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Esteri
Attacco a Trump e agli Usa. Visione stereotipata del Corriere

L’articolo di oggi di Sergio Romano sul Corriere della Sera dal titolo “Le scelte di Trump. Il ruolo smarrito degli Usa” è interessante, ma rivela una insospettabile -in un giornalista autorevole ed ex ambasciatore a Mosca-  visione stereotipata dei fenomeni mondiali emergenti.

Nel suo editoriale Romano parte da lontano e cioè dalla caduta del muro di Berlino, quando gli Usa “credettero di aver vinto la guerra fredda” a causa della caduta dell’Unione Sovietica citando l’ex segretario di Stato Madeleine Albright che definì il suo Paese “la nazione indispensabile”.

Sembra strano che l’editorialista metta in dubbio che gli Usa abbiano realmente vinto la guerra fredda, perché invece è così stato e il tracollo dell’Urss fu principalmente economico con l’inseguimento delle “guerre stellari” di Ronald Reagan che si rivelò determinante per la fine dell’orso sovietico.

Nell’editoriale odierno Romano prosegue dicendo che gli Usa sono ormai ai margini dei grandi eventi mondiali a partire dal ritiro delle sue truppe in Siria che ha visto il trionfo -si legge- di Iran, Turchia e Russia.

Poi un’altra affermazione avventata: la “nomina” a vita del presidente cinese sarebbe una sfida diretta agli Usa, ma non si capisce bene perché.

Poi si passa ad una disamina delle guerre sbagliate degli americani per giungere alla crisi di Wall Street del 2008 e poi, nel finale, si scopre il vero obiettivo: Donald Trump sarebbe “sintomo e causa” di quello che accade perché ha “una visione unilaterale, gretta e miope della politica internazionale” e nel suo governo ha cambiato un importante componente al mese per quindici mese, come se non fosse nel suo potere.

In chiusura si scade nell’attacco personale. Donald Trump sarebbe quello della popolare trasmissione Usa di cui era protagonista, The Apprentice, e in cui al termine veniva “licenziato” un concorrete (tecnicamente “fired!”) e questo modo di fare il Presidente Usa lo avrebbe-secondo Romano- portato nella gestione del suo governo.

Insomma, gli attacchi ad personam lasciano sempre un po’ male, ma anche le altre critiche sembrano molto fumose per un giornalista solitamente attento e misurato.

Il fatto è che alcuni media mondiali tra cui in primis -per fare solo qualche nome- il New York Times, il Washington Post e The Guardian, paiono non aver compreso come sia cambiato il mondo dall’elezione di Trump, alla Brexit e alla affermazione di Lega e Cinque Stelle.

La gente la pensa diversamente dalle élite e forse è venuto il momento di prenderne atto.

 

 

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