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Esteri
Via Hagel, il Pentagono cambia rotta. Obama rilancia la politica estera Usa

Le dimissioni del segretario alla Difesa rappresentano la prima conseguenza politica dei deludenti risultati alle elezioni di mid-term e nella lotta contro l’IS. Obama ha bisogno di rilanciare la propria azione di governo e ha deciso di iniziare accettando le dimissioni di Chuck Hagel da capo del Pentagono.

La rinuncia, secondo la stampa Usa, giungerebbe dopo un braccio di ferro con la Casa Bianca sulla strategia da portare avanti contro l’IS, in Iraq e soprattutto in Siria. Fonti della Casa Bianca, spiegano però che sarebbe stato lo stesso Obama, in un colloquio privato venerdì scorso, a spingere Hagel a dimettersi.

Le incomprensioni sulla strategia da adottare contro i miliziani dello Stato Islamico erano già note da tempo, in particolare da quando Hagel, in un memo privato, aveva criticato la mancanza di chiarezza sulle intenzioni degli Usa verso il presidente siriano Bashar al-Assad. L'addio di Hagel, unico repubblicano nel gabinetto di sicurezza americano, apre ora la discussione su chi sarà incaricato di guidare la macchina della difesa statunitense in un momento particolarmente delicato sia dal punto di vista interno che internazionale. La decisione sarà presa entro l’inizio del 2015 e tra i nomi che circolano in pole position c’è al momento anche quello di Michele Flournoy, ex numero tre del dipartimento della Difesa, che potrebbe diventare la prima donna a guidare il Pentagono.

 

Gianluca Pastori, Università Cattolica, commenta in questa Q&A la decisione di Obama di rinnovare il vertice del Dipartimento della Difesa Usa.

Dalle incomprensioni sulla lotta contro l’ISIS alle difficoltà di comunicazione con l’amministrazione Obama. Molte sono le cause che secondo la stampa hanno portato alle dimissioni del segretario alla Difesa. Ma secondo la sua opinione, qual è stato il più grave errore di Chuck Hagel?

Non credo si possa parlare di un singolo errore, ma piuttosto di un rapporto nato male. Hagel era stato scelto dal presidente Obama come soluzione di ripiego e il suo background come veterano del Vietnam e senatore repubblicano del Nebraska lo indicava come una figura in grado di trovare il favore del Congresso. Tuttavia, il rapporto del segretario alla Difesa con le Camere non è mai stato idilliaco. Non lo è stato quando erano i Democratici a detenere la maggioranza, sarebbe stato ancora più complicato ora dopo le elezioni di mid-term.

Un secondo aspetto riguarda invece le difficoltà incontrate da Hagel a cambiare strategia. Rispetto all’incarico iniziale di ridurre l’impegno americano nei teatri di guerra e riformare il bilancio del Dipartimento della Difesa, Hagel si è ritrovato a capo del Pentagono in un momento nel quale negli Stati Uniti si è riacceso il dibattito riguardo all’invio di truppe in Iraq e Siria. In questo mutato scenario internazionale, le divergenze tra Hagel e Obama hanno penalizzato il segretario alla difesa agli occhi del presidente. Gli scarsi risultati ottenuti, inoltre, stanno dimostrando come la decisione di evitare una strategia “boots on the ground” per sostituirla con una prevalentemente affidata ad azioni aeree sia inefficace per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Cosa possiamo dedurre da questa decisione per quanto riguarda la linea politica che seguirà l’amministrazione Obama nel suo ultimo periodo di governo?

Credo che Obama stia ancora cercando di “prendere le misure” del Congresso e da ciò dipende quell’alternanza di gesti concilianti verso i Repubblicani, come la sostituzione del segretario alla difesa, e altri di rottura, quali la recente normativa sull’immigrazione, alla quale stiamo assistendo. Ci troviamo ora in una fase di studio reciproco. Bisogna, però, guardare a queste azioni anche nella prospettiva delle elezioni presidenziali del 2016. Il presidente Obama ha bisogno di collaborare con il Congresso per ottenere dei risultati tangibili, ma è anche necessario che in questa collaborazione non si mostri eccessivamente debole. Questa fase potrebbe continuare ancora per qualche tempo prima che possa emergere con maggior chiarezza la linea che l’amministrazione Obama sceglierà di seguire in questi ultimi due anni di mandato.

Quali sono verosimilmente le caratteristiche che Obama cercherà nel successore di Chuck Hagel?

Il presidente cercherà di non tradire completamente la linea iniziata da Chuck Hagel, che rispecchiava i propositi dello stesso Obama. Non mi aspetto quindi un’inversione a 180 gradi con la nomina di un falco interventista a capo del Pentagono. Ritengo invece più plausibile che la scelta ricada su una personalità gradita al Congresso che possa proporre anche azioni sul terreno ma non eclatanti.

Tra i possibili successori di Hagel si sta facendo largo anche la proposta di una donna, e tra i nomi che circolano vi è anche quello di Michele Flournoy, ex Policy Chief del Pentagono.  Se ciò dovesse accadere, anche in questo caso la decisione potrebbe essere letta in prospettiva elettorale, in linea con il recente endorsement a Hillary Clinton. La nomina di una donna a capo del Pentagono servirebbe quindi al presidente per lanciare il messaggio che nella democrazia americana è tempo ormai che le donne ricoprano anche posti tradizionalmente appannaggio degli uomini.

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