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Esteri
Armi chimiche parcheggiate in Sicilia o Sardegna

Le armi chimiche siriane, quelle destinate alla distruzione dopo la complessa trattativa messa a punto da russi e americani insieme all’Opac per il disarmo del regime di Bashar Al-Assad, potrebbero essere parcheggiate in Sicilia o Sardegna. E’ l’offerta avanzata dal ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, che precisa: le sostanze verranno ospitate in un porto delle due isole maggiori per poi essere trasferite sulla nave americana Cape Ray, dove saranno definitivamente neutralizzate.

Quale sarà il porto di transito non è dato saperlo. Ma non sarà un porto militare. Lo ha detto da Bruxelles una fonte del ministero degli Esteri italiano. La fonte ha spiegato che il porto non sarà militare "perché sono troppo piccoli", e che l'operazione avverrà tra le fine dell'anno e l'inizio del 2014. La fonte non ha indicato qual è il porto prescelto, ma ha detto che l'operazione avverrà lontano dai centri abitati. Secondo la fonte, l'Italia si è offerta di ospitare l'operazione nel quadro della propria partecipazione alla conferenza "Ginevra 2" sulla guerra civile in Siria. Nel novembre scorso l'Albania, dopo una serie di proteste popolari, ha respinto la richiesta Usa di distruggere sul proprio suolo le armi.

 Fonti della Difesa, citate dal Corriere della Sera, parlano appunto di un approdo civile in “Sicilia o in Sardegna”. Il ministro Bonino, parlando in commissione Camera e Senato ha detto che “l’Italia ha dato disponibilità di massima all’uso di un porto per il trasbordo” ma ha precisato che le armi chimiche “non toccheranno il territorio italiano”.

L’offerta della Farnesina a partecipare alla delicata fase del disarmo sarebbe stata avanzata anche in vista di possibili negoziati di pace a Ginevra. Le sostanze, circa 500 tonnellate, saranno in un primo momento trasferite nel porto siriano di Latakia. Componenti separate che, se mixate, si trasformano in armi letali. Un trasferimento ad alto rischio, visto e considerato che la zona non è immune da combattimenti. Approdati nello scalo poi, i 150 contenitori saranno imbarcati su navi norvegesi e danesi. Destinazione: un Paese terzo, che potrebbe essere appunto il nostro. Si è parlato anche dell’Albania, ma da Tirana la patata bollente è passata all’Italia, per questioni di politica interna. Non è chiaro neppure quanto a lungo i container dovranno restare parcheggiati nello scalo italiano.

 

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