Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » 11 settembre, 25 anni fa l’attacco alle Torri Gemelle che cambiò il mondo: cosa accadde e cosa resta oggi

11 settembre, 25 anni fa l’attacco alle Torri Gemelle che cambiò il mondo: cosa accadde e cosa resta oggi

Quattro aerei dirottati, 2.977 vittime e l’America sotto attacco. Da Afghanistan e Iraq alla stretta sulla sicurezza, l’eredità dell’11 settembre 25 anni dopo

11 settembre, 25 anni fa l’attacco alle Torri Gemelle che cambiò il mondo: cosa accadde e cosa resta oggi
11 settembre torri gemelle 800

11 settembre 2001, il giorno che sconvolse l’America e cambiò il mondo: dalle Torri Gemelle alla “guerra al terrore”

Venticinque anni dopo, quelle immagini non hanno perso la loro forza. Due aerei che si schiantano contro le Torri Gemelle, le fiamme che avvolgono il World Trade Center, le persone in fuga per le strade di Manhattan e, infine, il crollo dei due grattacieli nel cuore di New York.

Era l’11 settembre 2001 e, nel giro di meno di due ore, gli Stati Uniti subirono il più grave attacco terroristico della loro storia. Una giornata destinata non soltanto a entrare nella memoria collettiva, ma a modificare profondamente la politica americana, gli equilibri internazionali e il concetto stesso di sicurezza.

11 settembre 2001, che cosa accadde

La mattina dell’11 settembre 19 terroristi appartenenti ad Al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea partiti dagli Stati Uniti e diretti verso la California. Il piano era coordinato: trasformare gli stessi velivoli in armi e colpire alcuni dei principali simboli del potere economico e militare americano.

Alle 8.46, il volo American Airlines 11 si schiantò contro la Torre Nord del World Trade Center. In un primo momento non era ancora chiaro se si trattasse di un incidente. Soltanto 17 minuti dopo, alle 9.03, il volo United Airlines 175 centrò la Torre Sud davanti alle telecamere che ormai stavano trasmettendo in diretta da Manhattan. A quel punto non c’erano più dubbi: gli Stati Uniti erano sotto attacco.

Ma New York non era l’unico obiettivo. Alle 9.37, il volo American Airlines 77 si abbatté sul Pentagono, ad Arlington, sede del Dipartimento della Difesa americano. Alle 9.59 crollò la Torre Sud del World Trade Center, meno di un’ora dopo essere stata colpita. Alle 10.28 cedette anche la Torre Nord.

Il quarto aereo, lo United Airlines 93, non raggiunse invece il bersaglio previsto. Dopo aver appreso quanto stava accadendo sugli altri voli, alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio tentarono di opporsi ai dirottatori. L’aereo precipitò alle 10.03 in un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania.

Alla fine di quella mattina il bilancio fu devastante: 2.977 persone uccise, provenienti da oltre 90 Paesi, senza contare i 19 attentatori. A New York persero la vita 2.753 persone, altre 184 al Pentagono e 40 sul volo 93.

L’America scopre di essere vulnerabile

L’11 settembre colpì gli Stati Uniti anche per ciò che rappresentavano in quel preciso momento storico. Erano trascorsi appena dieci anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e Washington era rimasta l’unica grande superpotenza mondiale. Gli anni Novanta erano stati accompagnati dalla convinzione, soprattutto in Occidente, che la fine della Guerra fredda avesse aperto una stagione di maggiore stabilità e che la globalizzazione avrebbe progressivamente avvicinato economie, società e interessi.

Gli attentati distrussero improvvisamente quella percezione. La più grande potenza militare del pianeta era stata attaccata sul proprio territorio attraverso normali aerei di linea, utilizzati per colpire due luoghi dal fortissimo valore simbolico: il World Trade Center, emblema della potenza economica americana, e il Pentagono, cuore della sua forza militare.

Da quel momento il terrorismo internazionale diventò una delle principali priorità della politica estera e interna degli Stati Uniti. E la risposta di Washington avrebbe finito per incidere sugli equilibri mondiali molto più a lungo degli attentati stessi.

Dall’Afghanistan alla guerra in Iraq

L’amministrazione di George W. Bush reagì proclamando la cosiddetta “guerra al terrore”. Nell’ottobre 2001 gli Stati Uniti intervennero militarmente in Afghanistan contro i talebani, accusati di aver dato protezione ad Al-Qaeda e al suo leader Osama bin Laden.

Quella che inizialmente era stata concepita come una risposta agli attentati si trasformò in una guerra durata vent’anni. Le ultime forze americane lasciarono l’Afghanistan nell’agosto del 2021 e i talebani tornarono al potere.

Nel 2003 arrivò poi l’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti. Il regime di Saddam Hussein non era responsabile degli attentati dell’11 settembre, ma la guerra venne inserita nel più ampio contesto della strategia americana successiva agli attacchi, con l’amministrazione Bush che accusava Baghdad di possedere armi di distruzione di massa. Quelle armi non furono trovate.

Le due guerre hanno segnato per anni il Medio Oriente, provocando enormi costi umani ed economici e alimentando un lungo dibattito negli stessi Stati Uniti sull’efficacia e sulle conseguenze della “guerra al terrore”.

Venticinque anni dopo, l’eredità dell’11 settembre

Molto del mondo nato dopo l’11 settembre è nel frattempo cambiato. Osama bin Laden è stato ucciso nel 2011; gli Stati Uniti hanno lasciato l’Afghanistan; Al-Qaeda non occupa più nella politica internazionale la posizione che aveva nei primi anni Duemila. Nuove crisi e nuove rivalità hanno preso il centro della scena globale.

Eppure l’eredità di quella giornata non è scomparsa. È ancora riconoscibile nei sistemi di sicurezza degli aeroporti, negli strumenti di sorveglianza, nelle strutture dell’intelligence e nelle discussioni sul rapporto tra libertà individuali e protezione dello Stato. Ma è visibile anche nelle conseguenze delle guerre combattute in suo nome e nel progressivo logoramento dell’idea di un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti.

A venticinque anni di distanza, inoltre, cambia inevitabilmente anche il modo di ricordare. Per milioni di persone l’11 settembre rimane un ricordo personale: il luogo in cui si trovavano, la televisione accesa, la seconda torre colpita in diretta, le immagini di Manhattan avvolta dal fumo. Per chi è nato dopo, invece, quella mattina appartiene già alla storia.

Rimangono le immagini, probabilmente tra le più riconoscibili dell’intero XXI secolo. E rimane soprattutto il significato di una data che non cambiò il mondo in poche ore, ma aprì una lunga stagione le cui conseguenze continuano, venticinque anni dopo, a farsi sentire.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI