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Esteri
gianni pittella (2)

I capi di Stato e di governo si sono riuniti per stilare il bilancio dell'Europa per i prossimi sette anni. Fra pochi giorni la bozza approderà all'Europarlamento che dovrà decidere se approvarla. Qual è il suo giudizio sull'accordo che è stato raggiunto?
"Il mio giudizio è assolutamente negativo. In un momento di crisi economica e sociale dall'Europa dovrebbero arrivare incentivi alla ripresa. Invece i bilanci europei vengono tagliati. Così è impossibile soddisfare i bisogni dei cittadini che chiedono ossigeno all'Europa".

Ora è l'Europarlamento che dovrà approvare il bilancio. Ci sono i margini per stanziare maggiori risorse per la crescita?
"I giochi sono ancora tutti da fare. Grazie al Trattato di Lisbona per la prima volta il Parlamento è autorità di bilancio, non si può fare l'accordo senza il nostro avvallo. Noi faremo valere le nostre ragioni e speriamo che ci sia la disponibilità dei governi".

Il Presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz, un tedesco, ha detto che questo accordo non va bene e che in Aula farà una dura battaglia e non è detto che il bilancio venga approvato. Si può arrivare ad un veto?
"Siamo ad un evento storico. Qualche mese fa vennero in Parlamento due grandi europeisti: Helmut Smith e Jack Delor, i quali dissero che in Europa, per spezzare le tendenze rigoriste e di ridimensionamento, c'è bisogno di una insurrezione democratica. Il momento è arrivato, se il bilancio rimane questo noi dobbiamo fare un colpo di stato democratico".
 

IL MINISTRO CORRADO PASSERA AD AFFARI: "PROFONDAMENTE DELUSO DALL'ACCORDO SUL BILANCIO EUROPEO"

Corrado Passera (4)

In quali voci del bilancio è necessario intervenire?
"La revisione va fatta in due punti. Prima di tutto rivedendo la dotazione finanziaria che riguarda la politica agricola, i fondi strutturali,  quelli per il finanziamento delle grandi reti infrastrutturali e per la ricerca e la formazione. Sono tutti stanziamenti che vanno aumentati. Senza questo aumento difficilmente il Parlamento potrà votare a favore".

La seconda parte da rivedere qual è?
"Il 'sistema degli sconti' che è vergognoso e la dice lunga sulla modalità con cui gli Stati si approcciano al bilancio europeo. I governi spesso sono spinti a cercare solo un proprio tornaconto nazionale. Ogni Paese si litiga un piccolo privilegio. Ad esempio l'Italia è tornata plaudendo perché risparmia qualche milione. Ma non è così che si fa l'interesse europeo. C'è un valore aggiunto delle politiche europee per cui ogni euro speso in questi programmi ha delle ricadute sull'economia nazionale. E poi c'è un'altra cosa".

Dica.
"Bisogna prevedere un margine di flessibilità tra un anno e l'altro e tra una rubrica e l'altra, in modo che se i fondi non sono spesi in un anno possono essere recuperati l'anno successivo, oppure facendo dei passaggi tra una rubrica di spesa e l'altra".

Il ministro Passera, intervistato da Affaritaliani.it, ha detto che è rimasto deluso da questo accordo e che spera verrà rivisto. Possiamo dire quindi che a Bruxelles avrete l'appoggio del governo per contrattare maggiori fondi?
"In realtà il presidente Monti ha dato il suo ok all'accordo e questo mi è dispiaciuto perché ho stima di lui come europeista".

Monti ha detto che meglio di così era impossibile fare e che dobbiamo essere soddisfatti perché abbiamo risparmiato alcuni milioni di euro.
"Però due giorni prima dell'accordo Monti ha detto che era pronto a mettere il veto, invece è tornato plaudendo all'accordo perché avevamo risparmiato alcuni milioni, anche se a fronte di una riduzione pesante dei fondi nel complesso".
 
Domenica si andrà alle urne. Se dovesse vincere Bersani è possibile la creazione di un asse italofrancese per arginare il potere della Germania e degli altri Stati rigoristi del nord?
"Questa è una delle motivazioni principali per votare Bersani. Se fosse Presidente del Consiglio rafforzerebbe l'asse progressista e socialista e porrebbe le condizioni per un accordo di alto livello con la Cancelliera. Berlino pone la questione del risanamento dei conti pubblici e della disciplina di bilancio. Noi dobbiamo dire di sì a queste richieste, ma la Germania deve dire di sì agli strumenti per far riprendere la crescita".

Come gli eurobond?
"Esatto. Gli eurobond potrebbero rastrellare sui mercati una dotazione finanziaria attraverso l'emissione di titoli per tremila miliardi di euro, che sono necessari per mutualizzare il debito a livello europeo e per finanziare un piano per la crescita e l'occupazione".

In questo momento in Europa si sta discutendo anche del 'free trade agreement' con gli Stati Uniti. Un'area di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico. Quel è lo stato della discussione?
"E' una idea lanciata dal Presidente Obama, da Barroso e da Van Rompuy. E' un traguardo ambiziosissimo perché prevede un'area che raccoglierebbe il 40% degli scambi commerciali mondiali. Avrebbe anche un valore politico di rafforzamento dell'agenda transatlantica. E' un cammino che si è aperto, ma c'è ancora molto da fare".

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