di Andrea Deugeni
@andreadeugeni
Veneto Banca stand alone: dopo le parole, i fatti. Presa carta e penna e rispedite al mittente le avances di Gianni Zonin (presidente) della Popolare di Vicenza, attraverso una lettera inviata via Intranet ai propri 6.200 dipendenti, l’amministratore delegato di Veneto Banca Vincenzo Consoli parte con il primo step di rafforzamento patrimoniale del suo istituto e cioè la vendita della controllata Banca Intermobiliare (Bim).
Secondo quanto risulta infatti ad Affaritaliani.it, la prossima settimana l’ad della banca popolare con sede a Montebelluna, manager che punta ad incassare in primavera un nuovo mandato alla guida del gruppo, incontrerà i banchieri dell’inglese Rothschild, advisor incaricato della valorizzazione dell’asset, perché pare sia stato trovato un compratore per la quota di capitale (pari al 71,4%) detenuta nella boutique finanziaria legata in passato alle famiglie torinesi Segre, Scanferlin e Giovannone. Gioiellino del private banking e della consulenza finanziaria per la clientela più facoltosa, entrata nella galassia di Montebelluna nel 2011.

Con quest’operazione Consoli confida di raccogliere circa 250 milioni di euro, coprendo il requisito minimo richiesto dalla Banca d’Italia (circa 300 milioni che equivalgono a un punto di core tier 1 per salire dal 7 all’8%) nel 2013 per rafforzare patrimonialmente l’istituto in vista del varo dell’Unione bancaria sotto la vigilanza unica della Bce.
Un ulteriore sforzo arriverà probabilmente poi non dalla conversione del bond da 350 milioni emesso lo scorso anno e in scadenza al 2017, ma dall’emissione di un nuovo prestito obbligazionario di un’entità compresa fra i 350 e i 500 milioni. Il progetto alternativo, ancora allo stato embrionale, permetterebbe così a Consoli di bypassare eventuali malumori della clientela causati dalla mancata riscossione della cedola del 5% promessa dal convertibile.
Secondo rumors che circolano in Bim, Veneto Banca potrebbe anche non vendere tutto il suo 71,4%, ma mantenere in portafoglio una quota del 20%. Difficile capire quali siano le offerte arrivate sul tavolo dell’advisor. Si parla di gruppi internazionali e sembrerebbe si sia riproposta (dopo che aveva manifestato il suo interesse già lo scorso anno) anche la cordata di imprenditori piemontesi capitanata dall’attuale vicepresidente di Bim Pietro D’Agui. Quest’ultima opzione, però, non sarebbe ben vista da Via Nazionale.
