Ucraina, Morelli: “Putin rafforzato, Mosca può giocare sul tempo. I russi non intendono fermarsi”
Mentre la guerra in Ucraina continua a consumarsi sul terreno e ogni ipotesi di svolta diplomatica resta appesa agli equilibri internazionali, Vladimir Putin esce rafforzato dalle elezioni per il rinnovo della Duma. Russia Unita ha conquistato il 57,83% dei voti e 355 dei 450 seggi, ampliando la propria maggioranza nel Parlamento russo rispetto alla precedente legislatura.
Un risultato che consolida ulteriormente il controllo del Cremlino sulla scena politica interna e riporta al centro una questione cruciale: il voto può avere conseguenze anche sulla guerra in Ucraina? Putin potrebbe interpretarlo come un mandato per proseguire sulla stessa linea o persino irrigidire la strategia di Mosca? Sullo sfondo resta una guerra ormai trasformata in un confronto di logoramento, in cui risorse militari, economiche e demografiche pesano insieme alla tenuta del sostegno occidentale a Kiev.
A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani analizza il significato del voto e le possibili ripercussioni sul conflitto: “Il risultato delle urne rafforza ulteriormente i falchi all’interno della Federazione. Questo significa che, almeno ai vertici militari e politici, i russi sono fortemente decisi a portare avanti la guerra”.
La vittoria di Russia Unita era ampiamente attesa, ma il partito di Putin esce dalle urne con una maggioranza ancora più ampia alla Duma. Quanto conta questo risultato per il Cremlino e, soprattutto, può incidere sulla conduzione della guerra in Ucraina?
“Sicuramente la vittoria di Russia Unita era ampiamente attesa. Vladimir Putin, però, ha rafforzato ulteriormente la propria posizione al vertice del Cremlino, anche perché nel corso di questi anni ha cercato di compattare la popolazione e serrare i ranghi, consolidando il fronte interno per portare avanti la guerra in Ucraina. Un conflitto che viene tratteggiato come un’operazione militare speciale di natura esistenziale per garantire l’integrità della Federazione Russa, ma soprattutto per permettere a Mosca di tornare a giocare un ruolo da grande potenza e riaffermare la propria centralità nel cosiddetto ‘estero vicino’.
Per quanto riguarda la figura di Putin, bisogna registrare anche un incremento del sostegno nei confronti del leader del Cremlino, soprattutto in seguito agli ingenti investimenti effettuati nel welfare e nello Stato sociale, ma anche per i rapporti rafforzati con diversi leader locali, oligarchi e con la popolazione.
Secondo un sondaggio del Levada Center, un importante istituto demoscopico indipendente russo, la figura di Putin ha guadagnato ulteriormente terreno. Se nel 2021 occupava la quarta posizione tra le figure considerate più importanti nella storia, nel sondaggio pubblicato nel giugno 2025 è salito al secondo posto: al primo troviamo Stalin con il 42%, mentre Putin ha superato Lenin, al terzo posto, seguito da Pushkin e Pietro il Grande.
Questo dimostra la forte presa che Putin continua ad avere su una parte della popolazione, soprattutto perché è riuscito a ripristinare, nella percezione di molti russi, il rango, il prestigio e la potenza di un Paese che era uscito sconfitto dalla Guerra fredda con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991”.
Putin aveva presentato queste elezioni anche come un test del sostegno alla guerra. Il risultato può spingerlo a proseguire sulla stessa linea o persino ad alzare il livello dello scontro, oppure saranno l’andamento sul campo e i negoziati internazionali a determinare le prossime mosse di Mosca?
“Putin ha sicuramente l’appoggio di una buona parte della popolazione russa per quanto riguarda questa guerra, che viene considerata di natura esistenziale anche per ripristinare il rango e il prestigio della Russia. L’Ucraina viene considerata la cosiddetta ‘Piccola Russia’ e rientra in quel Russkij mir, quel ‘mondo russo’ a cui una parte della collettività della Federazione è fortemente legata.
Il risultato delle urne rafforza ulteriormente i falchi all’interno della Federazione. Questo significa che, almeno ai vertici militari e politici, i russi sono fortemente decisi a portare avanti la guerra, anche perché ritengono di trovarsi in una posizione di vantaggio.
Il conflitto si è trasformato in una guerra di logoramento e la Russia può contare su maggiori risorse economiche, demografiche e militari. Un elemento che fa una grande differenza in una guerra di attrito e trincea. I russi sono quindi disposti a proseguire con l’obiettivo di conquistare interamente il Donbass e fissare quelle linee rosse che avevano indicato prima del 24 febbraio 2022 e che allora non erano state accettate, ma che oggi Mosca è disposta a ottenere con le armi, giocando anche sul fattore tempo.
La Russia può permettersi sforzi più prolungati rispetto all’Ucraina, che dipende dalle risorse provenienti dall’Occidente ed è fortemente preoccupata dalla possibile stanchezza del fronte occidentale nel sostegno a Kiev nel lungo periodo. L’Ucraina deve inoltre affrontare un enorme problema demografico: non soltanto la carenza di uomini da inviare al fronte, ma anche quella degli ucraini che, domani, dovrebbero ricostruire il Paese.
Di questo i russi sono perfettamente consapevoli. Per questo motivo stanno serrando ulteriormente i ranghi con l’obiettivo di conquistare quei territori che, secondo la loro visione, rientrano nel ‘mondo russo’ e nella cosiddetta Novorossija, quella ‘Nuova Russia’ legata storicamente alle conquiste di Caterina la Grande e che Putin vorrebbe riportare sotto il controllo di Mosca”.


