Caso Almasri, la Cpi deferisce l’Italia: la giudice Motoc denuncia errori, procedure ignorate e dubbi sulla reale cooperazione - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 19:06

Caso Almasri, la Cpi deferisce l’Italia: la giudice Motoc denuncia errori, procedure ignorate e dubbi sulla reale cooperazione

La maggioranza dei giudici della Cpi riconosce l’impegno dell’Italia a rivedere le norme di cooperazione, ma dubita della reale disponibilità a collaborare pienamente

di Arianna Conti

Caso Almasri, la Cpi deferisce l’Italia: Motoc contesta la scelta, denunciando errori e procedure ignorate

I giudici della Camera preliminare I della Corte penale internazionale, a maggioranza, registrano l’impegno dichiarato dal governo italiano a rivedere le norme di collaborazione con la Cpi, ma sottolineano che queste aperture restano "subordinate" a vincoli e riserve che mettono in dubbio la reale disponibilità dell’Italia a "cooperare pienamente".

È uno dei punti chiave della decisione con cui la Cpi ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati parte nel caso Almasri. Secondo i magistrati, Roma ha condizionato la cooperazione a "interessi di sicurezza nazionale, posizione geopolitica e legislazione costituzionale e interna", "argomentazioni già respinte": "il diritto interno", evidenziano, "non può essere invocato per giustificare una mancata cooperazione".

"Alla luce delle difficoltà e delle ambiguità riscontrate" nel caso Almasri, si legge ancora nel testo della decisione, "la maggioranza" dei giudici "ritiene che non sia chiaro se oggi l'Italia sarebbe in grado e disposta a cooperare pienamente con la Corte nell'arresto e nella consegna di persone ricercate, indipendentemente dalla loro nazionalità".

Pur prendendo in considerazione le dichiarazioni del governo sull'intenzione di rispettare gli obblighi internazionali, la Camera rileva che Roma non ha chiarito "l'impatto dei procedimenti interni" - archiviati dal Parlamento nei confronti dei due ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano - "sulla mancata cooperazione, né se siano in corso conflitti di attribuzione davanti alla Corte costituzionale". Resta, inoltre, aperta la questione del mancato ricorso alla procedura prevista dall'articolo 97 dello Statuto di Roma per rilevare le difficoltà nell'esecuzione delle richieste della Corte. La maggioranza evidenzia, infine, un’insufficiente trasparenza nella trasmissione delle informazioni, alcune delle quali risultano "contraddette dagli atti". 

La deliberazione della Corte penale internazionale di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per la mancata consegna del generale libico Almasri presenta, secondo la giudice della Cpi Iulia Motoc, errori giuridici e metodologici. Nella sua opinione dissenziente rispetto alle colleghe della Camera preliminare I, Reine Alapini-Gansou e Maria del Socorro Flores Liera, Motoc contesta "con rammarico" alla maggioranza di non aver valutato nel merito diverse argomentazioni sollevate dall’Italia, pur riconoscendo l’"inadempimento" di Roma rispetto alla richiesta di cooperazione. Al centro della critica della magistrata romena vi è il confronto con il precedente sudafricano del caso Omar al-Bashir: nel 2015 il Sudafrica non arrestò l’allora presidente sudanese, ma la Corte concesse margine ai procedimenti interni e a un dibattito costituzionale.

Nel caso italiano, invece, secondo Motoc, il rinvio ha trascurato procedimenti penali e costituzionali ancora in essere. Ne è conseguita, osserva, un’applicazione “arbitraria” del meccanismo di rinvio, rendendo il confronto con Pretoria "intrinsecamente viziato, sia sul piano dei principi sia nella prassi: è come misurare il peso in litri”.

La giudice critica anche la mancata considerazione del ruolo della Corte costituzionale: “È stato ignorato un rimedio interno effettivo, attivato dalla Corte d'appello di Roma, che incide direttamente sulla cooperazione". Motoc segnala inoltre uno spostamento dell’attenzione dalla funzione primaria della Corte, ossia garantire la cattura dei responsabili di crimini che violano norme imperative di diritto. Il rinvio del caso libico all’Assemblea degli Stati Parte viene infine definito dalla magistrata “manifestamente contra legem”, poiché la giurisdizione sulla Libia compete al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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