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Spettacoli
Giovanni Allevi: "Renzi è un sognatore e spero che..."

Di Giordano Brega

“I talenti d’Italia? Tutti abbiamo un talento, così dice il mio amatissimo filosofo Platone. E’ uno spiritello – un daimon - che abbiamo dentro di noi, non è qualcosa di assolutamente eccezionale, ma ciò che noi siamo destinati a fare nella vita. Lo incontriamo prima di nascere – che sia quello di astronomo o di migliore idraulico del mondo  - poi al momento in cui veniamo al mondo lo dimentichiamo. Ma lui è dentro di noi e da quel momento in poi avremo tutta la vita per riconoscerlo”. Parola di Giovanni Allevi che si racconta in un’intervista ad Affaritaliani.it.

Il maestro sarà protagonista a luglio del Madesimo Music Festival 2015 (il cui claim è per l'appunto “Costruire il talento”), ma prima è atteso a un tour in Oriente: dal Giappone alla Cina con una serie di concerti in cui presenterà  “The piano of Giovanni Allevi” una raccolta di composizioni più amate del suo repertorio (1997-2015), appena uscita per l’etichetta Yamaha Music (pure in versione deluxe con dvd). Il tutto dopo una serie di sold out delle tappe europee e italiane del “Love tour”.

Ma torniamo allo spiritello del talento. Come facciamo a riconoscerlo?
“Ogni volta che facciamo una scelta che va incontro alla realizzazione della nostra inclinazione il nostro spiritello dentro di noi sobbalza di gioia. E’ questo che ci fa capire qual è la strada da seguire.  In genere è la più tortuosa, in salita e meno scontata. E ci porta verso il sogno. E' guidata dalla passione”

Lei quand’è che ha riconosciuto il suo daimon?
“Quando ho fatto il mio primo concerto. A Napoli. Accadde 24-25 anni fa e fu davanti a un pubblico di 5 persone. Alla fine del concerto ero felicissimo da quel momento in poi io ho capito che la musica non è mai stata una questione di numeri, ma un contatto. Un’affinità elettiva con delle anime belle attraverso le note”

In un Paese in cui i giovani sono in difficoltà a poter esprimere il loro talento, lei cosa gli consiglierebbe per riuscire a coltivarlo?
“Intanto vorrei dare loro una grande iniezione di fiducia, perché nel momento in cui facciamo le cose con tutta la passione e mettiamo il cuore in quello che scriviamo e creiamo, inevitabilmente si aprono delle porte. Nascono delle possibilità. Bisogna studiare tanto, perché si deve acquisire la tecnica per padroneggiare un linguaggio. Soprattutto quello musicale. Però lo studio non deve essere fine a se stesso, ma trovare come finalità la nostra espressione artistica. La possibilità di poter condividere la nostra anima con il mondo, senza arrivare a chissà quali eclatanti risultati. Perché il risultato più bello è già riuscire a comunicare, attraverso la nostra musica, con l’anima di una persona. Vale davvero la pena vivere e quella è una gioia che è più grande dei numeri, del successo, degli autografi e della fama”

Se dovesse descrivere l’Italia e Renzi con una musica, quali userebbe?
“In questo momento immagino la stessa musica, perché lui è il nostro rappresentante. Gli faccio tanti auguri, perchè non deve essere facile. E perché lui è un sognatore e i sognatori sono bloccati e trovano mille impedimenti. Spero che continui a trovare la forza e la passione per portare avanti il suo sogno”

Lei sta per partire che la porterà in Giappone e in Estremo Oriente. Com’è la passione per la musica in quel mondo?
“Loro sono degli otaku. E’ una particolarità della persona. Posseggono una ‘maniacalità’. Io mi trovavo a Nagoya a cena dopo il concerto con un gruppo di fans e durante questa serata mi sono reso conto che loro sapevano tutto di me. Tutto. Discutevano e volevano sapere da me delucidazioni sulla battuta numero quindici del brano downtown, sul perché ho messo quel ‘re’ naturale, come va suonato, quali intenzioni c’erano…  Ecco questi sono i giapponesi: quando si appassionano a qualcosa la sviscerano fino in fondo. Con una maniacalità che è davvero sorprendente. E questo mi piace davvero molto”

Il suo album “Love” è uscito in Germania il 6 giugno. Il giorno della finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. Quel giorno almeno un italiano ha vinto in terra tedesca…
“Ecco, vorrei che qualcuno mi iniziasse a una fede calcistica, che solleva tanto entusiasmo. Comunque la mia chiamiamola vittoria, ma è il risultato di tantissimo lavoro e tanti sacrifici. Forse non si capisce bene questo, ma assicuro che è così (sorride, ndr)”.

LA VIDEO INTERVISTA INTEGRALE A GIOVANNI ALLEVI

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