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Esteri

Di Antonino D'Anna
 

Allora, Papa Francesco è stato spiato o no? Oltretevere in queste ore c'è chi si pone questa domanda. Ma la risposta potrebbe essere molto più semplice di quanto si possa immaginare: anche se spiato, infatti, il Papa non è ritenuto dagli States un interlocutore decisivo. E i momenti di attrito non sono mancati nella storia delle relazioni tra Roma e Washington. Per un motivo molto semplice: da sempre gli obiettivi e gli interessi della Santa Sede non sono quelli della Casa Bianca. In compenso, però, dalle carte di Wikileaks che Affaritaliani ha consultato, emerge che monsignor Piero Parolin, l'attuale Segretario di Stato vaticano, era considerato "un buon contatto" da parte dell'Ambasciata USA in Vaticano. Che già nel 2002 aveva previsto per lui una luminosa carriera.

UN LUNGO RAPPORTO- Anche se gli USA riconoscono alla Chiesa cattolica un peso non indifferente nel mondo, lo scandalo della pedofilia nel clero scoppiato in America nel 2002 ha fatto sentire i suoi morsi. E le contrapposizioni sulla guerra all'Irak di George W. Bush (2003), le divergenze sulla politica internazionale come a Cuba (2009), l'attivismo della Santa Sede all'ONU hanno lasciato i loro strascichi. Bisogna però dire che il sospetto avanzato ieri da tanti sulla base delle rivelazioni di "Panorama", per le quali sarebbero stati ascoltati anche i cardinali alle soglie del Conclave, ad Affaritaliani risulta molto più marcato. Per quanto possiamo rivelare, infatti, non sarebbero mancati porporati colti dallo squillo del telefonino durante le congregazioni del Conclave, gli incontri preparatori cioè che preludono all'elezione vera e propria; e altri che si sarebbero allegramente messi a ciarlare al telefono prima di essere rimbrottati. E prima dell'erezione della "cortina elettronica" che ha accecato temporaneamente i telefonini e i mezzi di comunicazione dei porporati prima dell'ingresso in Cappella Sistina.

BERGOGLIO E WIKILEAKS- Ma che in Vaticano ci sia da sempre un'attività di spionaggio non è certo una novità. E non è certo un film di James Bond. Basta guardare ai cablogrammi che dall'Ambasciata USA in Vaticano partono verso il Dipartimento di Stato per rendersi conto del fatto che le ambasciate non si occupano soltanto di relazioni commerciali o diplomatiche, ma informano il proprio governo su quanto accade dietro le quinte. Colloqui, discussioni, incontri riservati, fonti: va bene, non è certo spiare, ma certo è quel lavoro "ufficioso" che fa parte della diplomazia. E che Papa Francesco fosse nel mirino degli americani non è una novità: è il 18 aprile 2005 quando in vista del conclave che eleggerà Joseph Ratzinger come Benedetto XVI, Jorge Mario Bergoglio viene definito "un buon candidato di compromesso". Ecco che il cablo (la traduzione è nostra), dopo aver elencato brevi note biografiche, lo descrive così: "Parla spagnolo, italiano e tedesco. Bergoglio è l'esempio delle virtù del pastore saggio che molti elettori prendono in considerazione. Gli osservatori hanno apprezzato la sua umiltà: è stato riluttante nell'accettare onori o assumere alti incarichi, e va a lavorare prendendo l'autobus. Quello che potrebbe affondarlo è l'appartenenza ai Gesuiti. Alcuni prelati anziani, specie i conservatori, sono sospettosi in merito ad una corrente 'progressista' nell'ordine, forse più pronunciata negli USA, ma nche presente un po' dappertutto. Bergoglio viene descritto come uno che prefeisce vivere nella Chiesa locale anziché svolgere un'esistenza burocratica nelle strutture ecclesiastiche romane; ma al tempo stesso ha mostrato la volontà di servire nelle varie commissioni di supervisione del Vaticano". Ed ecco che viene quindi descritto così: "Ciò potrebbe indicare la capacità di superare la divisione Curia/Chiese locali che divide il Collegio dei Cardinali elettori, rendendolo un buon candidato di compromesso".

LE SPIE CI SONO DA SEMPRE- Del resto il rapporto tra USA e Santa Sede è sempre stato a corrente alternata: alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, specie contro il pericolo comunista (il futuro Pio XII, Eugenio Pacelli, incontra Franklin Roosevelt nel 1936 quando è ancora Segretario di Stato di Pio XI, Achille Ratti), poi divisi già al Concilio (vi fu chi, tra i vescovi americani, avrebbe voluto un documento a favore della moralità dell'uso di armi nucleari, in prospettiva di una guerra contro l'Unione Sovietica: ma a quel tempo si cercava già di aiutare la "Chiesa del silenzio" di Oltrecortina) e dalla guerra del Vietnam, negli anni '80 con Karol Wojtyla le posizioni si differenziano ulteriormente. Il Papa polacco infatti è sempre stato abbastanza scettico verso la società americana, anche se non esiterà ad appoggiare l'intervento nell'ex Jugoslavia in nome della dottrina sull'ingerenza umanitaria. Salvo poi fare marcia indietro, appunto, nei confronti della guerra all'Irak. E che le spie ci siano sempre state è storia vecchia: è il 18 agosto 1973 quando John Volpe, l'ambasciatore americano in Italia, riferisce di un'inchiesta del settimanale "Panorama" in merito alla rete di spie presente a Roma. E cita il settimanale italiano, osservando che non mancano agenti stranieri interessati alle finanze della Santa Sede. In ogni caso, quando è possibile Chiesa e USA si aiutano. O si confrontano per consigli e informazioni: il 22 aprile 2009 un cablo dalla Santa Sede osserva che Oltretevere l'apertura del neoeletto presidente Barack Obama nei confronti di Cuba è stata apprezzata. E anzi, la Santa Sede "spera in ulteriori passi da compiere al più presto (…). Migliori relazioni Usa-Cuba toglierebbero a Hugo Chavez uno dei suoi.

INCOMPRENSIBILI?- Certo l'immagine che la diplomazia yankee dà della Chiesa cattolica non è delle migliori. È il 20 febbraio 2009 quando, parlando dell'entourage di Ratzinger, si osserva: "Molti degli alti papaveri in Vaticano - tutti maschi, generalmente settantenni - non capiscono i media moderni e le nuove tecnologie informatiche. Padre Federico Lombardi, che usa il Blackberry, resta un'eccezione in una cultura in cui molti alti responsabili non hanno neanche un indirizzo ufficiale di posta elettronica". Si osserva che i principali collaboratori del Papa sono "troppo italocentrici. A parte l'Arcivescovo James Harvey (allora prefetto della Casa Pontificia e oggi cardinale e arciprete di San Paolo fuori le Mura, N.d.R.), non c'è nessuno che faccia parte del cerchio più ristretto vicino al Papa e che provenga da una nazione anglofona". E ancora: "I collaboratori italiani del Papa tendono all'uso di comunicazioni vecchio stile scritte in linguaggio 'cifrato' che nessuno al di fuori dei loro stretti giri possono decifrare". Qui si tocca una punta quasi comica: "L'ambasciatore israeliano, per esempio, ha detto di aver di recente ricevuto una dichiarazione vaticana che avrebbe dovuto contenere un messaggio positivo per Israele, ma era così velato che non è riuscito a individuarlo, anche quando gli è stato detto che era lì".

DIPLOMAZIA IMPACCIATA- Insomma, a leggere i cablo, il Vaticano viene indicato come una realtà molto importante, ma capace di compiere errori altrettanto importanti. I diplomatici americani non se ne perdono una: e riferiscono ogni tipo di gaffe o passo falso. Il 26 febbraio 2010 osservano, parlando della risposta vaticana allo scandalo della pedofilia in Irlanda: "La risposta relativamente celere del Vaticano a questa crisi ha dimostrato che la Chiesa ha imparato le lezioni chiave apprese dallo scandalo Usa del 2002, ma ha lasciato ancora alcuni cattolici - in Irlanda e altrove - con l'amaro in bocca. La crisi in Irlanda continuerà per anni, dove si attendono ulteriori rivelazioni in futuro, anche nel momento in cui nuove accuse di abusi sessuali del clero vengono alla luce in Germania".
 

TUTTI I CABLO

Cablo del 2 luglio 2001: "Vatican, the Supranational Power"
http://wikileaks.org/cable/2001/07/01VATICAN3507.html

Cablo del 18 aprile 2005 su Jorge Mario Bergoglio: i cardinali elettori
http://www.cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN466

Panorama's Latest spy story, 18 agosto 1973
http://www.wikileaks.org/plusd/cables/1973ROME08374_b.html

Vatican hopes for bettere US-Cuba Ties, in part to rein in Chavez and his acolytes
http://www.wikileaks.org/plusd/cables/09VATICAN59_a.html

The Holy See - A failure to communicate
http://www.wikileaks.org/plusd/cables/09VATICAN28_a.html

Irish-Vatican relation, 26 febbraio 2012
http://www.wikileaks.org/plusd/cables/10VATICAN33_a.html

Holy See nominates new deputy foreign minister: biographical information on Pietro Parolin, 4 dicembre 2002
http://www.wikileaks.org/plusd/cables/02VATICAN5848_a.html

Chavez "wants to talk with U.S.", declares himself a marxist, 25 gennaio 2010
http://www.wikileaks.org/plusd/cables/10CARACAS77_a.html

ASPETTANDO PAROLIN- Ma ci sono anche personalità stimate. Una di queste è monsignor Pietro Parolin, il neosegretario di Stato Vaticano non ancora in servizio effettivo per motivi di salute. Ecco come viene descritto nel cablo (anticipato dall'Espresso) il 4 dicembre 2002, quando dall'ambasciata partono alcune sue note caratteristiche: "Papa Giovanni Paolo II ha nominato monsignor Pietro Parolin come Viceministro degli Esteri della Santa Sede (sottosegretario per la sezione per le relazioni con gli Stati della Segreteria di Stato) (…) Parolin parla italiano, inglese, francesce, spagnolo. Parolin è stato nel 2001 un visitatore internazionale negli Stati Uniti, ed è stato un buon contatto per la nostra sede. Abbiamo lavorato molto strettamente con lui grazie alla sua capacità di responsabile di zona per l'Indonesia durante la crisi di Timor Est". E ancora: "Si è dimostrato consistentemente come un 'vaticanista' (così nel testo, N.d.R.) capace di apertura mentale e che è stato preparato per assumere maggiori responsabilità nella Santa Sede". E in questo gli americani sono buoni profeti, visto che 11 anni dopo Bergoglio chiama Parolin alla segreteria di Stato. I diplomatici yankee osservano che Parolin sarebbe un ottimo nunzio papale (e lo sarà poco dopo), ma: "Sospettiamo che le sue capacità sopra la media (…) lo hanno fatto restare in Vaticano dove ora è passato rapidamente a ricoprire una posizione più importante. Parolin molto probabilmente porterà avanti la tradizione di amichevolezza, capacità operativa, apertura mentale instaurata dal suo predecessore (Celestino Migliore, oggi nunzio apostolico in Polonia, N.d.R.), e sarà un utile interlocutore di alto livello per gli USA". E che sia stato un ottimo interlocutore è vero: spesso grazie a Parolin Santa Sede e USA si sono sondati o hanno dialogato su varie tematiche, com'è tipico della diplomazia. Almeno fino a quando il futuro Segretario di Stato non è andato in Venezuela com Nunzio Papale.

CHAVEZ E L'ESORCISMO- L'ultimo cablo che lo riguarda è del 25 gennaio 2010, spedito dall'ambasciata USA a Caracas, Venezuela. "Nell'ambito della discussione degli effetti del terremoto di Haiti e il profondo dolore che ha portato agli 'amici cristiani', Chavez ha accolto il nuovo nunzio Papale Pietro Parolin, ed ha espresso il suo desiderio di 'buone relazioni' col Vaticano". Poi Chavez fa una richiesta curiosa a Parolin: "Molto rispettosamente ha suggerito che il Nunzio esorcizzi la Missione Papale di Caraca, dopo che il precedente Nunzio vi aveva accolto nel 2007 'il sadico e stupratore' leader degli Studenti Nixon Moreno, e perché alcuni dei vescovi venezuelani 'sono servi degli interessi della bastarda borghesia venezuelana'".

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