E’ fatta. Il colosso media francese Vivendì ha accettato l’offerta del cablo-operatore Numericable per la propria unità di telefonia Sfr, secondo operatore telefonico francese, per circa 17 miliardi di euro, scartando il rilancio che era arrivato ieri del gruppo Bouygues.
Poco prima della decisione finale del board di Vivendì il duello per la conquista di Sfr si era riacceso. Bouygues aveva infatti rilancia, alzando la sua offerta di acquisto a 15 miliardi di euro in contanti e con l’aggiunta del 10% della nuova entità per Vivendi. La nuova proposta, che aveva superato di 1,85 miliardi di euro la precedente, era giunta proprio alla scadenza del termine per il negoziato esclusivo tra Vivendi e l’operatore via cavo Numericable, che Vivendi sembrava aver preferito a Bouygues.
Vivendi ha scelto così Numericable, malgrado si tratti di una società domiciliata all’estero e controllata da un franco-israeliano residente in Svizzera. Numericable sborserà 17 miliardi, finanziati dalle banche. L’operazione è il primo passo di un consolidamento del settore, già avviato in altri paesi: l’Austria ha ridotto a tre le reti di telefonia mobile, la Germania è in attesa della fusione tra 02 (Telefonica) e la filiale dell’olandese Kpn, E-Plus; in Italia, Telefonica vuole Telecom Italia, Vodafone e Fastweb sarebbero in trattative.
Il panorama francese è particolare. Per anni, è stato dominato da due società, Orange (ex France Télécom) e Sfr (gruppo Vivendi, proprietario di Canal Plus), con un comprimario più piccolo, Bouygues Telecom (filiale del gruppo edile che controlla anche la prima tv del paese, Tf1). I tre hanno vissuto bene per molto tempo, praticando tariffe più o meno uguali, tanto che si sono beccati più di una mega-multa dall’Antitrust. Accanto ai tre, presenti su mobile e fisso, due società più piccole: Free, attivo nelle forniture Adsl, e Numericable, l’unico cablo-operatore del paese.
Tutto è cambiato all’inizio del 2012 con l’arrivo di Free Mobile, filiale di un gruppo che aveva già rivoluzionato il mondo dei provider. Con due forfait a 20 e 2 euro, la società di Xavier Niel, il Gianburrasca del settore, ha messo nei guai tutti i concorrenti. In due anni ha conquistato 8 milioni di clienti, costretto la concorrenza a ridurre drasticamente le tariffe e a veder ridimensionati fatturato e margini di guadagno. Con grande astuzia, Free ha imposto i suoi prezzi, esattamente come aveva fatto su internet, dove ha creato le cosiddette offerte triple play (internet, tv, telefono fisso). Tutto il settore è all’improvviso diventato fragile, proprio mentre occorrono capitale per investire nella fibra ottica.
Questo spiega la decisione di Vivendi di concentrarsi sui media e abbandonare la telefonia. In un primo tempo, il gruppo aveva deciso di quotare in Borsa Sfr, ma gli altri operatori non sono rimasti a guardare: prima Numericable, poi Bouygues hanno presentato sostanziose offerte. La scelta fra i due aveva risvolti diversi: la fusione con Bouygues avrebbe ridotto a tre gli operatori di telefonia mobile e Bouygues avrebbe ceduto le sue reti e le sue frequenze a Free. L’unione Numericable-Sfr non rivoluziona il settore. Malgrado l’agitazione del ministro dell’Industria, favorevole all’ipotesi Bouygues, l’Eliseo ha proclamato la sua neutralità
