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Spettacoli
Il Ramo d'Oro, la Rai al top con Camurri: il format culturale è un successo

“Alla scoperta del ramo d’oro” di Edoardo Camurri è il nuovo gioiello di viale Mazzini: il commento

In questo periodo di feste, nell’etere c’è la tradizionale abbuffata di cinepanettoni in cui possiamo osservare le performance –per modo di dire- di Christian De Sica o di Massimo Boldi, quasi sempre in mutande. Dunque solo il caso e la necessità possono spingere temerariamente lo zapping in zone esotiche delle frequenze dove risiede ad esempio un programma garbato e meritorio condotto dal bravo Edoardo Camurri, volto non molto noto ma ora sta cominciando a conquistarsi un suo meritato spazio mediatico con il suo “Alla scoperta del ramo d’oro” di Rai Cultura, un piccolo gioiello di Viale Mazzini, che comincia ad essere apprezzato e giustamente valorizzato. In onda da lunedì al giovedì alle 15.25 su Rai 3 e alle 17.50 su Rai Storia, si tratta di 141 puntate prodotte da Rai Cultura. Partito il 31 ottobre il programma si sta facendo apprezzare più delle previsioni.

Ma da dove viene questo titolo così evocativo e suggestivo? Il “Ramo d’oro” è quello dell’Eneide virgiliana. Grazie ad esso infatti Enea scende nell’Ade per incontrare il vecchio padre Anchise e farsi rivelare il suo destino. “Il ramo d’oro” è anche un famoso saggio di James Frazer, antropologo scozzese, pubblicato nel 1890, che fa appunto riferimento alla Sibilla che aveva consigliato ad Enea di dotarsi di un ramo d’oro per fare ritorno dall’Ade, ma anche ad una strana pratica della uccisione rituale “dei re nel bosco” di Nemi, il Rex Nemorensis, vicino Roma.

La leggenda vuole che questo re, sacro a Diana, dea dei boschi, dovesse essere uno schiavo fuggitivo che avesse colto un “ramo d’oro” da un certo albero. Solo allora poteva sfidare in duello il re precedente e qualora avesse vinto sarebbe stato incoronato nuovo sovrano. Lo schiavo pretendete re doveva strappare un ramoscello di vischio come simbolo della sfida lanciata, da cui il nome di “ramo d’oro”. L’omicidio rituale era ancora presente ai tempi dell’imperatore Caligola e cioè nel I secolo d.C., come riferisce lo storico Svetonio.

"In ogni puntata - dice Camurri - coltiveremo simbolicamente una pianta sempre diversa, per un'idea di cultura aperta e interdisciplinare che, nel farsi del suo percorso, proverà a creare un'immaginaria foresta di significati dalla quale provare a ricostruire pazientemente un ambiente nuovo e aperto. 'Alla scoperta del ramo d'oro' vorrebbe quindi essere quel giardino di cui Voltaire chiedeva di occuparci per rispondere alle barbarie". In definitiva, "provando a scoprire in ogni puntata il nostro ramo d'oro, adotteremo come manifesto programmatico una celebre poesia di Jorge Luis Borges intitolata "I giusti"".

Dunque in ogni puntata c’è la trattazione di un tema diverso che però ha sempre a che fare con la cultura e gli invitati sono sempre esperti del settore. Si parla di psicologia, fisica, biologia, sociologia, arte, letteratura, storia in una caleidoscopica collezione di “perle del sapere”.

Edoardo Camurri è uno scrittore e giornalista. Laureatosi con Gianni Vattimo in filosofia teoretica ed ha anche condotto “I grandi della letteratura italiana” su Rai5 dal 2015 al 2018. Il suo profilo Instagram è una lieta scoperta: invece di assatanate in topless natalizio ci possiamo ritemprare con considerazioni filosofiche e immagini di rari libri antichi chiosati a mano: roba di altri tempi. Altro che il gossip sui Totti’s e il Grande Fratello.

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