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Esteri
Grecia, Tsipras resta senza soldi: niente soldi al Fmi


La Grecia non sarà in grado di pagare le rate del prestito del Fondo monetario internazionale perché non ha i soldi per farlo. Lo ha detto alla Tv Mega il ministro dell'Interno Nikos Voutsis. "Le quattro rate per il Fmi in scadenza a giugno ammontano a un miliardo e 600 milioni di euro. Questo denaro non sarà versato, perché non c'è", ha affermato senza mezzi termini. Salvo poi precisare che Atene potrà pagare solo se troverà un accordo con i creditori. E sottolineare, a proposito dell'eventuale mancato pagamento: "Non vogliamo questo, non è la nostra strategia. Stiamo discutendo, sulla base del nostro limitato ottimismo, perché ci sia un accordo forte in modo che il Paese sia in grado di respirare. Questa è la scommessa". In ogni caso Atene è determinata a combattere contro la strategia del "soffocamento" dei creditori: "Questa politica di estrema austerità e disoccupazione in Grecia deve essere colpita. Non fuggiremo da questa battaglia".
 
Quelli di Voutsis sono i commenti più espliciti mai fatti finora sulla possibilità che la Grecia finisca in default, se i colloqui falliranno. Dopo mesi di negoziati con i partner dell'eurozona e il Fmi, il governo guidato dalla sinistra del premier Alexis Tsipras è ancora alle prese con un accordo per lo sblocco di sette miliardi e 200 milioni di euro in aiuti.
 
Con toni forse meno perentori ma altrettanto netti, il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ha ribadito che il suo governo ha già fatto la sua parte e ha avvertito che un'uscita della Grecia dall'euro sarebbe "catastrofica", rappresenterebbe "l'inizio della fine per il processo della moneta unica". In un'intervista allo show di Andrew Marr sulla Bbc, Varoufakis ha detto che l'esecutivo di Atene ha fatto "passi enormi" per favorire un accordo nel negoziato con le istituzioni internazionali e ha aggiunto che "ora spetta a queste istituzioni fare la loro parte". "Siamo andati loro incontro a tre quarti del percorso, ora loro devono venirci incontro facendo quell'ultimo quarto del cammino", ha aggiunto. Quindi ha fatto un ragionamento che porta alla stessa conclusione cui conducono le parole di Voutsis: "Negli ultimi quattro mesi, la Grecia non ha dovuto solo gestire il pagamento di stipendi e pensioni, ma ha dovuto estrarre il 14% del Pil per rispettare gli impegni con i creditori internazionali. Ad un certo punto non saremo più in grado di farlo".
 
La linea portata avanti dal governo Tsipras nel negoziato con le istituzioni finanziarie internazionali è appoggiata dal 54% dei greci, nonostante la situazione si sia fatta più tesa nelle ultime settimane. Un sondaggio condotto da Public Issue evidenzia inoltre che il 71% vuole che Atene resti nell'euro e che il 68% ritiene che il ritorno alla dracma peggiorerebbe la situazione economica. Il 59% dei greci chiede che l'esecutivo non si pieghi alle richieste delle istituzioni finanziarie, l'89% è contrario ai tagli alle pensioni e l'81% è ostile a qualsiasi ipotesi di licenziamenti di massa.

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