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Spettacoli
MasterChef: nessuna causa contro Stefano, vogliamo solo la verità


Sette protagonisti, una sola voce: “Non siamo interessati ad una causa, vogliamo solo che si riabilitino i nostri nomi e quelli del programma”.

Testimonianze a sorpresa, quelle dei 7 ragazzi che si sono schierati contro le accuse di manipolazione del reality più chiacchierato del momento, MasterChef. I grandi titoli che si leggono in rete parlano di tribunali, di cause, di avvocati, e subito si formano due grandi schieramenti: chi chiede verità – e giustizia – e chi accusa i concorrenti che si sono presentati davanti alle telecamere di Striscia la notizia di essere dei “rosiconi”. La verità, come sempre, sta nel mezzo.

Inizia a raccontare Serena De Maio: “quando abbiamo deciso di partecipare a MasterChef abbiamo firmato un contratto e ci siamo messi in gioco per seguire una passione; molti di noi hanno rinunciato a parecchio per poter partecipare, tutti volevamo una seconda opportunità. Quando abbiamo sentito che c’era la possibilità che Stefano, uno di noi, non fosse in realtà un cuoco amatoriale ma un professionista siamo rimasti allibiti.” A questo punto si è portati a pensare che l’accusa sia di concorrenza sleale, ma non è così. “Quando esci da un programma come MasterChef” prosegue Stefania “i cuochi, gli Chef, i professionisti della ristorazione ti guardano male. Persone che hanno fatto anni di studi e di gavetta non vedono di buon occhio chi vuole lavorare al loro fianco dopo essere stato in televisione, pensano che un reality show sia una scorciatoia. Con le chiacchiere nate attorno alla partecipazione di Stefano la nostra posizione, di tutti i partecipanti, si è ulteriormente aggravata: adesso si pensa anche che non ci sia niente di vero, che siamo tutti degli attori e dei raccomandati. Non è così, abbiamo diritto alla verità”.

A questo punto la domanda sorge spontanea: Quindi cosa volete, esattamente?

“Che qualcuno ci dica la verità. Vogliamo una presa di posizione di Magnolia e di Sky” ci conferma Gabriele Costantino. “Stiamo subendo attacchi e giudizi, ci additano come raccomandati, come rosiconi, ci dicono di tutto. E’ giusto che si faccia luce sulla questione, noi abbiamo seguito un regolamento molto duro; se qualcuno non lo ha fatto deve essere eliminato.”

Se le accuse dovessero trovare riscontro, cosa vi aspettate? Vorreste togliere il titolo a Stefano per darlo al secondo classificato o fare una nuova gara?

“Né l’uno né l’altro” rispondono concordi. “Il secondo classificato non può avere un titolo che comunque è stato falsato dalle prove nelle varie puntate. Tutti i concorrenti che sono stati eliminati a favore di Stefano hanno creato un iter del reality che ha portato a quella conclusione. Rifare tutto, d’altronde, è impensabile; oggi non siamo più gli stessi cuochi amatori che sono entrati. Sarebbe una gara da professionisti, oramai, non sarebbe corretto.” Serena, Gabriele, Filippo, Carmine, Fabiano, sono concordi: non vogliono vendetta. Non suggeriscono soluzioni, non pensano a una rivalsa. Vogliono solo che le persone sappiano la verità, vogliono che il loro nome non venga accostato ad un programma costruito. “Sapere e tacere equivale a diventare complici” ci dice Carmine Giovinazzo “quando abbiamo iniziato a sentire tutte le voci su Stefano abbiamo deciso che dovevamo chiedere la verità. Se le voci sono vere, non vogliamo essere complici.” Scopriamo che alcuni concorrenti hanno perso contratti, le aziende non vogliono che i loro marchi vengano associati ad una trasmissione così discussa.

“Io ho perso il lavoro” racconta Filippo Cassano “per partecipare a MasterChef. Mi sono giocato tutto per avere una chance di cambiare la mia vita. Che cosa dovrei dire domani alle mie figlie, che per avere successo bisogna barare? Voglio solo la verità, che la gente sappia che noi non c’entriamo”.  La palla passa a Tiziana Stefanelli, avvocato ed ex concorrente di MasterChef, incaricata dai concorrenti a seguire la vicenda.

Sabrina Antenucci

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