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Esteri
Essere bambini a Pechino (AP)

Pechino rigetta le accuse di spionaggio contenute nel rapporto annuale di 83 pagine della Difesa americana presentato al Congresso. La risposta alle accuse mosse da Washington giunge a distanza di sole poche ore dalla notizia del rapporto statunitense. Il governo cinese definisce "contraddittoria" e "senza fondamento" la relazione presentata al Congresso e "l'atteggiamento critico da parte degli Stati Uniti puo' solo avere come conseguenza quella di peggiorare i sforzi bilaterali verso la cooperazione e il dialogo". Lo riferisce agichina24.it.

Pechino accusa Washington di usare una mentalita' da guerra fredda nella disputa e ribadisce di essere sempre stata contraria agli attacchi hacker. Al contrario, proprio la Cina e' spesso bersaglio dei pirati informatici statunitensi, secondo quanto afferma un'agenzia di controspionaggio informatico di Pechino che ha calcolato un aumento nei tentativi di spionaggio delle sue reti informatiche con un numero crescente di attacchi provenienti da server americani. Per sostenere la propria tesi sulla propria opposizione agli attacchi hacker, Hua ha poi citato il "Libro Bianco" sulla Difesa presentato il 16 aprile scorso in cui venivano presentate le linee-guida che regolano la politica estera e militare cinese. Tra le priorita' del nuovo documento ci sono la salvaguardia della sovranita' nazionale, la sicurezza e l'integrita' territoriale e il sostegno allo sviluppo pacifico del Paese.

Gli Stati Uniti, secondo quanto riferisce un funzionario della Difesa americana, sono preoccupati per la mancanza di trasparenza nell'esercito cinese. "Il governo statunitense - si legge nel rapporto al Congresso - continua a essere preso di mira da (cyber)intrusioni, alcune delle quali appaiono attribuibili direttamente al governo e all'esercito cinese". Nel rapporto, la Difesa spiega che queste intrusioni rappresentano una "preoccupazione grave" e che possono preludere anche a una minaccia piu' estesa, dal momento che le abilita' richieste per queste intrusioni sono simili a quelle necessarie per condurre attacchi alla rete informatica".

A preoccupare gli Usa e' la natura di queste incursioni nella rete, il cui fine, secondo i funizonari di Washington, sarebbe quello di accedere a tecnologie militari sfruttabili per rafforzare i sistemi di difesa cinesi. Le accuse di spionaggio alla Difesa da parte degli hacker cinesi arrivano a pochi giorni dalla notizia da parte della stampa Usa di continui attacchi informatici cinesi ai danni di un gruppo americano, la QinetiQ, societa' che produce satelliti spia, droni, e software usati dalla Difesa degli Stati Uniti in Afghanistan. Nel periodo compreso tra l'inizio del 2008 e la fine del 2010, gli hacker del Dragone sarebbero riusciti a infiltrarsi varie volte nei sistemi di sicurezza del gruppo e rubare diversi terabyte, pari a centinaia di milioni di pagine di segreti della Difesa americana. Negli anni passati la QinetiQ contava tra i suoi direttori anche George Tenet, poi diventato direttore della CIA. Un altro dirigente del gruppo era Stephen Cambone, successivamente capo del servizio di spionaggio del Pentagono.

Alla base dell'attacco c'era un gruppo noto come "Comment Crew" che sarebbe stato responsabile di 141 attacchi di questo tipo. Dietro questa sigla non si celerebbero altri che l'unita' 61398 dell'esercito cinese che nello scorso mese di febbraio era stata al centro delle speculazioni dopo che un rapporto di una societa' di sicurezza della Virginia, la Mandiant, l'aeva identificata come la centrale operativa dello spionaggio informatico militare cinese. Le spese militari di Pechino sono da anni in costante aumento. Il governo cinese ha annunciato a marzo di avere speso per la Difesa 114 miliardi di dollari in spese militari nel 2012, con un aumento su base annua del 10,7%, di poco superiore alla spesa annunciata in precedenza, a quota 106 miliardi di dollari. Le cifre reali, pero', si discostano da quelle ufficiali, secondo gli analisti di Washington e la spesa complessiva sarebbe compresa tra i 135 e i 215 miliardi di dollari. Una somma comunque inferiore alla spesa statunitense, a quota 500 miliardi di dollari.

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