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Ebola, strage in Congo: sale a 1.960 il numero dei morti. È la seconda epidemia più grave di sempre nel Paese

Il tracciamento dei contatti ha raggiunto l’84,6%

Ebola, strage in Congo: sale a 1.960 il numero dei morti. È la seconda epidemia più grave di sempre nel Paese

Ebola, 1.960 le vittime in Congo. Tasso di letalità al 45,6%

L’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo continua a crescere: secondo l’ultimo bollettino del ministero della Comunicazione congolese, aggiornato all’8 agosto, i morti sono saliti a 1.960 su un totale di 4.294 casi confermati dall’inizio del focolaio, dichiarato lo scorso 15 maggio nell’est del Paese. Il tasso di letalità si attesta al 45,6%. Attualmente 722 pazienti sono ricoverati o in isolamento, mentre 849 persone sono guarite; il tracciamento dei contatti ha raggiunto l’84,6%.

L’epidemia è resa particolarmente insidiosa dal virus responsabile: non il più noto ceppo Zaire, ma il Bundibugyo ebolavirus, identificato per la prima volta nel 2007 in Uganda e già più raro e meno studiato. Contro di esso non esistono a oggi vaccini approvati né terapie specifiche: i farmaci e il vaccino Ervebo, efficaci sul ceppo Zaire, non funzionano su questa variante. Il primo caso risale al 24 aprile, un’infermiera morta a Bunia con sintomi compatibili – febbre, emorragie, vomito – ma la diagnosi iniziale era stata sbagliata perché i test disponibili erano calibrati solo sul ceppo Zaire, ritardando di settimane la dichiarazione ufficiale dell’epidemia, arrivata poi il 15 maggio con il sostegno dell’OMS, che ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale.

Il virus continua a circolare in cinque province, tra cui l’Ituri – epicentro del focolaio – il Nord Kivu, l’Haut-Uélé e la Tshopo. Un dato incoraggiante arriva invece dal Sud Kivu, dove non si registra un nuovo caso confermato da 73 giorni, segno che in almeno un’area il contenimento sta funzionando. Con oltre 4.200 casi, questo focolaio ha già superato quello che, tra il 2018 e il 2020, colpì la stessa regione con 3.481 contagi e 2.299 morti – fino a oggi il più grave mai registrato in RD Congo. L’attuale epidemia risulta quindi la seconda per numero di vittime nella storia del Paese, ma già la prima per numero di contagi complessivi.

Sul fronte della risposta, Medici Senza Frontiere ha aperto un centro di trattamento nella provincia di Ituri, mentre diverse organizzazioni internazionali – tra cui CEPI – hanno stanziato fondi per accelerare lo sviluppo di candidati vaccini specifici contro il ceppo Bundibugyo, con sperimentazioni cliniche già avviate. Nel frattempo, i casi isolati registrati in Uganda nelle prime settimane dell’epidemia non hanno finora dato origine a nuovi focolai fuori dai confini congolesi.

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