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Esteri

E' allarme per la situazione in Corea del Nord. Il Paese ha lanciato tre missili a corto raggio sulla costa orientale. Lo ha reso noto il ministero della Difesa sudcoreano che non ha spiegato se si tratta di un'esercitazione o di un test.

"In caso di provocazione - ha detto il ministero - il ministero continuera' a monitorare la situazione e' rimarra' allerta". Il ministero ha riferito di aver rilevato due lanci partiti nella mattina e un altro nel pomeriggio. La tensione nella penisola coreana e' salite negli ultimi mesi dopo il rafforzamento delle sanzioni Onu contro Pyongyang.

TOKYO INVIA CONSIGLIERE A PYONGYANG, SOSPETTI USA E SEUL  - Ha destato preoccupazione e sospetti un viaggio in Corea del Nord di un consigliere del premier giapponese Shinzo Abe. I motivi ufficiali della visita di Isao Iijima a Pyongyang, spiegati dall'agenzia Jiji senza citare fonti specifiche, sono la richiesta di rilascio immediato dei civili giapponesi sequestrati negli anni '70 e '80 dai servizi segreti nordcoreani. Ma intorno al viaggio ci sono state alcune speculazioni secondo le quali il regime di Pyongyang starebbe cercando un disgelo con Tokyo in un periodo di relazioni piu' che mai tese con Corea del Sud e Stati Uniti.

A manifestare dubbi sulla missione e' stato il governo di Seul che ha etichettato il viaggio come "non utile" agli sforzi internazionali di creare un fronte unito contro il regime. Ma al tempo stesso anche Washington si e' detta sorpresa dall'episodio. I media di stato nordcoreani hanno mostrato le immagini di Iijima a colloquio con Kim Yong-Nam, capo del presidium dell'Assemblea del popolo, formalmente il numero 2 del regime. Iijima fu anche consigliere dell'ex premier giapponese Junichiro Koizumi, ed e' noto il suo ruolo chiave nell'organizzaziione di viaggi a Pyongyang tra il 2002 e il 2004 per colloqui con il 'caro leader' Kim Jong-Il. In una visita nel 2002, Koizumi fu accompagnato proprio da Abe. In quella occasione la Corea del Nord ammise i sequestri di cittadini giapponesi ad opera di 007 di Pyongyang. Cinque superstiti di 15 giapponesi rapiti dalle spie nordcoreane tornarono in patria dopo 24 anni di forzata lontananza, in cui lavorarono come istruttori di lingua e consuetudini giapponesi per spie e agenti terroristi nordcoreani. Secondo la versione di Pyongyang le indagini chieste dal Giappone a gran voce sono state fatte e dei 17, 8 sarebbero morti e 2 non sarebbero mai entrati in Corea del Nord. La spinosa questione e' stata alla base delle resistenze nipponiche nell'ambito dei colloqui a sei sul nucleare nord-coreano, durante i quali Tokyo ha sempre tenuto il punto, in quanto si tratta di una vicenda a cui l'opinione pubblica giapponese e' stata sempre molto sensibile. A dimostrazione di questo c'e' la revoca, nel 2008, di parziale delle sanzioni commerciali contro la Corea del Nord, proprio dopo la promessa di Pyongyang di aprire un'inchiesta sul caso.

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