratore delegato di UniCredit: è uno dei pochi banchieri italiani che ha davvero costruito un gruppo europeo. Se lui dice che la direzione è quella giusta, conviene ascoltare. Aveva preso una Unicredit che ancora si chiamava Credito Italiano e l’ha portata a essere un istituto di credito paneuropeo. Bei tempi, vien da dire, vista la cura dimagrante (quasi anoressizzante) imposta da Jean Pierre Mustier.

Il precedente nel risiko bancario italiano

La vicenda Commerzbank, però, riporta inevitabilmente alla memoria alcune tensioni recenti nel risiko bancario italiano. Quando UniCredit tentò l’operazione su Banco Bpm, il governo decise di intervenire con il golden power, introducendo una serie di condizioni che di fatto raffreddarono l’iniziativa. Una scelta che ha alimentato discussioni nel mercato. Anche perché successivamente l’espansione del gruppo francese Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm non ha incontrato ostacoli simili. Il risultato è stato un dibattito, tra analisti e operatori, sulla coerenza complessiva delle regole del gioco nel sistema bancario italiano.

Il retroscena del risiko

In quel contesto non sono mancati i retroscena. Dagospia ha raccontato la vicenda con la sua consueta ironia, scrivendo che Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, sarebbe passato “dalla padella UniCredit alla brace Crédit Agricole”. Una battuta che fotografa bene il clima movimentato di quella fase del risiko bancario italiano.

La vera partita europea

Per questo la mossa su Commerzbank è molto più di un’operazione finanziaria. È un test politico. Se l’Europa vuole davvero banche continentali capaci di competere con giganti americani e asiatici, deve smettere di difendere piccoli feudi nazionali. E se un banchiere prova a costruire quella dimensione europea — come sta facendo Orcel — invece di fermarlo bisognerebbe capire come accompagnare il processo. Perché la domanda finale è semplice. L’Europa vuole davvero campioni bancari europei? Oppure preferisce restare un mosaico di banche nazionali mentre nel mondo nascono colossi da trilioni?

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