Chi era Saif al Islam Gheddafi, il delfino politico dell'ex rais ucciso da quattro sicari - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 12:22

Chi era Saif al Islam Gheddafi, il delfino politico dell'ex rais ucciso da quattro sicari

Una figura di spicco in Libia, ma con tanti nemici

di Marco Santoni

Libia, ucciso uno dei figli di Gheddafi. Saif, il successore del rais (ma con troppi nemici)

Saif al Islam Gheddafi, uno dei figli del rais, è stato ucciso. Quattro sicari ieri hanno fatto irruzione nella sua casa attorno alle 15. Gli uomini armati sarebbero entrati in nel giardino della sua villa a Hamada, vicino a Zintan sulle montagne brulle di Nafusa, un centinaio di chilometri a sud del litorale di Tripoli e avrebbero aperto il fuoco contro di lui e le guardie del corpo. Non si sa quanti siano i morti in tutto. Certo è stata un’azione di killer determinati, che volevano uccidere subito e sparire veloci.

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Ma chi era Saif al Islam Gheddafi?

Saif al Islam Gheddafi (Tripoli, 1972) era il secondogenito di Muammar Gheddafi ed è stato a lungo considerato il principale delfino politico dell'ex rais. Dopo gli studi in Libia, si è formato nel Regno Unito, conseguendo un dottorato presso la London School of Economics nel 2008. Negli anni precedenti al 2011, Saif al Islam ha incarnato il volto "riformista" del regime, promuovendo iniziative di apertura politica e sociale, tra cui il rilascio di detenuti politici, nell'ambito del progetto noto come "Libia del domani". Con lo scoppio della rivolta del 17 febbraio 2011, ha però assunto un ruolo centrale nella difesa del potere del padre, diventando uno dei principali bersagli delle forze insurrezionali.

La scomparsa di Saif al Islam elimina uno dei principali fattori di "disturbo" nel quadro politico in evoluzione, in una fase in cui sarebbero in corso contatti per un possibile "accordo quadro" tra il premier del Governo di unita' nazionale, Abdulhamid Dabaiba, e il campo orientale guidato dalla famiglia Haftar, con la mediazione statunitense. In questo contesto, Saif al Islam veniva percepito come un potenziale terzo polo, capace di intercettare consensi trasversali e di rimettere in discussione equilibri già fragili.

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