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Esteri
Coronavirus: la testimonianza da Shanghai di un avvocato italiano

Raffaele Tamborrino è un avvocato originario di Monopoli, General Manager di IC&Partners Shanghai, da quattordici anni lavora in Cina dove fornisce assistenza alle società straniere che operano in questo mercato. Ha scritto un libro sul pensiero di Socrate, Platone e Aristotele (pubblicato anche in cinese) e coordina in Cina un gruppo di appassionati di filosofia.

Le notizie che arrivano in Italia sul Coronavirus sono preoccupanti e non del tutto chiare. Qual’e’ la reale pericolosità del virus e cosa si sta facendo in Cina per limitarla al massimo?

Certamente siamo in presenza di un’epidemia dalla quale bisogna difendersi con tutti i mezzi di prevenzione possibili, evitando però di cadere nella psicosi. La Cina sta gestendo in modo adeguato questa emergenza e gli altri Paesi dovrebbero sostenere i cinesi  mostrando loro solidarietà e fornendo collaborazione scientifica per arrivare a sconfiggere definitivamente questo il coronavirus.

Il numero dei decessi in Cina risulta essere intorno al 2.3% rispetto al totale dei contagiati e, fuori dalla provincia di Hubei (quella più colpita, con capitale Wuhan), la percentuale di letalità del virus è al di sotto dello 0.5% (evidentemente nella provincia di Hubei le strutture sanitarie non erano preparate a gestire un alto numero di malati e questo può aver reso non efficaci le cure nei primi giorni di emergenza).

La situazione è molto meno grave fuori dalla provincia di Hubei: per esempio, a Shanghai (dove vivo) ci sono stati circa 330 casi di contagi (su una popolazione di circa 25 milioni), una sola persona deceduta e moltissime persone sono già guarite dal virus. Le percentuali di letalità del nuovo Coronavirus sono molto più base di altri virus che si sono manifestati in passato come SARS (9.6%, nel 2002), MERS 34,40% nel 2012), H1N1 (17,40% nel 2009/2010). Peraltro, negli ultimi giorni si registra un costante e sensibile calo di nuovi casi (in particolare fuori dalla provincia di Hubei) e, in base a recenti ricerche, circa l’81% dei casi di contagio da Coronavirus risulta essere di lieve entità.

Il governo cinese e le amministrazioni locali hanno saggiamente frenato l’espandersi dell’epidemia mettendo in quarantena Wuhan e altre città vicine della provincia di Hubei anche perché, durante il Capodanno cinese (che cadeva in piena emergenza sanitaria) molte persone sarebbero tornate nei luoghi di origine e questo avrebbe ovviamente contribuito ad incrementare la diffusione del virus in altre zone della Cina. Purtroppo la situazione nella provincia di Hubei e’ particolarmente critica: circa il 75% per cento dei casi e il 95% dei decessi sono stati registrati in questa provincia; il tasso di mortalità in Hubei è stato del 2.9%, sette volte più alto di quello registrato nel resto della Cina (circa 0.4%).

La popolazione come sta vivendo questa situazione? In particolare, gli italiani in Cina come hanno affrontato l’emergenza Coronavirus?

I cinesi si comportano con molta disciplina, attenendosi rigorosamente alle regole che sono state stabilite a tutti i livelli per ridurre al minimo i rischi di contagio; ormai le attività economiche sono riprese, molti sono tornati al lavoro ma le autorità locali cercano di incentivare in queste settimane il telelavoro invitando le aziende a trovare soluzioni che consentano ai dipendenti di lavorare da casa. Praticamente tutti in Cina indossano le mascherine ed i guanti oltre ad adottare altre misure di prevenzione quali lavarsi spesso le mani ed evitare di frequentare luoghi affollati. Ovviamente la situazione e’ molto più difficile nella  provincia di Hubei dove ci sono ancora  molte persone fortemente limitate negli spostamenti a causa della quarantena.

Gli italiani in Cina sono concentrati nelle principali città e spesso sono connessi tra di loro utilizzando i social network come il popolarissimo WeChat. Lo scambio di informazioni e la solidarietà reciproca all’interno della comunità italiana ha rappresentato uno strumento importante per evitare di farsi prendere dal panico in una situazione particolarmente difficile, soprattutto se non si conosce la lingua locale. In generale, siamo abbastanza sereni perché consapevoli che (adottando le opportune precauzioni) ci sono scarse possibilità di contrarre il virus e (nella malaugurata ipotesi di un contagio) si può guarire dal coronavirus considerato che in Cina (in particolare nelle città più grandi, dove vivono la stragrande maggioranza degli italiani) ci sono strutture sanitarie e personale medico in grado di curare efficacemente questo virus.

Come considera le decisioni adottate dal governo italiano in merito al Coronavirus?

Non condivido la decisione del Governo italiano che sospende i voli diretti da e per la Cina. Si tratta di un provvedimento inutile dal punto di vista sanitario (può essere facilmente aggirato facendo scalo in un Paese terzo), dannoso dal punto di vista delle relazioni economiche e politiche con la Cina (nell’anno della cultura e del turismo Italia Cina) e che crea ulteriori problemi agli italiani che per studio o lavoro sono in Cina e alle imprese italiane che hanno sedi in Cina o hanno rapporti di affari con le imprese cinesi. Un adeguato controllo negli aeroporti italiani per verificare lo stato di salute dei passeggeri che arrivano dall’estero rappresenta uno strumento di prevenzione sicuramente più efficace rispetto a questo blocco dei voli. Auspico che il nostro Paese revochi presto questa sospensione dei voli diretti con la Cina e fornisca un valido supporto alle istituzioni cinesi per uscire da questa emergenza in nome della storica amicizia tra i due Paesi.

Come giudica gli episodi di intolleranza che si sono verificati in Italia nei confronti di alcuni cinesi a causa del Coronavirus?

Come direbbe il Presidente Mao, “grande è la confusione sotto il cielo”:  in Italia sono circolate notizie allarmistiche che purtroppo hanno portato a manifestazioni di intolleranza ingiustificabili e che feriscono i sentimenti dei nostri amici cinesi. Desidero ricordare che i cinesi hanno sempre manifestato solidarietà nei confronti dell’Italia allorquando il nostro Paese si è trovato ad affrontare situazioni di emergenza (per esempio a seguito di un terremoto); in queste occasioni, sono arrivate dalla Cina importanti donazioni e manifestazioni di grande amore per il nostro Paese (che, da alcuni anni, è la prima destinazione in Europa dei turisti cinesi). La psicosi da coronavirus non è giustificata in Italia anche perché il nostro Paese è dotato di uno dei migliori servizi sanitari nel mondo, in grado di curare efficacemente chi dovesse eventualmente essere contagiato da questo virus. Per fortuna, il Presidente della Repubblica Mattarella ha mandato un chiaro messaggio di solidarietà (sia nei confronti della comunità cinese in Italia sia nei confronti del Governo cinese) che e’ stato molto apprezzato dai cinesi e dal governo di Pechino.

Per quanto riguarda i contraccolpi economici, esistono delle misure di sostegno alle aziende per far fronte a questa crisi?

In queste ultime settimane, le autorità cinesi hanno adottato speciali agevolazioni per aiutare le aziende ad affrontare le difficoltà causate dall'epidemia di Coronavirus. In particolare, l’Amministrazione Fiscale Statale ha prorogato i termini per la dichiarazione fiscale relativa al gennaio 2020, posticipando la scadenza del 17 febbraio al 28 febbraio 2020 (nella provincia di Hubei la scadenza è ulteriormente posticipata a marzo). Le aziende che operano in settori particolarmente danneggiati dall'epidemia di Coronavirus (trasporti, ristorazione, catering e turismo) possono dedurre dal reddito imponibile le perdite del 2020 nei successivi 8 anni ai fini del calcolo della Corporate Income Tax (ovvero 3 anni in più rispetto ai normali 5 anni).

Inoltre, la Banca centrale cinese (People's Bank of China) ha disposto un'iniezione di 1600 miliardi di RMB (circa 205 miliardi di Euro) per sostenere l’economia e abbassare i tassi di interesse.

A questi provvedimenti nazionali si affiancano anche numerose misure adottate da province e città cinesi a sostegno, in particolare, delle piccole e medie imprese per ridurre l'impatto che l’epidemia di Coronavirus avrà sul loro business.

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