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Costamagna: “Scommetto su Agon, lasciai Santoro dopo che…”

Costamagna: “Scommetto su Agon, lasciai Santoro dopo che…”
LUISELLA COSTAMAGNA
“Com’è nato il mio rapporto con Agon Channel? Vari contatti, tramite anche Alessio Vinci”. Lo spiega Luisella Costamagna, in un’intervista al direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino. Curerà un programma di approfondimento politico. E spiega: “Perché ho lasciato Santoro? Dopo la puntata con Berlusconi. Sono nata professionalmente e ho imparato da lui il mestiere. La sua ultima fase non la comprendo. Quella puntata lì è stata un peccato originale per Michele”. ECCO L’INTERVISTA INTEGRALE

“Com’è nato il mio rapporto con Agon Channel? Vari contatti, tramite anche Alessio Vinci. Ci siamo parlati, in realtà c’era sempre la variabile Tirana… ma nel momento in cui mi è venuto in mente di fare un programma con interviste ai politici – Becchetti era d’accordo che si producesse per intero in Italia (a Roma, ndr) – abbiamo messo insieme tutte le esigenze”. Lo spiega Luisella Costamagna, in un’intervista al direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino.  CLICCA QUI PER LA VIDEO INTERVISTA INTEGRALE DEL DIRETTORE DI AFFARITALIANI.IT ANGELO MARIA PERRINO A LUISELLA COSTAMAGNA

Bernard Shaw diceva: “Le risposte le sanno dare tutti, per le domande ci vuole il vero genio”. Cosa pensa di questo giornalismo italiano che non pone domande?
“Il vero segreto della domanda è la semplicità della domanda stessa. La mia formula è del ‘non posso non chiederle’. In questa filosofia c’è una buona fetta del giornalismo italiano che non avrebbe il coraggio di farla”

Anche quelli de sinistra?
“Ma non so, ci sono? Quali sono quelli de sinistra?”

I vari Formigli, Santoro…
“Ah sì? Non lo so. Io ho lavorato tanti anni con Santoro, però me ne sono andata dopo la puntata con Berlusconi… Comunque sulla crisi del talk in generale c’è un problema di inflazione, una moltiplicazione di programmi politici a ogni ora del giorno e della notte, sostanzialmente sempre con gli stessi ospiti. Perché quelli sono… Una volta quando invitavi il politico ti diceva ‘no perché domani ho il voto alla Camera…”. Ora  ti rispondono ‘domani sono a Ballarò, dopodomani a quell’altro programma’. E poi…”

Poi? 
“L’altra componente della crisi del talk è l’assenza di un contraddittorio. Si è creato, con l’avvento di Renzi, una melassa filo-renziana di una stragrande maggioranza di partiti e dell’informazione. Ed è venuto a mancare quell’elemento di contraddittorio. Un po’ perché – con il Movimento 5 Stelle –  è stato messo da parte, un po’ perché si è auto-escluso decidendo di non partecipare ai talk. E aggiungo una cosa…”.

Dica…
“Guarda caso quando è venuto fuori un contraddittorio, un’opposizione a Renzi – e mi riferisco alla Lega di Salvini – i talk sono ritornati alti come ascolti. Poi ci sono motivazioni specifiche dei singoli su cui non entro. Ma non si può fare la melassa e dire che tutti vanno male. Alcuni vanno male per ragioni specifiche”

Lei diceva che ha lasciato Santoro dopo la puntata su Berlusconi. A cosa si riferisce?
“Io credo che la risposta la sanno il 33% dei telespettatori che vide quella puntata. Ho deciso di non parlare delle motivazioni per cui me ne sono andata e non parlerò. E’ un mio patto personale e di correttezza”.

Meglio Santoro o Telese come partner di lavoro?
“Io con Santoro sono nata professionalmente, ho imparato da lui il mestiere. La sua ultima fase non la comprendo. Quella puntata lì è stata un peccato originale per Michele. Che ora paga il conto anche con l’allontanamento del suo pubblico tradizionale”