Ue verso l’anno che può cambiare gli equilibri: nel 2027 urne decisive in mezza Europa
Una lunga stagione di urne potrebbe cambiare il volto politico dell’Unione europea. Tra la fine del 2026 e il 2027 diversi Stati membri saranno chiamati al voto, con possibili conseguenze sugli equilibri del Consiglio Ue, dove nelle decisioni a maggioranza qualificata conta anche il peso della popolazione, e del Consiglio europeo, chiamato a tracciare la linea politica dell’Unione.
L’ultimo scorcio del 2026
Il primo appuntamento sarà il 3 ottobre in Lettonia, dove si rinnoverà il Parlamento. Il premier Andris Kulbergs, arrivato dopo l’esecutivo di centrosinistra di Evika Siliņa, si presenta in posizione favorevole, ma il proporzionale e un quadro politico molto frammentato rendono difficile immaginare una maggioranza monocolore. Il 25 ottobre sarà il turno della Bulgaria, reduce da una prolungata instabilità, che eleggerà il nuovo presidente. Il voto testerà anche gli equilibri nati dopo il successo parlamentare di Rumen Radev, che ha avvicinato Sofia a Mosca e interrotto gli aiuti militari a Kiev.
Estonia e Finlandia
Possibile cambio di maggioranza in Estonia, chiamata alle urne il 7 marzo 2027. Il premier Kristen Michal è alla guida dell’alleanza liberale tra Partito riformatore ed Eesti 200, mentre nelle rilevazioni è avanti la formazione conservatrice Isamaa. Il 18 aprile toccherà alla Finlandia, dove i socialdemocratici dell’SDP di Antti Lindtman tenteranno di strappare il governo al centrodestra del premier Petteri Orpo.
Occhi puntati sull’Eliseo
Il 18 aprile sarà anche il giorno del primo grande snodo politico europeo, con il primo turno delle presidenziali francesi. Marine Le Pen, prevalsa sul giovane Jordan Bardella, tenterà per la quarta volta la corsa all’Eliseo con il Rassemblement National. A pesare saranno soprattutto le alleanze al centro e gli equilibri in vista del ballottaggio, al quale punta anche Jean-Luc Mélenchon.
Grecia
Anche la Grecia dovrebbe tornare al voto nella primavera del 2027, come annunciato dal premier Kyriakos Mitsotakis, anche se manca ancora una data ufficiale. Nuova Democrazia resta davanti nelle rilevazioni, con un ampio vantaggio su Elas-Alleanza della sinistra di Alexis Tsipras e sul Pasok.
La sfida a Sánchez
La Spagna dovrà rinnovare il Parlamento entro il 22 agosto. Pedro Sánchez affronterà una sfida particolarmente delicata, mentre sulla destra cresce la possibilità di nuovi equilibri tra i popolari del PP e i sovranisti di Vox.
Slovacchia in bilico
Entro il 28 settembre sarà la volta della Slovacchia, anche se il giorno delle elezioni non è stato ancora stabilito. La partita principale vedrà contrapposti lo Smer-SD del premier Robert Fico e Slovacchia Progressista di Michal Šimečka, con un quadro che al momento rimane aperto.
L’incognita polacca
Chiuderà il calendario la Polonia, chiamata alle urne entro l’11 novembre. La coalizione europeista guidata da Donald Tusk dovrà fronteggiare una destra in crescita ma divisa tra PiS, il nuovo progetto dell’ex premier Mateusz Morawiecki, Konfederacja e Confederazione della Corona polacca.


