Droni esplosivi a Lipsia, identificati i due sospetti
Gli investigatori tedeschi hanno un volto, e forse un nome, per il tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia/Halle. Secondo quanto riportano i media tedeschi (Ndr, Wdr e Süddeutsche Zeitung), il Bundeskriminalamt ha identificato due sospetti: un cittadino bielorusso in possesso di passaporto russo, il cui Dna è stato rinvenuto sul luogo dell’attacco, e un uomo nato in Russia con cittadinanza lettone, ritenuto responsabile del supporto logistico e dell’addestramento. Per le autorità entrambi hanno agito per conto di agenzie statali russe.
L’identificazione arriva poche ore dopo l’accusa formale rivolta da Berlino a Mosca. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha parlato di «responsabilità russa in un attacco ibrido», sottolineando che non si tratta di un episodio isolato ma di uno schema già visto in Europa. Il governo di Friedrich Merz ha annunciato la chiusura del consolato generale russo a Bonn a partire dal 18 settembre, la rescissione del contratto con la Casa russa di Berlino e nuove misure contro la cosiddetta flotta ombra.
Che cosa è successo il 4 agosto
L’attacco risale alla sera del 4 agosto, intorno alle 19:30. Un drone di fabbricazione artigianale — dotato di meccanismo di sgancio e di due schede Sim — ha colpito l’ala di un Antonov An-124 parcheggiato sullo scalo sassone, precipitando poi al suolo. L’ordigno, del Semtex sistemato in un barattolo sigillato con un foro praticato per il detonatore, non è esploso. Lipsia/Halle non è un bersaglio casuale: ospita la base operativa di Antonov Airlines, fornitore della Nato per il trasporto strategico di carichi fuori misura, ed è uno dei principali hub logistici europei di Dhl.
La pista lituana e i movimenti nello spazio Schengen
L’elemento che ha dato la svolta all’inchiesta è proprio la traccia biologica recuperata sul drone: coincide con il profilo raccolto dopo l’incendio doloso al centro logistico Dhl di Lipsia nel luglio 2024 ed è registrata in Lituania, dove cinque uomini sono attualmente sotto processo per la campagna dei pacchi esplosivi attribuita dai pm di Vilnius a persone legate al Gru, l’intelligence militare russa. Tutti gli imputati respingono le accuse.
Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito gli spostamenti dei due sospetti. Uno sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto turistico italiano rilasciato a fine aprile dalla rappresentanza diplomatica di Minsk; l’altro è atterrato a fine luglio a Berlino, per poi noleggiare un’auto e raggiungere la Sassonia. Uno dei due avrebbe lasciato la Germania in aereo due giorni prima del tentato attentato. Su almeno uno di loro pendono precedenti giudiziari nei Paesi baltici.
Le reazioni
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito l’episodio «un attacco con materiale militare condotto da un’operazione russa su territorio europeo», aggiungendo: «Non lo tollereremo». Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha assicurato che i tentativi di intimidazione russi «falliranno», mentre la premier Giorgia Meloni ha richiamato la necessità di una «deterrenza credibile».
Mosca respinge ogni addebito. Vladimir Putin ha sostenuto che la Germania non ha fornito prove e ha attribuito le accuse alle difficoltà interne del cancelliere: «Non gode della fiducia della popolazione». La Russia ha inoltre minacciato «risposte devastanti» alle contromisure tedesche.
L’episodio si inserisce in una sequenza più ampia di incidenti attribuiti alla guerra ibrida: alla fine di agosto caccia della Nato erano decollati in seguito alla violazione dello spazio aereo estone da parte di alcuni droni.


