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“Attentato a Monaco? Caso isolato, ma è in corso una guerra tra Kiev e i magnati vicini a Mosca: ecco i veri rischi per l’Europa”

L’analista geopolitico Elia Morelli spiega ad Affaritaliani i retroscena dei blitz mirati dell’intelligence di Kiev e i rischi per la sicurezza europea

“Attentato a Monaco? Caso isolato, ma è in corso una guerra tra Kiev e i magnati vicini a Mosca: ecco i veri rischi per l’Europa”
Zelensky

Parla l’esperto Elia Morelli sull’attentato a Monaco

Mentre proseguono le indagini sul misterioso agguato nel Principato di Monaco ai danni del multimilionario Vadym Iermolaiev, l’Europa si scopre attraversata da tensioni sotterranee che rischiano di trasformare le sue località più esclusive in un terreno di scontro geopolitico. Sul tavolo non c’è soltanto la sicurezza della Costa Azzurra o delle coste italiane, ma una fitta rete di interessi che coinvolge i servizi segreti di Kiev, i capitali offshore e il destino dei super-ricchi dell’Est scappati dalla guerra dopo il febbraio 2022.

La durissima reazione del governo ucraino contro gli oligarchi rifugiatisi all’estero conferma quanto le distanze tra la presidenza Zelensky e i grandi imprenditori del Paese siano ormai incolmabili. Dalle sanzioni economiche per presunta collaborazione con Mosca fino alle accuse di evasione fiscale e contrabbando, ogni dossier finanziario appare strettamente collegato agli equilibri interni di Kiev e alla spietata caccia alle spie che coinvolge gli apparati securitari dell’Est Europa.

Ma quanto sono concrete le possibilità che questa faida invisibile si allarghi al resto del continente? L’agguato di Monaco è destinato a rimanere un caso isolato o l’Europa rischia di diventare il teatro di una catena di omicidi mirati? E quali scenari si aprono per la sicurezza interna dei Paesi occidentali di fronte all’azione spregiudicata dell’intelligence ucraina? A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritalini analizza i nodi dello scontro e le prospettive di questa guerra sotterranea. 

L’agguato a Monaco ha dimostrato che persino una delle roccaforti più blindate ed esclusive d’Europa può essere violata. Dobbiamo aspettarci che questa scia di violenza si allarghi anche all’Italia, dove risiedono molti magnati dell’Est, o parliamo di un caso isolato?

“Siamo in un mondo molto opaco, dove certe figure vengono individuate come avversari e hanno più di un nemico negli apparati strategici ucraini. L’intelligence di Kiev è nota per non porsi limiti all’estero ed è in grado di compiere azioni chirurgiche per eliminare chi ostacola l’attuale presidenza. Lo abbiamo già visto con i sabotaggi alle infrastrutture strategiche. Al momento Monaco resta un caso isolato, ma la situazione può cambiare: è in corso una guerra spietata tra il governo ucraino e gli imprenditori accusati di essere collusi con Mosca. Se questi scontri si inaspriscono, il rischio che si allarghino ad altri Paesi europei esiste”. 

Dietro un attentato del genere in terra europea c’è più probabilmente la mano dell’intelligence di Kiev, una vendetta di Mosca o un regolamento di conti interno al mondo degli oligarchi?

“Entrambi i fronti hanno dimostrato di saper eliminare i propri rivali, ma qui siamo davanti a un mix: un regolamento di conti interno al mondo dei miliardari e, insieme, la volontà di Kiev di fare terra bruciata attorno agli oppositori. Negli ultimi mesi Zelensky ha avviato pesanti epurazioni istituzionali per colpire chi si è arricchito a danno dello Stato, come l’ex ministro dell’Energia o il faccendiere Alexander Zuckerman.

C’è però una forte ipocrisia di fondo: le inchieste giornalistiche, come i Pandora Papers, hanno dimostrato che lo stesso Zelensky, prima di salire al potere, usava una rete di società offshore tra Cipro e le Isole Vergini per mettere al riparo le sue attività dalle tasse. Oggi si consuma una resa dei conti: chi non si schiera apertamente con il potere di Kiev finisce nel mirino dei servizi segreti”.

La Costa Azzurra e in parte anche alcune località esclusive italiane ospitano da anni la cosiddetta ‘fuga dorata’ dei super-ricchi dell’Est. Questo legame tra grandi capitali e passaporti d’oro sta diventando un problema di sicurezza per i Paesi occidentali?

“I magnati dell’Est usano da sempre l’Europa per ripulire enormi capitali. In passato l’Occidente si è illuso che il denaro potesse “addomesticare” questi personaggi: pensiamo alla nascita di Londongrad nel Regno Unito. Ma in geopolitica la strategia vince sempre sull’economia. Oggi i miliardari russi e ucraini si concentrano in Svizzera, Italia, Francia e soprattutto a Cipro, dove per anni hanno comprato i “passaporti d’oro” in cambio di investimenti nelle infrastrutture.

Questa faida all’estero è un problema reale per la nostra sicurezza. L’intelligence ucraina si muove in Europa con estrema spregiudicatezza, spesso godendo del beneplacito e dello scambio di informazioni con apparati pesanti come la Cia statunitense, il Mossad israeliano e i servizi polacchi. I nostri territori rischiano di diventare il teatro di una guerra invisibile”.

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