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Esteri
Si lasci Dio lontanissimo e indisturbato


Di Ernesto Vergani

Se la situazione cui oggi siamo arrivati sta sfuggendo di mano (il paragone migliore l'ha fatto Vladimir Putin paragonando l'Isis a Hitler) con schiere e schiere di proletari islamici che fanno stragi e tagliano teste nel nome di Allah, è anche perché si diffonde, anche in occidente, in anni di pensiero debole, l'idea che Dio (sempre che esista) sia qualcosa di vicino agli uomini.

Fa orrore Maria Giulia Sergio, emigrata da Torre del Greco a Inzago, hinterland milanese, ora Fatima, jihadista in Siria, che dice, con la determinazione di chi ha fatto il peggior corso di elettroshock da venditore da quattro soldi: "Noi quando decapitiamo, stiamo obbedendo alla Sharia. La legge di Allah è giusta".

Nella consueta omelia in Casa Santa Marta, riferendosi alla guerra, Papa Francesco ha detto che "Dio piange, che lo stesso Gesù piange". Il Santo Padre parla un linguaggio volutamente semplice, come un pastore che guida le pecorelle. E quindi utilizza la metafora. Ovvio il successore di Pietro e Maria Giulia Sergio sono imparagonabili. Come l'universalità del messaggio della Chiesa Cattolica di Francesco non può essere paragonato alla volontà totalitaristica dell'Isis e dell'Islam proletarizzato che lo appoggia anche nelle nostre città.

Anche nelle parole di Francesco passa il messaggio che Dio sia qualcosa di vicino. Come noto, nella storia le guerre peggiori sono sempre state combattute in nome della religione.  Chissà se Dio fosse visto dai vari popoli come chi ha creato il mondo e poi (parafrasando Albert Einstein, invertendo e facendo un'altra lettura della sua celebre frase) si sia messo "a giocare a dadi". In questa luce l'indifferenza di Dio spiegherebbe anche la sofferenza (si pensi a chi nasce con una disabilità). Mentre la sofferenza degli uomini è una delle ragioni degli atei ("se Dio è amore, perché consente che un bambino muoia di tumore").

Basta solo pensare alla differenza tra le cinque principali religioni (cristianesimo, islam, induismo, buddhismo, taoismo) per porsi dei dubbi sul fatto solo delle caratteristiche di Dio.  Per non dire che non ci sono prove scientifiche dell'esistenza di Dio, per cui la fede è un salto della ragione. Liberissimi in Occidente di crederci o no. Obbligati a farlo nell'Islam totalitario.  Intanto si lasci lontano e indisturbato Dio (che, chi può saperlo?, magari sarà impegnato nella gestione della complessità dell'universo).  Al massimo se ne abbia timore, come insegna per esempio l'ebraismo.

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