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Dirottamento Dubai-Tel Aviv, le testimonianze: “Gli auricolari per legare l’attentatore. Sangue ovunque, tutti urlavano”

Il racconto choc: “Ero seduto in seconda fila e a un certo punto…”

Dirottamento Dubai-Tel Aviv, le testimonianze: “Gli auricolari per legare l’attentatore. Sangue ovunque, tutti urlavano”
Israeli passengers who had been aboard a FlyDubai aircraft that made an emergency landing in Saudi Arabia are welcomed at the arrivals gate at Ben Gurion International Airport near Tel Aviv, Israel, Wednesday, Sept. 30, 2026. (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Dirottamento Dubai-Tel Aviv, le testimonianze

Continua a tenere banco la vicenda del tentato dirottamento dell’aereo Flydubai, emergono le prime testimonianze sull’accaduto e sono i racconti drammatici di chi ha pensato seriamente di morire. Daniel Schlichter, 60 anni, di origine italiana era su quel volo. “Eravamo seduti alla fila numero 2: tutto è avvenuto proprio lì.

Dopo circa un’ora e mezza dalla partenza, – dice il passeggero a Il Corriere della Sera – ho notato una madre e una figlia andare verso il bagno vicino all’ingresso della cabina di pilotaggio. A un certo punto la donna si è messa a urlare. La cabina era leggermente aperta e ho visto il pilota in un lago di sangue. Nello stesso momento l’aereo ha cominciato a perdere quota molto rapidamente. Quanto è durato il volo in picchiata? Difficile dirlo, ma credo circa due minuti. Vedevo la terra del deserto avvicinarsi sempre di più”.

“Tre israeliani seduti dietro di me – prosegue – sono riusciti a mettere a terra l’attentatore. Io ho aiutato dando loro gli auricolari delle
persone che erano lì intorno, ho pensato che potessero servire per legarlo. Poi gli altri due piloti hanno chiuso la cabina e hanno riportato l’aereo in quota. Nessuno capiva davvero che cosa stesse accadendo, non abbiamo mai smesso di avere paura, non ci sentivamo ancora salvi e al sicuro. Ci chiedevamo se gli altri piloti potessero essere coinvolti, se gli assistenti di volo avessero un ruolo. L’equipaggio era impegnato a parlare con Dubai e non ci dava informazioni. Dopo un’ora ci hanno detto che saremmo atterrati in Arabia Saudita. Appena ho potuto ho telefonato ai miei figli. Ho detto loro che siamo stati molto vicini alla morte e che quello che era successo era un miracolo”.