Per la prima volta dopo diversi giorni di vane pressioni da parte dei mass media, l’amministrazione Usa ha affrontato in qualche modo la paradossale situazione venutasi a creare in Egitto, dove l’ex dittatore Hosni Mubarak e’ stato scarcerato ieri per ordine della magistratura, mentre il suo successore Mohamed Morsi, primo presidente democraticamente eletto nella storia del Paese nord-africano, dal colpo di stato 3 luglio scorso rimane segregato in una localita’ segreta. Si e’ trattato peraltro di una presa di posizione solo parziale, perche’ la sorte di Mubarak e’ stata accuratamente evitata dalla portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jen Psaki, che ha invece sollecitato il rilascio di Morsi.
“Con riguardo al processo Mubarak, e alle decisioni adottate nei suoi confronti, e’ un affare interno egiziano di natura legale”, ha tagliato corto Psaki. “Sul conto del signor Morsi, la nostra posizione rimane la stessa”, ha poi proseguito. “Crediamo che debba esservi un iter per la sua liberazione”.
Quanto alla repressione da parte dei militari tornati al potere contro i Fratelli Musulmani, “perche’ vi sia un processo omnicomprensivo che progredisca, un processo politico inclusivo”, ha osservato la portavoce della diplomazia statunitense, “riteniamo che tutte le parti debbano avere l’opportunita’ di prendervi parte. E’ difficile che cio’ avvenga”, ha sottolineato, “quando numerosi membri di una sola tra esse sono invece in prigione”.

