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Esteri
Libia, le armi chimiche di Gheddafi in mano all'Isis?


Allarme armi chimiche dalla Libia. Iprite e gas nervino Sarin sarebbero state trafugate da arsenali del regime di Muammar Gheddafi in province centrali e meridionali della Libia e a prenderle sarebbero state «milizie» avversarie dell’esercito regolare libico. A riferirlo il sito di “Asharq Al-Awsat”, quotidiano panarabo basato a Londra che cita «fonti militari» anonime.
 
Il quantitativo trafugato non è noto, precisa il sito del quotidiano filo-saudita. Un «responsabile militare», sotto anonimato, ha detto all’Asharq Al-Awsat che «sfortunatamente» armi chimiche «esistono in luoghi noti alle milizie, le quali ne hanno preso grandi quantitativi per usarle nella loro guerra contro l’esercito».
 
Intanto ieri per la Libia è stato un venerdì di passione con due attentati suicidi e raid aerei. Due kamikaze dell’Isis a bordo di autobomba hanno compiuto un massacro con circa 50 vittime nell’est, mentre nel Paese le due fazioni che l’Onu vorrebbe si unissero per combattere lo Stato islamico si abbandonano a schermaglie verbali ostili e poco incoraggianti. Gli attentati hanno causato almeno 47 morti e 80 feriti, di cui 26 molto gravi facendo temere un aggravarsi del bilancio di vittime. Nell’attacco portato ad Al Quba, secondo varie fonti, sono state utilizzate tre autobomba per colpire un distributore di carburante, la sede del Dipartimento della sicurezza e l’abitazione di Aqila Saleh, il presidente del parlamento libico riconosciuto dalla comunità internazionale. Al Quba ha circa 25 mila abitanti e si trova quasi a metà strada fra Derna, dove l’Isis dallo scorso autunno ha fatto istituire un «califfato» (41 km più a est), e al Bayda, una delle due sedi del governo libico.
 
Nella rivendicazione l’Isis ha parlatoa di due kamikaze («cavalieri del Califfato della Cirenaica», uno libico e uno saudita) che hanno vendicato la morte di «famiglie musulmane» nei due giorni di raid aerei egiziani su Derna di inizio settimana e replicati dall’aviazione libica nelle ultime ore. Secondo obiettivo era il Direttorato alla sicurezza, definita «l’Unità di crisi del tiranno Haftar»: il riferimento è al generale Khalifa Haftar, che ha lanciato un’operazione contro le milizie islamiche alla guida di una sua forza poi riconosciuta dal governo di Tobruk.
 
Fonti ufficiali libiche hanno annunciato che l’Egitto sta realizzando un blocco navale per impedire traffici di armi in favore dei jihadisti. Inoltre è sempre in corso l’assedio delle milizie islamiche di Misurata (grandi sponsor del Parlamento di Tripoli) agli uomini dell’Isis asserragliati a Sirte, peraltro bombardata da aerei libici di provenienza non chiara. I jihadisti affiliati allo Stato islamico hanno imposto un coprifuoco e, per sottolineare la presa di possesso della città natale di Muammar Gheddafi, hanno inscenato parate con pickup pesantemente armati e issato una bandiera nera all’Università.

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