Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » Chi è Pedro Sanchez, il premier spagnolo che ha detto no a Trump e portato il Pil a livelli record (ma ci sono anche zone d’ombra)

Chi è Pedro Sanchez, il premier spagnolo che ha detto no a Trump e portato il Pil a livelli record (ma ci sono anche zone d’ombra)

Il leader della sinistra, tra ascesa e scandali legati ai suoi fedelissimi

Chi è Pedro Sanchez, il premier spagnolo che ha detto no a Trump e portato il Pil a livelli record (ma ci sono anche zone d’ombra)
Spain’s Prime Minister Pedro Sanchez attends a news conference with France President Emmanuel Macron in Madrid, Spain, Wednesday, Sept. 30, 2026. (AP Photo/Manu Fernandez) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

La Spagna verso nuove elezioni dopo la clamorosa bocciatura del piano per la casa fortemente voluto dal premier Pedro Sanchez. Il primo ministro si è dimesso e ha indetto una nuova tornata elettorale. La data fissata è quella del 29 novembre. Venerdì il Parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti contro la crisi abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez voleva rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I due decreti in questione erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste e l’indignazione popolare in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal Parlamento.

Ma chi è Pedro Sanchez

Le persone più vicine a Pedro Sanchez lo definiscono “determinato e costante, riflessivo e a volte poco empatico, ermetico”. Classe 1972, madrileno, è laureato in Economia ed è in politica dal 2000, quando fu uno dei delegati al 35esimo Congresso del Psoe – il partito socialista spagnolo – che elesse come segretario generale José Luis Rodríguez Zapatero. Il primo incarico di Sánchez fu quello di consigliere comunale a Madrid, nel 2004. Poi ha scalato le gerarchie diventando leader del partito, che guida dal 2017 dopo essere stato costretto alle dimissioni dalla segreteria una prima volta nell’ottobre 2016. Nel 2019 ha portato il Psoe ad essere il primo partito alle elezioni di aprile.

Così Sanchez ha detto no a Trump

“La posizione del governo spagnolo si riassume in tre parole: No alla guerra. No al fallimento del diritto internazionale. No ad assumere che il mondo possa risolvere i suoi problemi a base di conflitti. No a ripetere gli errori del passato”: aveva risposto così Pedro Sánchez a Donald Trump, dopo le minacce degli Usa di interrompere qualunque relazione commerciale con la Spagna, qualificata come un alleato “terribile”, colpevole di avere negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi americane sul territorio spagnolo per continuare la guerra in Medio Oriente.

Gli scandali legati ai suoi fedelissimi (anche sua moglie)

La moglie di Pedro Sánchez, presidente del governo e leader del Partito socialista (Psoe), è imputata. Il fratello del premier è imputato. Il braccio destro, Santos Cerdán, è imputato. Il suo ex braccio destro, José Luis Ábalos, è in carcere e il braccio destro di quest’ultimo anch’egli imputato. Non è tutto: Leire Díez, donna del Psoe, sarebbe parte di una rete criminale guidata dal numero due del partito con il fine di screditare, giudici, poliziotti e giornalisti che stavano indagando su Pedro Sánchez e i suoi. E, poi, da ultimo nel quadro si è trovata raffigurata un’icona della sinistra spagnola, l’ex capo dell’esecutivo Zapatero. Troppi gli scandali legati ai suoi fedelissimi, così il premier ha perso credibilità davanti al Paese.