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Esteri
Cina, i dati sui morti per Covid? Potrebbero essere molto sotto quelli reali

Covid in Cina: i dati sui morti sono solo una parte della realtà

La Cina dà segnali di apertura sul Covid. Nel fine settimana, le autorità sanitarie hanno infatti diffuso dei dati più realistici sul numero dei morti per coronavirus. Ma anche essi sarebbero solo una percentuale di quelli reali, mentre il paese si prepara ad assorbire una probabile clamorosa ondata di contagi nelle province rurali, dove milioni di cittadini si stanno recando in occasione delle festività del capodanno lunare. Zone dove il sistema sanitario, già messo a dura prova nelle grandi metropoli, è ben meno attrezzato per reggere l'urto.

Partiamo dai dati ufficiali. Dalla revoca della politica zero Covid, in Cina sono stati registrati 59.938 decessi legati al coronavirus. Almeno secondo quanto dichiarato in conferenza stampa a Pechino da Jiao Yahui, direttrice generale dell’ufficio di amministrazione medica della Commissione sanitaria nazionale cinese (NHC). Prima di sabato i numeri ufficiali contavano solo 5.241 morti per Covid dalla fine del 2019, di cui 37 nell’ultimo mese. Cifre irrealistiche, alle quali l'Organizzazione mondiale della sanità aveva risposto chiedendo maggiori collaborazione o trasparenza.

Secondo Jiao, 5.503 dei 59.938 decessi (dato che comprende il periodo che va dall’8 dicembre al 12 gennaio) sono stati causati da insufficienze respiratorie dovute al Covid, mentre il quadro delle restanti 54.435 vittime sarebbe stato aggravato da una o più malattie pregresse. Il 56,5% dei circa 60.000 deceduti era over 80 e il 90% aveva 65 anni o più, per un’età media di 80,3 anni. Secondo la funzionaria della NHC, comunque, i casi sarebbero in calo nella maggior parte del paese.

I dubbi sulle reali proporzioni dell'ondata

Secondo alcuni esperti, i dati potrebbero sottostimare di centinaia di migliaia il numero reale di vittime. "Questo numero di decessi causati da Covid-19 potrebbe essere la punta dell'iceberg", ha dichiarato a Bloomberg Zuo-Feng Zhang, presidente del dipartimento di epidemiologia della Fielding School of Public Health dell'Università della California. Sebbene la cifra sia all'incirca in linea con quella stimata da Zhang che potrebbe provenire dagli ospedali del Paese, egli ha affermato che si tratta solo di una frazione del totale dei decessi dovuti a Covid in tutto il Paese. 

Utilizzando un rapporto della Scuola Nazionale di Sviluppo dell'Università di Pechino, secondo cui il 64% della popolazione era infetto a metà gennaio, Zhang ha stimato che 900.000 persone sarebbero morte nelle cinque settimane precedenti, sulla base di un tasso di mortalità conservativo dello 0,1%. Ciò significa che il conteggio ufficiale dei decessi negli ospedali è inferiore al 7% della mortalità totale registrata durante l'epidemia.

La Cina ha ristretto la definizione di mortalità da Covid dopo aver smantellato il suo approccio di tolleranza zero, con le autorità sanitarie che non conteggiano i morti con altre patologie primarie. E si contano soprattutto quelli in ospedale. Potrebbe essere che molti dei decessi del Paese siano avvenuti in strutture di assistenza o in casa. 

Si prevede inoltre che il numero di decessi aumenti man mano che il virus continua a diffondersi. Grande preoccupazione soprattutto per le province rurali, che attireranno come da tradizione nei prossimi giorni milioni di lavoratori fuori sede che faranno ritorno alle città di origine dalle grandi metropoli, spesso in zone dove il sistema sanitario rischia davvero il collasso di fronte a un'ondata di casi. Difficile peralto che qualcuno eviti il viaggio, visto che la Cina ha appena riaperto dopo tre anni di restrizioni ai viaggi.

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