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Esteri
Sony/ Obama pronto a "punire" la Corea del Nord

"No, non credo che fosse un atto di guerra. Penso che sia stato invece un atto di cyber-vandalismo. Costoso, molto, molto costoso. Che prendiamo seriamente e al quale daremo una risposta commisurata". Sono le parole di Barack Obama allo show della Cnn State of the Union with Candy Crowley. Dalle Hawaii dove è in vacanza il presidente americano continua a rispondere alle domande sull'attacco informatico ai danni della Sony Pictures perpetuato, secondo la versione dell'Fbi, dalla Corea del Nord. Ora il governo degli Stati Uniti sta considerando di rimettere il Paese nella lista dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo.

Una presa di posizione cui il regime di Pyongyang replica minacciando nuovamente rappresaglie contro la Casa Bianca e altri obiettivi Usa: "Risponderemo in modo proporzionale nel momento, nel luogo e nel modo che sceglieremo", fa sapere la Commissione nazionale di difesa nordcoreana.

Ma gli hacker non si fermano. In un nuovo messaggio inviato a diversi giornalisti i 'Guardians of Peace', prendono in giro apertamente l'Fbi. "Il risultato dell'inchiesta dell'Fbi è così eccellente che forse avete visto con i vostri stessi occhi ciò che facciamo. Ci congratuliamo per il vostro successo. Troverete il regalo per l'Fbi a questo indirizzo", un link che collega a un video del 2006 chiamato "You are an idiot".

Kim Jong-un, protagonista suo malgrado della trama del film ritirato dalle sale, The interview, si chiama fuori, continua a ripetere di non aver nulla a che fare con l'attacco e propone un'inchiesta congiunta. L'Fbi non replica, le prove sono assolute, gli hacker potrebbero aver utilizzato server cinesi. Negli ultimi giorni l'amministrazione Obama ha chiesto aiuto alla Cina per contrastare le capacità informatiche del regime di Pyongyang. Ad affermarlo, parlando con il New York Times, sono stati alti funzionari di Washington per i quali si tratta di un primo passo in direzione della "risposta commisurata" annunciata da Obama. "Abbiamo discusso l'eventualità con la Cina di scambiarci informazioni, e chiesto la loro collaborazione. Ciò che stiamo cercando è un'azione di blocco, qualcosa che possa contrastare i loro attacchi", ha dichiarato una fonte citata dal giornale.

Da Pechino non sarebbe arrivata al momento alcuna risposta, non è neanche chiaro se la Cina possa o meno essere disposta a cooperare, considerate le tensioni in materia di sicurezza informatica tra i due Paesi dovute all'incriminazione di cinque hacker che lavoravano per i militari di Pechino, accusati a maggio dal Dipartimento alla Giustizia di aver sottratto informazioni riservate ad alcune società americane. L'approccio segreto alla Cina si inquadra nella messa a punto agli alti livelli dell'amministrazione americana di una serie di opzioni da presentare a Obama che comprendono anche l'ipotesi di nuove sanzioni economiche verso la Corea del Nord analoghe a quelle che recentemente sono state adottate contro gli oligarchi russi e le figure più vicine al presidente Vladimir Putin.

Gli Stati Uniti considerano la Corea del Nord responsabile del cyberattacco alla Sony Pictures al centro della vicenda che ha coinvolto il film The Interview, commedia con James Franco e Seth Rogen che racconta un piano della Cia per assassinare il leader Kim Jong-Un. L'uscita della pellicola è stata bloccata definitivamente dopo le minacce in stile 11 settembre ricevute da parte dei 'Guardiani della Pace'. L'Fbi non ha dubbi sul colpevole, Obama ha puntato il dito durante il discorso di fine anno, ma la Corea del Nord non ci sta. "Se il governo nordcoreano vuole veramente aiutare, ammetta di essere colpevole e compensi la Sony per i danni provocati dal suo attacco", ha dichiarato un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano, Mark Stroh.

E' sceso in campo anche il partito Repubblicano che sta invitando i fan a comprare un biglietto per The Interview per convincere le sale a proiettare la pellicola. Nella lettera ai dirigenti delle catene di sale cinematografiche, il deputato Reince Priebus ha sottolineato che il problema sul film-satira riguarda la libertà e la libera impresa e ha chiesto ai sostenitori repubblicani di acquistare i biglietti "per mostrare alla Corea del Nord che non possiamo essere vittime di bullismo né dobbiamo rinunciare alla nostra libertà".

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