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Esteri

Riesplode la protesta violenta in Egitto, con scontri tra sostenitori del presidente egiziano deposto Mohamed Morsi e la polizia sono in corso a Fayyum, a sud del Cairo. Lo ha riferito Al Jazira, aggiungendo che nelle violenze sono rimaste ferite almeno 28 manifestanti e un poliziotto. Per la crisi in Egitto si profila la fase forse peggiore: il regime egiziano ha impartito ai sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi quello che e' suonato davvero come l'ultimo avviso, ma questi non si sono piegati e anche per oggi, pausa festiva settimanale che coincide altresi' con il secondo giorno della ricorrenza di Eid al-Fitr, avevano convocato nuove proteste al Cairo. Il primo ministro ad interim Hazem el-Beblawi, che due giorni fa aveva ordinato ai manifestanti di sgomberare "rapidamente", e' tornato a far balenare il ricorso alla forza: "Nessuna marcia indietro", aveva ammonito attraverso la televisione statale. "La situazione", ha proseguito, "si sta avvicinando al momento che preferiremmo evitare. Il governo", ha sottolineato, "vuole offrire ai dimostranti, specialmente a quelli ragionevoli tra essi, una possibilita' di riconciliarsi e di dare retta alla voce della ragione", ha concluso. Niente da fare. In un comunicato la Coalizione per la Difesa della Legittimita', che raggruppa diverse formazioni filo-islamiste a cominciare dai Fratelli Musulmani, si esortano i manifestanti a partecipare alle diverse marce in programma una volta conclusa la tradizionale preghiera.

Punto di partenza saranno varie moschee, punto di arrivo altrettante piazze, lo slogan comune "Il popolo vuole la caduta dei golpisti". Nella nota si ribadisce inoltre il netto rifiuto del diktat del premier, che ha minacciato l'intervento delle forze di sicurezza. "Il popolo prosegue la lotta pacifica", e' la replica, "e i giorni accresceranno solo la sua determinazione a persistervi, finche' il Paese non sara' tornato al cammino democratico, e il colpo di stato non avra' avuto fine". La crisi allarma in misura crescente anche le cancellerie straniere: il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha definito quella di oggi "una giornata che puo' veramente essere cruciale", e ha annunciato il rafforzamento della sicurezza per l'ambascia d'Italia al Cairo, invitando i conazionali alla "prudenza". Il rilascio di Morsi e un "rapido ritorno alla democrazia" sono stati sollecitati dal presidente turco Abdullah Gul, e persino l'ayatollah Ali Khameni, suprema guida spirituale della Rivoluzione Islamica in Iran, si e' detto "preoccupato" per un possibile "disastro", una "guerra civile dalle conseguenze tremende".

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