Cuba ha registrato a marzo oltre mille proteste, denunce ed espressioni di dissenso in un contesto segnato da blackout, scarsità di beni essenziali e repressione. Secondo l’ong Observatorio Cubano de Conflictos, nel mese scorso sono stati rilevati 1.245 episodi in tutto il Paese caraibico, con l’Avana tra gli epicentri della protesta.
I principali fattori di tensione, riportano i principali media indipendenti cubani, sono stati i continui tagli di energia, la mancanza d’acqua, la crisi del carburante e il costo crescente degli alimenti, che hanno alimentato ‘cacerolazos’ e manifestazioni spontanee.
Tra gli episodi più gravi, l’assalto alla sede locale del Partito comunista a Morón, nella provincia di Ciego de Ávila. L’ong segnala anche un aumento della repressione, con almeno 159 atti repressivi e oltre 40 arresti di manifestanti. Il malcontento ha investito anche studenti, famiglie e lavoratori, mentre continuano a pesare il collasso dei servizi pubblici, la crisi sanitaria e l’aumento dell’insicurezza. Per l’ong, la tensione sociale sull’isola resta alta nonostante i limitati segnali di sollievo sul fronte energetico.

