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Esteri
Alle urne quasi 55 milioni di iraniani

Iran al voto venerdì 26 febbraio tra l'indifferenza dei cittadini e le esortazioni delle autorità a votare. Le elezioni potrebbero essere decisive nel dare un duro colpo al potere degli ultraconservatori e rappresentano un test per le politiche del presidente moderato Hassan Rohani. Il periodo di campagna si è aperto senza manifestazioni, senza grande bombardamento di annunci televisivi o affissioni, in contrasto con l'importanza che osservatori stranieri e leadership locale (in primis la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, e il presidente Rohani) danno alla consultazione.

Gli aventi diritto al voto sono quasi 55milioni, chiamati a scegliere tra i 6.229 politici ammessi come candidati per i 290 seggi dell'Assemblea consultiva islamica (Majles, il Parlamento) e tra gli 801 religiosi sciiti autorizzati a competere per uno degli 88 posti dell'Assemblea degli esperti. Il numero dei candidati autorizzati a correre per un seggio in Parlamento è il più alto nella storia delle elezioni in Iran, sebbene sia poco più della metà del totale che ne ha fatto richiesta.

A squalificarne la metà è stato il Consiglio dei guardiani della Costituzione, composto da ultraconservatori e incaricato di vagliare le candidature e decidere se siano adeguate. In Iran, dove il sistema politico mescola aspetti di democrazia rappresentativa con teocrazia islamica sciita, il Parlamento propone, dibatte e vota le leggi e può censurare i ministri del governo, sebbene le sue decisioni possano essere bloccate dalla Guida suprema.

L'Assemblea degli esperti, eletta ogni otto anni, è l'organismo incaricato di eleggere la Guida suprema nel caso l'incarico sia vacante e ha il potere anche di revocargli il mandato, fatto sinora mai avvenuto. Queste elezioni sono considerate decisive perché serviranno a verificare l'appoggio popolare a Rohani e alla sua politica di apertura e ripristino dei legami con l'Occidente. Secondo le previsioni, l'elettorato premierà i successi economici e diplomatici di Rohani, quindi nascerà un Parlamento con una maggior rappresentanza di moderati e riformisti, seppure decimati dalla 'preselezione'. Ciò toglierà forza agli ultraconservatori che ora hanno in mano il potere e che sono stati i principali nemici di Rohani da quando è diventato presidente nel 2013.

Se dell'Assemblea degli esperti facesse parte un maggior numero di religiosi di tendenza riformista e moderata, ciò avrebbe un impatto fondamentale nel futuro della Repubblica islamica. Vista l'età della Guida suprema Ali Khamenei, che ha 76 anni, gli 88 membri potrebbero infatti essere in futuro chiamati a scegliere il suo successore. La campagna elettorale, silenziosa nelle strade, è invece decisamente attiva sulle reti social, vietate ma ampiamente usate dai cittadini, e tramite i messaggi testuali telefonici. A dare vita a questo 'tam-tam' non sono stati i partiti politici, ma i cittadini che sostengono l'uno o l'altro candidato. I cittadini disillusi, però, sono molti. "Tutte le elezioni del mondo sono truccate e in Iran lo sono ancora di più", dice un uomo di 50 anni a Teheran. Un altro ammette che lascerà scheda bianca perché la differenza tra candidati riformisti, moderati o conservatori si limita "al discorso e ai modi", mentre il potere resterà sempre nelle mani delle élite.

Proprio dal vertice del potere, la Guida suprema Khamenei che ha sempre l'ultima parola su ogni questione politica e religiosa, è arrivato l'appello alla "partecipazione di massa" alle elezioni, anche per "defraudare i nemici" della Repubblica islamica. Khamenei ha definito il voto come uno dei pilastri della rivoluzione e ha difeso con fermezza il Consiglio dei guardiani, incaricato di autorizzare le candidature elettorali e le cui decisioni non trasparenti e arbitrarie sono criticate da riformisti e osservatori stranieri. Ha chiesto agli iraniani di "restare all'erta" e di non cadere "nella linea di volontà del nemico", accusato di voler sottrarre legittimità al regime di Teheran.

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