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Attacco a convoglio Onu in Congo: ucciso l'ambasciatore italiano

Attacco a convoglio Onu in Congo: ucciso l'ambasciatore italiano

Nell'attacco a Goma contro un convoglio della missione delle Nazioni Unite Monusco, del quale faceva parte anche il capo delegazione Ue a Kinshasa, in Congo, sono morti l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci che era nel convoglio e un'altra persona di cui ancora non sono state rese note le generalità. 

L'imboscata condotta da miliziani armati è avvenuta su una strada a nord della città di Goma, capoluogo della provincia orientale congolese del Nord Kivu. Intorno alle 10:15 di stamattina nei pressi della città di Kanyamahoro, secondo quanto riferito da un portavoce del Virunga National Park,  il commando armato ha tentato di rapire alcuni membri del gruppo. I rangers del parco sono intervenuti per cercare di proteggere il gruppo ma senza successo.

Solo un mese fa, erano rimasti uccisi nella stessa zona sei rangers: in quel caso, responsabile dell'attacco era stato il Mai-Mai, una milizia armata che rivendica la difesa del territorio contro altri gruppi armati.  La matrice dell'attacco di oggi non è ancora chiara sebbene circoli con forza l’ipotesi di un tentativo di rapimento di personale Onu. 

congo 2 ok ok ok 768x432(fonte Lapresse)
 

Attacco a convoglio Onu in Congo: chi era l'ambasciatore Attanasio

L'ambasciatore Attanasio, nato a Saronno, in provincia di Varese nel 1967, era l'unico diplomatico italiano a Kinshasa. Si era laureato alla Bocconi in economia aziendale, entrando in diplomazia nel 2004. Con diverse esperienze a Berna, al consolato generale in Casablanca e poi Abuja, in Nigeria, era a Kinshasa in qualità di ambasciatore dal settembre 2017. 

Attacco a convoglio Onu in Congo: chi era il carabiniere Iacovacci

Il carabiniere Vittorio Iacovacci, rimasto ucciso nell'attacco contro il convoglio delle Nazioni Unite avvenuto nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo, era originario di Sonnino, in provincia di Latina. Effettivo al battaglione Gorizia dal 2016, avrebbe fatto trentun'anni il mese prossimo. 

Attacco a convoglio Onu in Congo, Di Maio: immenso dolore 

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sulla notizia del decesso dell'ambasciatore a Kinshasa, Luca Attanasio, e del carabiniere che lo accompagnava mentre era al Cae a Bruxelles, ha dichiarato: "Ho appreso con grande sgomento e immenso dolore della morte oggi del nostro Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo e di un militare dell’Arma dei Carabinieri. Due servitori dello Stato che ci sono stati strappati con violenza nell’adempimento del loro dovere Non sono ancora chiare le circostanze di questo brutale attacco e nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce su quanto accaduto. Oggi lo Stato piange la perdita di due suoi figli esemplari e si stringe attorno alle loro famiglie e ai loro amici e colleghi alla Farnesina e nell’Arma dei Carabinieri". Dopo aver informato i colleghi Ue dell'accaduto e aver espresso pubblicamente il suo cordoglio, è partito subito per far rientro a Roma, in anticipo rispetto al previsto.

Attacco a convoglio Onu in Congo, fonti: da prima ricostruzione banda di 7 aggressori 

L'ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, ucciso insieme al carabinieri Vittorio Iacovacci e ad un autista del Programma alimentare mondiale, si trovava in uno dei due veicoli del Pam che doveva portare viveri tra Goma e Rusthuru. Al passaggio sulla strada nei pressi del parco dei Virunga, all'altezza del villaggio di Kanyamahoro vicino al monte Niyaragongo, i veicoli hanno trovato la strada bloccata da ostacoli, come pietre, posti appositamente per impedire il passaggio. E' quanto emerge da una prima ricostruzione fornita ad InfoAfrica/AGI da fonti a Goma e a Kinshasa. Dalla boscaglia che fiancheggia la strada (RN4) secondo una versione non ancora del tutto confermata, sarebbero improvvisamente comparsi sette assalitori, che avrebbero fatto scendere gli occupanti. Gli assalitori avrebbero poi sparato in direzione dell'autista, allertando gli abitanti dei dintorni, accorsi sul posto. 

Tra i primi ad intervenire sul posto, confermano fonti Onu, le guardie forestali del Parco del Virunga. Come siano stati uccisi l'ambasciatore, il carabiniere e l'autista non e' ancora chiaro. Le loro condizioni sono subito apparse gravi e il trasferimento verso il piu' vicino ospedale della Monusco, la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo, sarebbe risultato inutile. Tutto da capire il contesto dell'attacco. Al momento sono due le opzioni al vaglio delle verifiche. La prima e' che i tre uomini abbiano trovato la morte in un tentativo di furto di aiuti alimentari da parte di miliziani armati del posto, dediti a furti e taglieggiamenti sulle strade della zona. La seconda, invece, e' che i responsabili dell'attacco siano elementi di alcune milizie attive nella zona e con collegamenti con il terrorismo internazionale. In questo secondo caso non sarebbe da escludere un tentativo di sequestro finito male.

La zona pullula di una miriade di gruppi e gruppuscoli armati, figli dei tanti conflitti che questa zona del Congo ha conosciuto negli ultimi 20 anni. Nella stessa area l'11 maggio del 2018 erano stati sequestrati 2 turisti britannici. Quel che e' certo e' che il convoglio del Wfp, non e' ancora chiaro da quanti mezzi fosse composto, non era scortato dai caschi blu della Monusco. La stessa Wfp in una nota ufficiale ha precisato che i veicoli non erano scortati perche' l'area era stata segnalata 'pulita' e quindi si poteva procedere senza scorte. 

Congo: fonti, attacco opera Forze liberazione del Ruanda. E' l'ipotesi al momento piu' accreditata dagli inquirenti 

Responsabili dell'assalto armato in Congo in cui sono morti l'ambasciatore italiano, un carabiniere e l'autista congolose potrebbero essere, secondo fonti inquirenti, uomini delle Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda: il Fdlr-Foca e' il principale gruppo residuo di ribelli ruandesi di etnia Hutu, conosciuti per il genocidio in Ruanda. E' questa l'ipotesi prevalente, sebbene non la sola, privilegiata anche dalle forze di polizia e dalle autorita' locali. 

Congo: Attanasio disse "e' una missione, devo dare esempio" 

"Io e mia moglie abbiamo tre bambine, la piu' grande ha tre anni e mezzo e le gemelline due anni e mezzo, e quando dico che sono ambasciatore in Congo tutti sono stupiti, ci dicono che e' pericoloso. Ma partiamo da un presupposto: fare l'ambasciatore e' un po' come una missione. Quando sei un rappresentante delle istituzioni hai il dovere morale di dare l'esempio". Sono le parole che pronuncio' il 12 ottobre scorso a Salerno l'ambasciatore Luca Attanasio in occasione del conferimento del premio internazionale 'Nassiriya per la Pace'. "Tanti sono gli appelli internazionali affinche' possa esserci la pace in quelle regioni - aggiunse il diplomatico ucciso - e il ruolo dell'ambasciata e' innanzitutto quello di stare vicino agli italiani in Congo, che non sono soltanto missionari: ci sono, infatti, anche dei laici che dedicano la loro vita, magari medici, che vivono con 80 dollari al mese. Lo fanno per servizio, per operare e insegnare nella foresta. Il mio impegno personale e' ben poco rispetto a quello che fanno questi nostri connazionali". 

Congo: Ros in partenza per Kinshasa su delega procura Roma 

I carabinieri del Ros, su delega della procura di Roma, partiranno domani alla volta di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, per affiancare gli investigatori locali nelle indagini relative alla morte dell'ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Nell'agguato avvenuto nell'area nord dell'est del Congo e' rimasto ucciso anche l'autista del mezzo su cui viaggiavano i due connazionali. I pm di piazzale Clodio attenderanno, quindi, una prima informativa su quanto accaduto. 

 

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