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Esteri
Argentina, pubblicate le carte di Nisman. Spunta un'impronta e un terzo ingresso

La Corte Suprema argentina ha diffuso sul suo sito il testo integrale della documentazione che il magistrato Alberto Nisman, trovato morto domenica a casa sua, avrebbe dovuto presentare lunedì al Parlamento riunito in seduta comune. Il sito della Corte Suprema è andato in tilt dopo la diffusione delle oltre 300 pagine con cui il magistrato motivava le sue accuse alla presidente Kirchner per l'insabbiamento della pista iraniana nelle indagini sulla strage alla mutua ebraica del 1994 nella quale morirono 85 persone. Sempre più debole l'ipotesi del suicidio. In un biglietto la lista della spesa che Nisman aveva lasciato alla colf per lunedì, giorno successivo alla sua morte.

SCOPERTA VIA D'ACCESSO ALL'APPARTAMENTO - Il magistrato viveva sotto stretta sorveglianza alla Torre Le Parc, nell'esclusiva zona residenziale di Puerto Madero. Il suo appartamento è al 13mo piano. La porta principale è comandata da un codice di ingresso. La porta di servizio domenica sera era chiusa, ma non a chiave, come era inizialmente trapelato dalle indagini. La chiave era infilata nella toppa dall'interno, come ha spiegato oggi il fabbro chiamato domenica sera a forzare la serratura quando Nisman non rispondeva al telefono ed è scattato l'allarme. "L'unica cosa che ho fatto è stato spingere con un fil di ferro la chiave, che era dentro alla serratura. Poi ho chiesto la copia della chiave alla madre del procuratore ed è bastato che facessi girare il meccanismo" per entrare. Una manovra, ha aggiunto, "che avrebbe potuto fare chiunque".

Ma in queste ore gli inquirenti hanno trovato una terza via di accesso all'abitazione di Nisman, apparsa sulle prime come l'inviolabile teatro di un suicidio. Si tratta di uno stretto corridoio dove sono istallate le unità esterne dell'aria condizionata, che mette in comunicazione due appartamenti. Uno è quello di Nisman, l'altro è riferibile a un cittadino straniero, non ancora identificato ma non iraniano. Nel corridoio sono state trovate la traccia di una scarpa e un'impronta digitale, ora al vaglio della scientifica, rende noto l'agenzia DyN, citando fonti giudiziarie.

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I DOCUMENTI CHE ACCUSANO LA PRESIDENTA - Per depositare la sua denuncia, mercoledì scorso, il magistrato aveva interrotto le sue ferie in Spagna ed era rientrato improvvisamente in Argentina. Ma all'appuntamento con il Parlamento Nisman non è mai arrivato: è stato trovato morto nella sua vasca da bagno domenica sera, un colpo di pistola alla testa con un'arma di piccolo calibro. Nelle oltre 300 pagine del testo integrale diffuso dalla Corte Suprema, Alberto Nisman accusa la Presidenta Kirchner, il suo ministro degli Esteri Hector Timerman e altre persone legate al governo di "un piano delittuoso per giungere all'impunità degli imputati di nazionalità iraniana" coinvolti nell'attentato del 1994 contro la mutua ebraica, Amia, che causò 85 morti e centinaia di feriti. Nel faldone di Nisman, che riporta diverse intercettazioni telefoniche, la ricostruzione di come la Kirchner avesse emanato "una esplicita direttiva" per portare a termine un piano per "l'occultamento" della responsabilità di esponenti iraniani nell'attentato, con l'obiettivo di restaurare piene relazioni commerciali con Teheran. Secondo Nisman, la Presidenta non fu solo la mandante dell'insabbiamento, ma anche l'artefice della "campagna, discorsiva e mediatica, necessaria a camuffare la perpetrazione del delitto". Mentre il ministro Timerman fu il "principale manovratore del piano per l'impunità" e "trasmise all'Iran la decisione del governo argentino di abbandonare la richiesta della giustizia per la causa di Amia". Pietra angolare del piano, spiegava ancora Nisman, il memorandum d'intesa firmato nel 2013 da Argentina e Iran per la costituzione di una commissione d'inchiesta sulla strage di Amia. La Kirchner, scriveva Nisman, "era convinta che il petrolio iraniano avesse la capacità di alleviare la dura crisi energetica che attraversava il Paese. Mentre interesse principale dell'Iran nel firmare quell'accordo era di veder cessare le notifiche dell'Interpol che pesavano sugli iraniani ricercati per la strage". Il memorandum prevedeva in particolare che gli otto sospetti iraniani, tra cui l'ex presidente Akbar Hachémi Rafsandjani e l'ex ministro della Difesa Ahmad Vahidi, per i quali il giudice Nisman aveva chiesto l'estradizione, fossero interrogati in Iran. "La firma e la ratifica di quel trattato - osservava Nisman - implica la distruzione delle imputazioni contro gli accusati di nazionalità iraniana. Perché la commissione non avrebbe investigato su nulla, ma solo legittimato le menzogne che si stavano fabbricando".

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