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Venezia, Leone d’oro a “Woman Unkown”. Il Premio Speciale della Giuria a Naza, Coppa Volpi a Mathilde Arcel e John Malkovich

Il Leone d’argento è andato al regista dissidente russo Ilya Khrzhanovsky per il film “Dau”

Venezia, Leone d’oro a “Woman Unkown”. Il Premio Speciale della Giuria a Naza, Coppa Volpi a Mathilde Arcel e John Malkovich
Sala Grande Mostra del Cinema di Venezia

Cala il sipario sulla Mostra del Cinema di Venezia che quest’anno ha per protagoniste le donne: l’83esima edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica della Biennale sarà ricordata al tempo stesso per la penuria di registe donne (una sola, due se si considera una co-regia) e il loro trionfo indiscusso. Il Leone d’oro è stato alzato della 49enne danese May El-Toukhy per “Woman Unknown“, pellicola che guadagna anche la Coppa Volpi per la migliore protagonista femminile per la splendida performance di Mathilde Arcel. Il film esplora il tema del corpo femminile “come campo di battaglia” attraverso la prospettiva delle cosiddette “collaboratrici orizzontali”: le numerose donne che, in tutta Europa durante la Seconda guerra mondiale, intrecciarono relazioni con soldati degli eserciti occupanti e che, al termine del conflitto, subirono durissime conseguenze.

La regista ha dedicato il premio alla sua figlia adolescente: “Passione, comunità e coraggio: queste sono le cose di cui avrai bisogno per finire quello che la nostra generazione ha iniziato. Non stare sempre al telefono, ma usa la tua voce per esprimerti contro la deumanizzazione e contro la persone messe a tacere”. A “Naza“, il film documentario sulle uccisioni di civili palestinesi da più parti ipotizzato come un Leone d’Oro o d’argento, e’ andato il Premio speciale della giuria. “A Possible Love” del coreano Lee Chang-dong, un altro dei favoriti, ha ottenuto il Gran premio della Giuria mentre il Leone d’argento e’ andato al regista dissidente russo Ilya Khrzhanovsky per il film “Dau”.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (premio ampiamente previsto) a John Malkovich, protagonista della brillante commedia-noir Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Difficile non notare l’assegna di premi ai film italiani, che si fermano alla sezione Orizzonti, sezione parallela a quella principale. Qui brillano Riccardo Scamarcio come migliore attore e Tommaso Landucci e Damiano Femfert come sceneggiatori de I figli della scimmia, per la regia Tommaso Landucci. Un risultato decisamente magro come non accadeva da anni, a maggior ragione se si considera che erano cinque i lavori italiani in concorso e che questa edizione aveva visto il ritorno a Venezia, dopo 37 anni, di Nanni Moretti.