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Esteri

Allo stallo politico nella scelta del premier del governo di transizione post-golpe si aggiunge un episodio che dimostra come la situazione in Egitto sia prossima al caos totale se non alla guerra civile. I Fratelli Musulmani, il movimento religioso vicino a Mohamed Morsi, ha denunciato che l'esercito ha sparato sulla folla che partecipava ad un sit in di preghiera davanti alla sede della Guardia Repubblicana, dove si ritiene che sia detenuto il presidente destituito. Il bilancio e' di 51 morti, tra cui donne e bambini, e 435 feriti, ha detto Mohamed Sultan, responsabile dei servizi di emergenza. Quasi tutte persone colpite alla testa, probabilmente da cecchini, denunciano i Fratelli, dopo un lancio di lacrimogeni da parte della polizia.

Le forze armate egiziane hanno respinto al mittente le accuse di aver iniziato la sparatoria e in una conferenza stampa congiunta l'esercito e la polizia hanno sostenuto che sono state le truppe a difendersi da un attacco con armi da fuoco dei manifestanti islamisti contro il quartier generale della guardia repubblicana. Noi, hanno riferito i portavoce delle forze armate e del ministero dell'Interno, "ci siamo limitati a difenderci".

In ogni caso, hanno aggiunto, "non consentiremo a nessuno di minacciare la sicurezza egiziana". Il ministero della Salute pero' ha confermato le vittime. E i network televisivi hanno diffuso immagini di cadaveri allineati e colpiti alla testa. Non si tratta di prove schiaccianti, come del resto i bossoli di proiettili mostrati dai Fratelli Musulmani, ma l'abissale differenza tra le due versioni dimostra quanto sia caotica e pericolosa la situazione in questo momento nel Paese. Il nuovo presidente a interim Adli Mansour ha ordinato una inchiesta indipendente.

Il leader liberale egiziano Mohamed ElBaradei ha condannato l'episodio. "La violenza - ha detto - genera violenza e dovrebbe essere condannata con forza. Serve una inchiesta indipendente. La transizione pacifica e' l'unica strada" da percorrere per uscire dalla crisi. L'Unione europea ha condannato "con forza" le violenze delle ultime ore, ma non pensa al momento di modificare la sua politica verso l'Egitto o di bloccare gli aiuti destinati verso il paese.

Intanto un giudice ha ordinato la chiusura della sede centrale del Partito Liberta' e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani, dopo il ritrovamento di armi all'interno dei locali: liquido infiammabile, coltelli e armi" che sarebbero state utilizzate "contro i manifestanti scesi in piazza il 30 giugno" per una imponente manifestazione di protesta contro il presidente destituito Mohamed Morsi, ha spiegato una fonte della sicurezza. Un episodio che rischia di aggiungere altra carne a un fuoco molto vasto.

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