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Esteri

Di Tommaso Cinquemani
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egitto proteste (11)

Al Cairo si respira aria di normalità. Dopo le violente manifestazioni di settimana scorsa, nelle strade l'esercito ha riportato l'ordine, la calma. Il coprifuoco viene rispettato rigorosamente, le strade 'calde' sono chiuse, e ad ogni incrocio si vedono militari nella divisa giallo sabbia con il fucile in spalla. Come ogni venerdì nuove manifestazioni sono state indette dai Fratelli Musulmani che protestano contro la deposizione di Mohamed Morsi, il premier eletto poco più di un anno fa e rovesciato dai generali. Per evitare nuovi scontri l'esercito ha fatto arrestare i leader più importanti della rivolta. Alcuni sono stati prelevati dalle forze di sicurezza al confine con la Libia, in una oasi immersa nel deserto. Privo di testa, il corpo della Fratellanza è inerme, incapace di riorganizzarsi e continuare a chiedere la liberazione del suo leader.

"La maggior parte degli egiziani ha accolto favorevolmente il colpo di mano dei militari con il quale Morsi è stata rovesciato", spiega ad Affaritaliani.it Saverio Bellizzi, che al Cairo lavora per l'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Qui c'è poca ideologia e molta fame. In più di un anno il governo non è stato capace di fare quelle riforme necessarie a far ripartire l'economia. Anzi, ha utilizzato il potere per cercare di consolidare la sua posizione". Invano, perché anche tra i Fratelli Musulmani c'è tanto malcontento. La fortuna del Movimento risiede in una idea di Islam tradizionale, attento ai bisogni degli ultimi. Il welfare sociale offerto ai più poveri nelle sterminate campagne intorno alla capitale e lungo la valle del Nilo ha fatto vincere le ultime elezioni alla Fratellanza. Anche la 'middle class' cittadina è stata sedotta da questa idea di Islam, ma dopo gli insuccessi economici ha abbandonato Morsi e ora accoglie benevolmente il governo dei militari.

 

INTERVIENE OBAMA

Gli aiuti degli Usa all'Egitto "non devono servire a sostenere azioni contrarie ai nostri valori e ai nostri ideali": e' l'avvertimento lanciato dal presidente americano, Barack Obama, che in un'intervista alla Cnn ha commentato la richiesta del Congresso Usa di tagliare gli aiuti al Cairo di 1,2 miliardi di dollari. "Dopo la destituzione di Morsi abbiamo spesso sollecitato e incoraggiato i militari a muoversi verso un percorso di riconciliazione, ma loro non hanno colto questa opportunita'", ha osservato Obama.

"L'uomo della spremuta che ha un baracchino sotto casa mia ha due foto incorniciate e in bella mostra", racconta Bellizzi. "Quella di Al-Sissi, il generale a capo del governo e quella di Gamal Nasser". Lo storico presidente egiziano, una figura quasi mitologica, è tornato ad essere popolare dopo le rivolte degli ultimi mesi. Secondo alcuni un semplice omaggio ai militari, ma secondo altri le foto di Nasser portate in alto dai manifestanti sono il simbolo della repressione della Fratellanza Musulmana. Il 26 ottobre del 1954 un fallito attentato mise a rischio la vita del Presidente egiziano. Dell'aggressione furono accusati proprio i fratelli musulmani che due giorni dopo furono sciolti ed entrarono in clandestinità. Da quel giorno fino agli ultimi anni del governo Mubarak si sono alternati momenti di aspra repressione, con retate e arresti, a momenti di una più tenue apertura. Ma oggi la Fratellanza sembra essere destinata a tornare nell'ombra.
 

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