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Spettacoli
“Liga? All'inizio non lo volevano perché...”: Mimmo Locasciulli racconta 40 anni di musica italiana
Foto Mariangelo Ottaviano e Lapresse

“I miei 40 anni di musica? E’ stata una meravigliosa gita in bicicletta. Come svegliarsi una mattina, prendere la bici, attraversare un bosco meraviglioso e vedere splendidi paesaggi. Poi torni a casa la sera e sei felice”. Mimmo Locasciulli si confessa ai microfoni di Affaritaliani.it.

Esce in queste ore “Piccoli Cambiamenti”. Quarant’anni di canzoni condensate in un doppio album pieno di emozioni. E con tante special guest star: da Luciano Ligabue a Francesco De Gregori ed Enrico Ruggeri, passando per Alex Britti, Andrea Mirò, Alessandro Haber & Stefano Delacroix, Frankie hi-nrg mc, Gigliola Cinquetti e ‘Nduccio.

Cosa comunica questo nuovo disco?
“Più che comunicare io penso a condividere delle emozioni. Nella mia musica metto la risposta emotiva alle cose che vedo, assorbo, condanno e accetto. Tutto ciò che mi circonda lo trasformo in un’emozione che poi finisce dentro una canzone”.

Perché ‘Piccoli cambiamenti’?
“Sono i piccoli cambiamenti alle mie canzoni, non le ho stravolte. Ho preso il passato e l’ho portato qui nel presente. In questo senso i cambiamenti sono piccoli. Ma è un aggettivo che uso anche in modo ironico e riferito alla società che ci circonda”.

In che senso?
“Siamo passati da una società ‘educata’ ad una‘maleducata’. Io sono cresciuto con l’idea che la mia libertà deve finire dove inizia la tua. Oggi invece vedo arroganza, prepotenza, prevaricazione. C’è una ‘incultura’ che non mi piace. E poi c'è la ‘non tranquillità’: noi siamo cresciuti pensando che le guerre non riguardassero il nostro Continente - dai conflitti arabo-israeliani al Vietnam, sino al Sudamerica.  E' un tempo di cambiamenti epocali. Come nella tecnologia e nella comunicazione: oggi va tutto più veloce. Senza parlare della vita media dell’uomo che negli ultimi 4 decenni si è allungata di 10 anni.  Questo ci ha portato a essere in 7 miliardi sulla terra, siamo in tanti: bisognerà intervenire sull’agricoltura solidale,  il Terzo Mondo dovrà essere aiutato e non saccheggiato”.

Ma è mutata anche la musica…
“Da ragazzino ho incontrato i Beatles, sono passato per Bob Dylan e i cantautori… sino ad arrivare ai talent show. E lì sprofondiamo nel baratro”.

La seconda canzone dell’album è il “Suono delle campane” con Francesco De Gregori. La vostra collaborazione è ultra-trentennale.  Ci racconta il vostro rapporto?
“Io sono arrivato a Roma nel 1971 ed ero molto incuriosito dal “Folkstudio” (storico locale di musica capitolino, ndr). Non pensavo mai di propormi come cantante, ma alla fine da cosa nasce cosa ed entrai nel cast. Gli altri giovani con me erano gente del calibro di Venditti, Stefano Rosso e lo stesso De Gregori.  Con lui c'era una affinità non solo di matrice comune – perché entrambi amavano Dylan. La nostra frequentazione ha portato alla mia collaborazione ai suo dischi (da Titanic a La donna cannone, ndr)  e a diverse tournée (tra le altre la "Tournée del pulmino" del 1981 e anche la successiva Titanic, ndr). Ma pure a un’amicizia, i nostri figli si sono frequentati. Così le nostre mogli”.

Da Roma a Milano, c’è “Aria di famiglia” con Enrico Ruggeri…
“Enrico mi piace molto. Lui è una via di mezzo tra un’incantatore di serpenti e un letterato. E’ come se mi leggesse dentro. Ruggeri ha la grandissima dote di conoscere le persone, di guardare dentro di loro. Per Aria di famiglia avevo composto quella musica per una pièce teatrale, anche comica, che mi condizionava nella scrittura. Ed Enrico mi ha scritto un testo con dentro una storia di conflitti generazionali”.

Prossima tappa: Correggio. E arriviamo a Ligabue...
“Con Luciano ho avuto una frequentazione di un anno prima che lui incidesse il suo primo disco. Era il 1986 e venne ad ascoltare un mio concerto a Modena, assieme al suo manager Claudio Maioli. Mi diede una cassetta chiedendomi di sentirla. La ascoltai: era registrata malissimo - dal vivo - ma non potei non cogliere il talento che c’era in lui. A quel punto Luciano e il suo agente vennero a Roma e facemmo un contratto con opzione, in cui mi impegnai a fargli fare dei provini e cercare una casa discografica”.

Il risultato?
“Fece dei provini meravigliosi in uno studio romano. Dove mi dissero ‘Questo è la brutta copia di Luca Carboni. Lascia perdere’…”

Dissero così di Liguabue?
“Sì. E in un anno lo presentai a una decina di case discografiche: non lo voleva nessuno. Chi aveva un altro progetto, chi era senza budget, chi non gli interessava…  Io ero desolato.  L’opzione era scaduta. Alla fine gli dissi che avrei potuto produrre 4 canzoni, le avremmo fatte distribuire e poi atteso di capire cosa sarebbe successo. Nel frattempo Pierangelo Bertoli gli chiese due delle canzoni che avevamo registrato. Ossia ‘Figlio di un cane’ e ‘Sogni di rock e roll’”

A quel punto cosa accadde?
“Bertoli lo portò al suo produttore di allora che gli diede i soldi per poter fare un disco. E lo condusse nell’unica casa discografica in cui non conoscevo nessuno. Da lì è iniziata la meravigliosa storia di Luciano Ligabue. Lui è un’artista di grandissimo talento e di altissima quota umana”

Da Correggio torniamo a Roma. “Aiuto” con Alex Britti…
“Alex aveva già partecipato alla realizzazione di questa canzone nel 2006 con una prima versione. Grande musicista. Quando giravo da musicista in Svizzera e Germania sentivo il suo nome associato a un gruppo blues. E lo sentivo pure nei club dove suonavo. C’era questo ragazzo italiano bravo con la chitarra. Poi quando ha iniziato a scrivere canzoni, ha avuto popolarità e successo l’ho invitato nel 2006. Da lì è nata una stima e una simpatia. E poi ci unisce l’amore per l’enologia e la gastronomia (sorride, ndr)….”

E POI… ECCO LA VIDEO-INTERVISTA INTEGRALE

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Tags:
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