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Spettacoli
Eugenio Finardi: 40 anni di musica ribelle
Photo Roberto Masotti

Il 28 ottobre esce uno speciale cofanetto che raccoglie le versioni rimasterizzate dei primi cinque album del cantautore, che li riproporrà in concerto con i componenti delle band originali e vari amici il 4 novembre al Teatro Dal Verme di Milano

di Raffaello Carabini

“Di quel ragazzo là, che aveva poco più di vent’anni ed era ingenuo, sognatore, arrogante, inesperto, stupido, goffo... sono un po’ il figlio, perché tutta la mia storia è nata da lì, e un po’ il padre, perché lo guardo con tenerezza e vorrei tornare indietro per avvisarlo di cosa sarebbe stata poi la vita. Forse riuscirei a evitargli varie sofferenze, ma chi a sessant’anni non ha rimpianti che gli avrebbero evitato delle sofferenze ha vissuto una vita blanda.”

Così Eugenio Finardi, il cantautore 64enne, nato a Milano da madre americana, ricorda se stesso, cantautore debuttante degli anni 70, che, insieme a una manciata di artisti importanti, realizzava i suoi primi album nella fucina di talenti denominata Cramps. L’etichetta, guidata dal lungimirante e geniale Gianni Sassi, allineava gli Area di Demetrio Stratos e gli Skiantos di Freak Antoni, Alberto Camerini e Lucio Fabbri, gli Arti & Mestieri e Claudio Rocchi, ma anche la contemporanea di Juan Hidalgo e John Cage, del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza e Robert Ashley, Cornelius Cardew e Paolo Castaldi, il free jazz di Mario Schiano, Derek Bailey e Giancarlo Schiaffini, persino il folk progressivo del Canzoniere del Lazio, degli Arza Anaiak e di Pino Masi, la “musica futurista” di Riccardo Lombardi e il blues di Roberto Ciotti.

Con la morte di Sassi e la vendita dell’etichetta, un anno fa a Finardi sono arrivati due pacchi contenenti antiche bollette, faldoni di fotografie fatte durante le sessioni di registrazione e i nastri a 16 piste originali della sua più importante hit, “Musica ribelle”, di cui quest’anno ricorre il quarantennale. “È stato come fare un volo nel passato”, continua, “e ho deciso in qualche modo di riorganizzarlo, di rimettere le cose a posto. Ho recuperato i nastri dei primi cinque album usciti per la Cramps – abbiamo dovuto “cuocerli” a 42 gradi per 72 ore in un forno speciale fornito dalla Ampex per poterli riutilizzare – e li ho appena ripuliti, adattati al format CD e a quello degli attuali LP, che suonano meglio degli originali che tagliavano le frequenze più alte. Ci siamo accorti però che quella band di ragazzini, si andava dai 16 ai 23 anni, lasciata sola in sala senza un produttore, suonava veramente forte. Era un collettivo compatto e deciso, spocchioso e arrogante, che stava inventando il rock italiano.”

Spiega ancora: “Io sono metà americano e il rock lo conoscevo, ma in “Musica ribelle” non c’è la chitarra elettrica, il riff lo fanno i mandolini italiani, la frase la suonava il violino in maggiore alla Vivaldi, il ritmo lo faceva Fariselli, un grande musicista, copiando il verso del muflone sardo. Così, mentre Berlinguer, l’allora segretario del PCI, cercava la “via italiana al comunismo”, noi trovavamo almeno quella al rock. E non volevamo il successo, volevamo dare un contributo al cambiamento, alla “rivoluzione”: era il momento dell’utopia e dei Parco Lambro con 60mila persone.”

Il 28 ottobre esce il risultato di un lavoro durato mesi: 40 anni di musica ribelle, un cofanetto che raccoglie gli storici primi cinque album di Eugenio Finardi, ovvero Non gettate alcun oggetto dai finestrini (1975), Sugo (1976), Diesel (1977), Blitz (1978) e Roccando rollando (1979), che saranno disponibili anche singolarmente. Proposto in due edizioni, CD e LP, contiene un ricco libro che racconta ciò che quegli anni e quei dischi sono stati per la musica italiana con le parole di chi, vicino a Eugenio, ne fu artefice e testimone, passando dalle stampe artistiche (contenute nel box LP) al DVD multitraccia (contenuto in quello CD), che permette, utilizzando le tracce originali separate, di creare il proprio mix dei suoi brani più popolari. In rete, lo si può fare gratuitamente con quelle dei vari strumenti di “Musica ribelle”.

“Mi stupisco ancora oggi”, conclude Finardi, che porterà, con i musicisti delle band di allora e vari amici, “Musica Ribelle - La Reunion” al Teatro Dal Verme di Milano il 4 novembre per un concerto già sold out, “della forza della musica di allora e delle intuizioni dei testi. Sono attualissimi, pensate a “La scuola” oppure a “La Cia ci spia” e a Wikileaks oppure a “La paura del domani”, e io vorrei non lo fossero. Non credo che la nostra generazione abbia perso. Sono stati i vent’anni che ci hanno portato molti dei diritti che abbiamo oggi, il rispetto per le donne, l’attenzione all’ecologia... Poi sono stati eletti Reagan e la Thatcher e ci sono stati 35 anni di “riflusso”, come diceva una mia vecchia canzone, che ci hanno condotto alle guerre di religione e al fatto che l’1% della popolazione è più ricca del restante 99%, senza che i nostri figli ne siano neppure meravigliati. Direi proprio che ora più che mai c’è bisogno di musica ribelle”.

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