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Esteri
Grecia/ Lite a Berlino e scontro nell'Ue. Per Tsipras si mette male


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Niente di fatto per la Grecia. L'Eurogruppo è terminato senza alcuna intesa. Ora la parola passa ai leader, con un avertimento ad Atene e al governo ellenico: riforme entro mercoledì. Ma che cosa sta succedendo in Europa? Perché l'accordo, che sembrava a portata di mano dopo l'harakiri di Tsipras, è ancora lontano? Prima di tutto la Germania non è unita. Per niente. Wolfgang Schäuble, il falco, ovvero il ministro delle Finanze tedesco che ha duramente litigato con Mario Draghi (nonostante le smentite della Bce), insiste sulla linea dura e punta a guadagnare consensi in patria ai danni di Angela Merkel. La Cancelliera vorrebbe anche seguire la linea di Schäuble ma la sua maggioranza è sostenuta anche dai socialdemocratici dell'Spd. E il loro leader, il vic-Cancelliere Sigmar Gabriel, ha una linea diversa, non di molto per la verità, ma più propensa al dialogo. E quindi la Merkel si trova a dover mediare tra due fuochi. I falchi della Csu, i cugini bavaresi della Cdu guidati da Schäuble, che vorrebbero la Grecia fuori dall'euro, e gli alleati dell'Spd con una linea meno intransigente e ancora alla ricerca di un compromesso.

Ma è tutta l'Europa ad essere divisa. E l'Unione mostra tutta la sua debolezza e la sua incapacità di prendere una decisione. A scontrarsi sono visioni contrapposte su questioni delicate e importanti, come il debito greco e il nuovo prestito da concedere a Tsipras, oltre alle riforme promesse dall'esecutivo ellenico. Francia e Italia guidano il fronte di chi vuole trovare un accordo a tutti i costi. Un'uscita di Atene dall'Eurozona e un suo ritorno alla dracma darebbe forze sia a Marine Le Pen sia al duo Grillo-Salvini e per questo motivo Hollande e Renzi premono affinché la trattativa vada a buon fine. Non solo. Parigi ma soprattutto Roma, visti i loro conti pubblici per nulla sotto controllo, temono una tempesta finanziaria e una nuova corsa dello spread. Anche la Spagna e Malta, seppur in misura minora, hanno una posizione aperta al dialogo. Sul fronte opposto ci sono i duri e puri. Quelli che non si fidano più di Atene e che spingono per la rottura.

In primo piano i paesi dell'Est, che negli anni scorsi hanno fatto le riforme che la Grecia non vuole fare, ovvero Slovenia, Slovacchia, Polonia e le tre Repubbliche Baltiche (Lituania, Lettonia ed Estonia). Ma anche la Finlandia, alle prese con una crisi senza precedenti e con una disoccupazione al 9,4%, è tra i falchi. Così come l'Olanda il Portogallo, che non vogliono concedere a Tsipras ciò che a loro non è stato concesso negli anni scorsi. Una posizione di mediazione, ma comunque dura, hanno l'Austria e l'Irlanda. Aperto al confronto il Belgio. Pesa anche la pressione di Washington, che spinge per un accordo in quanto il presidente Obama teme che la Grecia, fuori dall'euro, possa avvicinarsi alla Russia e dare a Putin uno sbocco sul Mediterraneo. Alla fine, comunque, l'ultima parola come sempre spetterà alla Germania. E quindi da valutare attentamente nelle prossime ore e nei prossimi giorni è il braccio di ferro in seno al governo tedesco. Se vince Schäuble per Tsipras e la Grecia, nonostante il piano da 12 miliardi di euro, ci saranno ben poche speranze.

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