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E’ fatta: dopo giorni di indiscrezioni manca ormai solo l’ufficializzazione, attesa in serata, ma l’accordo tra Vodafone e Verizon Communication per la cessione a quest’ultima della partecipazione del 45% di Verizon Wireless finora in mano al gruppo britannico per 130 miliardi di dollari tra contanti (60 miliardi), azioni (altri 60 miliardi) e transazioni “minori” (10 miliardi) è cosa fatta. Si tratta dell’ennesima operazione destinata a cambiare lo scenario competitivo in un settore, quello telefonico (in particolare della telefonia mobile) che in questi anni ha sistematicamente sottoperformato i listini a causa di una costante pressione competitiva sui margini.

Ora la sensazione è che sia in Europa, dove Telefonica ha appena rilevato le attività tedesche di Kpn, E-Plus, con l’intenzione di fonderle con Telefonica Deutschland per far nascere il primo operatore mobile davanti a Deutsche Telekom e Vodafone stessa, mentre America Movil è impegnata a rilevare il 70% che ancora non controlla delle restanti attività di Kpn, sia in America, dove At&t potrebbe voler replicare al rafforzamento di Verizon, il quadro sia in movimento.

Una ritrovata voglia di fusioni e acquisizioni che inevitabilmente favorisce quelle società, come Telecom Italia, rimaste in questi anni ai margini dei “grandi giochi” del settore e che anche a causa del pregresso indebitamento, per quanto progressivamente ridottosi, sembrano ormai destinate a recitare solo un ruolo: quello di preda.

E se i rumors di un possibile interesse di Carlos Slim (magnate messicano a cui fa capo America Movil) per l’ex monopolista telefonico italiano sembrano ormai essersi arresi di fronte alle obiezioni subito sollevate da alcuni analisti secondo cui un’eventuale takover incontrerebbe, oltre alle prevedibili resistenze politiche italiane anche non pochi problemi di Antitrust in Brasile, l’idea che At&t possa guardare all’Europa per “pareggiare i conti” è certamente più plausibile. 

Resta da vedere se gli americani vorranno provare al “bersaglio grosso”, quella stessa Telefonica i cui debiti sono ancora così elevati, 49,5 miliardi a fine giugno, certo meno dei circa 58 miliardi dell’ottobre 2012 e destinati, hanno ribadito ancora di recente da Madrid, a calare a 47 miliardi entro fine anno, ma pur sempre un bel fardello, o preferiranno bussare alla porta di Cesar Alierta per proporgli un’offerta a cui sarebbe difficile dire di no.

Offerta che potrebbe consistere nel rilevare attraverso Telco (sul cui destino si saprà qualcosa di più entro fine mese, con Generali e Mediobanca che sembrano intenzionate a uscire, Intesa Sanpaolo che temporeggia e la stessa Telefonica poco propensa a rilevare le partecipazioni dei soci italiani uscenti, magari tramite un aumento di capitale) il controllo di Telecom Italia.

La quale ipotesi sembra non dispiacere al mercato, se è vero come è vero che dopo la seduta di venerdì con un robusto +9,3% (variazione alla quale da tempo il mercato non era più abituato) anche oggi il titolo è sugli scudi, avendo oscillato tutta la mattinata tra il 5% e il 5,5% di rialzo col titolo nuovamente sui 55-56 centesimi per azione, cosa che non succedeva dagli inizi di giugno.

Certo, prima che At&t o chiunque altro (secondo alcuni la stessa Vodafone potrebbe “girare” parte dei soldi incassati per lanciare un’offerta su Tim Brasil, cosa che potrebbe a sua volta “liberare le mani” a Telefonica o ad America Movil su Telecom Italia dato che verrebbero meno i problemi con l’antitrust brasiliano di cui sopra) possa formalizzare un’offerta e questa possa essere accettata dovrà passare ancora del tempo, specialmente in una fase politica in cui la parola d’ordine sembra il “prendere tempo” su ogni decisione strategica per il paese.

Ma il riaccendersi dei riflettori sul settore (e alcuni report positivi a livello di paese, come quello del Credit Suisse che oggi consiglia di acquistare titoli di stato italiani in quanto più attraenti di quelli spagnoli su tutte le scadenze) ha già portato alla riscoperta di un titolo che molti giudicavano da tempo penalizzato ben oltre i propri meriti/demeriti. Così probabilmente il più soddisfatto di tutti in questo momento è il presidente Franco Bernabè che sa bene di giocarsi la permanenza ai vertici del gruppo nelle prossime settimane, dopo quasi sei anni passati cercando di ristrutturare e ridare slancio al gruppo.

Luca Spoldi

 

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