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Furto Louvre, i carabinieri “specialisti”: prime 48 ore decisive. Caccia alla talpa (forse un dipendente del museo)

“Ecco perché nessun mercante d’arte gli acquisterebbe quei gioielli”

Furto Louvre, i carabinieri “specialisti”: prime 48 ore decisive. Caccia alla talpa (forse un dipendente del museo)
Louvre

Furto al Louvre, caccia alla talpa. Due sole possibilità di monetizzare per i ladri: ecco quali

Il furto alla Lupin avvenuto due giorni fa al Louvre ha del clamoroso. Pochi colpi simili nella storia e ora è corsa contro il tempo per trovare i colpevoli. Le indagini sono un rompicapo. “Furti così eclatanti in musei – dicono a Il Corriere della Sera dal Comando tutela patrimonio culturale dei carabinieri – si contano su una mano e non risulta, nelle banche dati di Europol, l’esistenza di particolari bande specializzate transnazionali come per i topi d’appartamento”, spiegano gli esperti. Per esempio in Italia, nel 1998, alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma sparirono due Van Gogh e un Cézanne: i ladri, aiutati da una basista, furono arrestati 48 giorni dopo. Nascondevano i dipinti sotto un letto a Torino, incapaci di piazzarli. “Criminali comuni”, li definì il giudice.

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Nessun mercante d’arte o direttore di museo – spiega Marina Rosa, coordinatrice del Comitato nazionale per il bicentenario di Napoleone I – li acquisterebbe anche perché sono finiti sui media di tutto il mondo e se ne conosce la provenienza illecita”. Resta la domanda: chi ha osato colpire nel cuore della Francia gioielli delle corti reali e imperiali del XIX secolo, fra cui le famiglie Bonaparte e Beauharnais? Il bottino non è fatto solo d’oro e diamanti, ma di storia europea. “Gli intermediari – conclude Marina Rosa – provano a monetizzare entro 48 ore, talvolta all’estero. I gioielli possono essere nascosti addosso o trasportati come bagaglio a mano senza destare sospetti. Se però non ci riescono, col passare dei mesi, diventano sempre più difficili da vendere“.

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