Marco Mangiarotti, critico musicale del Giorno ricorda con Affaritaliani.it il grande Joe Cocker
“Sono nato nel 1948 e, quindi, ho potuto vedere Joe Cocker sin dall’inizio. Ho potuto ascoltare la sua impronta vocale che tutti ricordano a Woodstock, ma anche il suono di una band che proponeva un rhythm blues bianco che non si era mai sentito prima. Era diverso dal british blues degli altri gruppi inglesi. La cosa impressionante di questo piccolo uomo che metteva tutta la sua vita e la sua energia nella voce è che, già agli inizi, sembrava una candela che pian piano si stesse consumando. E’ stata una delle più grandi voci del rock, nella sua capacità di essere unica e riconoscibile. Ha segnato il tempo, anche quando ha cominciato via via a fare meno concerti e pian piano è uscito di scena. Quando ha iniziato a cantare il suo blues italiano, credo che Zucchero Fornaciari pensava anche a Cocker e al suo modo di cantare”.


