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Esteri
Charlie Hebdo ha unito il mondo alla marcia repubblicana

di Paola Serristori

“Je Suis Charlie” vuol dire “voglio vivere insieme”. Qui a Parigi e lo spiegano tutti: è questo il significato che i francesi hanno voluto dare al messaggio-simbolo delle vittime della redazione di Charlie Hebdo e che, nelle terribili ore successive, è diventato “Je Suis Flic” e “Je Suis Juif”, in ricordo degli altri morti. Esprime il senso di appartenenza ad una nazione come la Francia, che è libertà di espressione, uguaglianza di diritti, fraternità di culture ed etnie. Quella di oggi i francesi l'hanno chiamata “marcia repubblicana”. Non manifestazione, né raduno. La metropoli, vera capitale europea della Cultura europea, continua a vivere. Metro, strade, grandi magazzini, café, pub, i luoghi turistici sono frequentati come prima del 7 gennaio, giorno della mattanza. 

La vita va avanti. La vita deve andare avanti. Solo chi abita in città senza essere mai entrato nello spirito dei francesi può restare chiuso in casa e nella propria, meschina, paura. Gli altri sono scesi in strada, e non solo oggi. In rue Nicolas Appert, dove al numero 10 c'era la redazione di Charlie Hebdo, un provenzale che abita nel palazzo di fronte all'edificio bianco, moderno, più basso degli altri, assaltato dai cattivi col kalashnikov, ha scritto un grande cartello: “I Francesi non hanno paura”. Eppure lui era entrato in casa un quarto d'ora prima che nella strada arrivassero i killer. Racconta ad Affari: “Ho sentito i colpi, non ho visto nulla, non c'è stato il tempo. Ho capito che era successo qualcosa a Charlie Hebdo. Non conoscevo i giornalisti, ma la strada è corta, ci sono pochi palazzi, capitava di incrociarci spesso”. Anni fa la redazione era stata bruciata, le minacce erano proseguite, avevate paura di un vicino così scomodo? “No, nessuno ha mai pensato, forse neanche loro, che per qualche vignetta qualcuno arrivasse a fare un gesto così folle ed estremo”. 

Sull'angolo, dove la numerazione inizia, nella direzione percorsa dagli assassini, una nicchia in cemento è diventata un altare spontaneo, sopra, a terra, ai lati, una montagna di fiori, lumini, penne, matite. Tra le altre, si riconosce la grande corona firmata dai giornalisti curdi. I cittadini sostano in silenzio, l'emozione è vibrante. Nessuno si mette in posa, nessuno cerca di entrare nell'inquadratura delle tante telecamere di media stranieri che a turno effettuano qui una parte dei loro servizi, nessuno scatta macabre foto ricordo, diversamente dai pellegrinaggi dell'orrore a cui in Italia abbiamo assistito nei luoghi dei delitti di provincia. La Francia è un Paese di grande civiltà. Accoglie gli immigrati, li assiste nell'integrazione nella società, per i bambini ci sono classi apposta, multietniche, dove si insegna la lingua, si aiutano gli alunni a superare lo choc di guerre, persecuzioni in terre lontane, la perdita dei genitori, li si prepara a proseguire gli studi coi francesi nativi. Lo Stato sociale è molto forte ed il socialismo reale. Parigi trasmette un senso di appartenenza, si fa amare ogni giorno coi servizi che offre, anche gratuiti. Le polemiche che si leggono in questi giorni sui media italiani sono scatenate, riprese, allargate da chi finge di non conoscere il tessuto di questa società, che ha moltissimi cittadini di doppia nazionalità. E' impossibile immaginare di tenere sotto controllo tutti, e neanche chi aveva precedenti penali. Lo hanno spiegato molto chiaramente gli esperti francesi intervistati nei giorni dell'emergenza.

Il primo ministro Manuel Valls, a chi gli aveva provocatoriamente chiesto se non fosse pericoloso partecipare alla marcia, ha risposto senza esitazione, col sorriso che gli è abituale quando ascolta domande sciocche: “Se noi siamo presenti, è evidente che ci saranno misure di sicurezza eccezionali”. Valls ed il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve si sono poi recati insieme alla Porte de Vincennes, scenario del secondo assedio, in mezzo alla folla, che li ha applauditi. 

“Pas d'amalgame”, aveva ammonito in tv il presidente François Hollande nel messaggio alla nazione. "Pas d'amalgame", ha chiesto il fratello del poliziotto morto Ahmed, usando le parole che si ha paura ad ascoltare: “Non mescolate i pazzi di ogni colore e religione. Non bruciate moschee, non bruciate sinagoghe, non andate ad attaccare la gente come voi, ciò non ricorderà i morti, non ricorderà le famiglie”.

Bernard Henry-Lévy ha interpretato in chiave filosofica “Sessantasei milioni di francesi si sono sentiti toccati, su varie corde, hanno pensato 'non è possibile, questa non è la Francia'. Non ho mai visto una mobilitazione di questo genere. I francesi dicono basta contro la doppia azione selvaggia, dicono 'abbiamo visto abbastanza insultare la Francia'. Fermiamo questa barbarie, questi gruppi Al-Qaida o Stato islamico radicale, che non raccontiamoci storie, sono una nuance della stessa cosa. Sarà importante il numero di francesi musulmani in strada.” E così dalle 7 di questa mattina la città era già pronta in una vasta area, tra Place de la République e Place de Nation, due luoghi simbolo della storia, ad accogliere chi si sente cittadino della Francia. Nessun veicolo è ammesso, i portoni sono presidiati, sui tetti tiratori scelti, esperti della sicurezza in abiti civili sono mescolati tra il pubblico. Sono stati creati tre percorsi: Boulevard Voltaire ed Avenue République, e Cours de Vincennes per chi si recherà davanti all'hyper cacher. 

All'inizio di questa imponente organizzazione era stato sottolineata l'eccezionalità della presenza del presidente della Repubblica francese, che non scendeva in piazza dal 1990, quando era stato François Mitterand ad unirsi ai manifestanti contro il razzismo, dopo la profanazione del cimitero ebraico di Carpentras. Accanto a lui il primo ministro Valls e tutto il governo, ed anche l'ex presidente Nicolas Sarkozy. Sono stati invitati, e hanno confermato, 45 rappresentanti di Stato stranieri, ex premier. Altrettanto eccezionale è la contemporanea partecipazione al raccoglimento in un luogo pubblico del premier israeliano Benjamin Netanyahu, il cui arrivo è stato messo in dubbio diverse volte, per motivi di sicurezza, e del primo ministro palestinese Mahmoud Abbas, e del primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Le prime adesioni erano arrivate da David Cameron, Angela Merkel, dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, dai premier Mariano Rajoy, Matteo Renzi viene con Romano Prodi, ex presidente dell'Ue. Ed ancora: il presidente ucraino Petro Porochenko, il capo del governo ungherese Viktor Orban, il ministro russo degli Affari esteri Sergueï Lavrov, il ministro americano della Giustizia Eric Holder, il re Abdallah II e la regina Rania di Giordania, otto Capi di Stato africani, tra i quali il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keïta, il gabonese Ali Bongo, ed il nigeriano Mahamadou Issoufou, il primo ministro tunisino Mehdi Jomaa. Tutti i politici sono attesi all'Eliseo di prima mattina, poi saranno uno accanto all'altro alla marcia.

Ieri 700 mila persone si erano mobilitate in Francia. Numeri record città per città, 120 mila a Toulouse, 75 mila a Nantes, 35 mila lungo tutto il lungomare a Nizza, e così via. La mamma e sorella di Amedy Coulibaly, che ha ucciso una poliziotta municipale e quattro ostaggi nel supermercato a Porte de Vincennes, hanno condannato gli attentati. Dai vertici delle associazioni musulmane in Francia è stato ribadito che l'Islam rispetta la vita, così come tutte le religioni, e la totale presa di distanza dai terroristi. 

Dal male seminato dai fratelli franco-algerini Kouachi è nato un bene superiore. Un popolo multietnico rivendica l'orgoglio di essere francesi, la volontà di vivere insieme. E' la Francia di Voltaire, che è stato assassinato, e che resiste. La gente vuole testimoniare contro la barbarie. E' vero che si annuncia una discussione sulle modalità di detenzione per i jihadisti, poiché è emerso evidente che i contatti avvenuti in prigione tra gli autori dei due attentati hanno radicalizzato sentimenti estremisti. E' probabile che passi la proposta di costruire un nuovo centro carcerario per evitare il collegamento tra detenuti condannati per l'appartenenza all'estremismo. Ma sono tutti dettagli di fronte ad un sentimento di unione come quello odierno.

Parigi non è solo un'importante capitale, la città più visitata del mondo. Atterrita da un tragico, duplice, attacco ignorante ha confermato di essere la città che consente all'amore di trionfare. Ci piacerà ricordare la figura di Lassana Bathily, magazziniere musulmano del supermercato kosher (cacher, in francese) di Porte de Vincennes, che ha aiutato i clienti a rifugiarsi in una cella frigorifera: “Io conoscevo una via di fuga. Ho proposto a loro di seguirmi, ma hanno avuto paura che il rumore attirasse il terrorista. Allora sono andato da solo, sono salito sul montacarichi, e ho raggiunto l'uscita di soccorso. Sono uscito con le mani alzate e ho spiegato alla polizia che ero un dipendente, mi hanno chiesto di tracciare con loro una piante del magazzino, per organizzare l'assalto. Io sono musulmano, musulmano praticante, lavoro nel supermercato da quattro anni”.

L'hashtag Charlie Hebdo, utilizzato da oltre 5 milioni di tweet, è diventato il più popolare di tutti i tempi sui network sociali. Una redattrice di Charlie Hebdo, Zineb El Rahazoui, consegna alla memoria dei caduti per la libertà di espressione le parole più autenticamente belle che chi fa il nostro mestiere ha quasi paura a pronunciare: “Charb (soprannome del direttore, una delle vittime) aveva passato gli ultimi mesi a cercare i mezzi finanziari per salvare il settimanale, andando ovunque, aveva bussato a tutte le porte, anche alla presidenza della Repubblica. Diceva: 'Siamo un giornale che sta per morire, non abbiamo pubblicità, ci reggiamo solo sui soldi che i nostri lettori ci danno, acquistando le copie, ma le vendite calano inesorabilmente, come per tutti i giornali in carta. E questo aiuto non arrivava mai. Era più preoccupato della morte del giornale che della propria. Da più di 12 anni viveva sotto protezione. Io vorrei davvero che lui fosse qua e potesse vedere tutto questo”.

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