Punti chiave
- Netanyahu: grazie agli Usa, ma voglio autonomia negli armamenti
- Iran: Hormuz completamente aperto alle navi commerciali
- Teheran: ispettori Aiea non visiteranno i siti nucleari bombardati
- Israele presenta a Washington un piano pilota per il Libano
- Ghalibaf: "Su Hormuz linea diretta e coordinamento con gli Usa"
- Hezbollah: restiamo col dito sul grilletto, Israele non violi la tregua
- Pezeshkian: "Israele non abbia più diritto di bombardare Libano e Palestina"
- Gharibabadi: "Dagli Usa sblocco immediato di 12 miliardi"
- Herzog: "Accordo con il Libano possibile, ma Hezbollah pone il veto"
- Ghalibaf: "La diplomazia consolida la vittoria militare"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ringraziato gli Stati Uniti per il sostegno, ma ha detto di voler rafforzare l’autonomia militare di Israele.
“Apprezzo molto il sostegno che abbiamo ricevuto dai nostri amici americani, ma dobbiamo liberarci dalla dipendenza e costruire un nostro sistema autonomo di armamenti. Voglio l’autonomia negli armamenti. Ora ci troviamo di fronte all’Iran e ai suoi alleati. Li abbiamo colpiti. Non è ancora finita, ma dipende dalla nostra forza. Dove saremo tra 30 anni dipende dalla nostra forza. Per questo ciò che stiamo facendo ora è costruire una forza ancora maggiore”.
Netanyahu lo ha detto giovedì scorso durante un incontro con un corso per ufficiali della riserva al kibbutz Migdal Oz, a Gush Etzion.
Lo Stretto di Hormuz è “completamente aperto alle navi commerciali”, in linea con l’accordo preliminare tra Iran e Stati Uniti. Lo ha detto l’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite a Ginevra, Ali Bahrain.
Secondo l’ambasciatore, le imbarcazioni non devono pagare per usare questa rotta marittima, almeno per sessanta giorni. Quanto accadrà dopo dipenderà dall’esito dei negoziati.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che “Teheran non ha intenzione di consentire agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di visitare i siti nucleari bombardati durante la guerra”.
La posizione di Baghaei contraddice quanto affermato dal vicepresidente statunitense JD Vance, secondo cui i negoziati in Svizzera avevano portato a un accordo per consentire all’AIEA di visitare i siti iraniani.
Israele presenterà oggi a Washington un progetto pilota di ritiro parziale da un’area limitata del Libano meridionale. Lo riferisce Channel 12, in vista dei colloqui diretti tra le delegazioni di Beirut e Gerusalemme.
Secondo il piano, l’esercito libanese entrerebbe nell’area sotto supervisione americana. Una fonte israeliana ha dichiarato a Channel 12: “Arriviamo con delle mappe per decidere quale sarà l’area del progetto pilota che si svolgerà in una zona a sud del fiume Litani, cioè a sud della Linea Gialla”.
L’apparato della sicurezza e il governo israeliano puntano a misure di rafforzamento della fiducia reciproca, con l’obiettivo di evitare un accordo imposto dall’esterno, dagli Stati Uniti o dall’Iran.
Il piano prevede il ritiro dell’esercito israeliano da un’area considerata relativamente bonificata da terroristi e armi di Hezbollah.
I colloqui dovrebbero chiudersi giovedì pomeriggio e saranno articolati in due gruppi di lavoro: uno politico-diplomatico, guidato dall’ambasciatore Yechiel Leiter e da Yossi Draznin, alto funzionario del Consiglio per la sicurezza nazionale; e uno militare, guidato da Michael Levin, responsabile della sezione strategia, insieme al vice addetto militare Erik Ben-Dov.
Il capo negoziatore iraniano Mohammed Bagher Ghalibaf ha detto che nei colloqui con gli Stati Uniti è stato concordato un meccanismo di coordinamento sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
“Abbiamo concordato di istituire un meccanismo di coordinamento, che include una linea diretta e un centro di contatto a cui rivolgersi in caso di ambiguità o controversie”, ha affermato Ghalibaf.
“Durante questo periodo di 30 giorni, ai sensi dell’articolo 5 – ha aggiunto – le parti potranno mantenere uno stretto coordinamento affinché le navi che transitano nello Stretto possano farlo in modo più sicuro ed efficiente. Con l’aiuto di Dio, questo contribuirà a migliorare i flussi di traffico e i volumi di navi attraverso lo Stretto, a dare impulso all’economia regionale, a sostenere l’economia globale e a permetterci di guardare avanti”.
Mahmoud Qamati, vice capo del consiglio politico di Hezbollah, ha avvertito di nuovo che il gruppo libanese risponderà a qualsiasi violazione del cessate il fuoco da parte di Israele. Lo scrive Al-Jazeera, citando l’iraniana Press Tv.
Qamati ha affermato che la risposta di Hezbollah sarà “della stessa natura”. Ha aggiunto che non ci sarà un “ritorno alla situazione prebellica”, quando le forze israeliane lanciavano attacchi quasi quotidiani contro il Libano e i combattenti del gruppo evitavano di sparare.
“Hezbollah rimane in stato di massima allerta, con il dito sul grilletto, pronto a fronteggiare qualsiasi violazione da parte del regime israeliano”, ha dichiarato.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avuto ieri sera una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
“Dobbiamo tutti impegnarci affinché il Libano sia incluso nel processo di pace tra Iran e Stati Uniti e che Israele non abbia più il diritto di bombardare il Libano e la Palestina”, ha dichiarato Pezeshkian.
Secondo l’agenzia iraniana Irna, Erdogan ha elogiato l’approccio dell’Iran agli attacchi israeliani in Libano durante i colloqui Iran-Usa e ha auspicato che Teheran continui su questa linea “contro coloro che si oppongono ai colloqui”.
“L’inclusione del Libano in questo accordo ha avuto un risultato molto positivo”, ha aggiunto Erdogan.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha detto che gli Stati Uniti hanno accettato di sbloccare “immediatamente” 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. L’annuncio arriva dopo la conclusione dei negoziati tecnici in Svizzera.
“E’ stato concordato che gli accordi firmati relativi allo sblocco dei 12 miliardi di dollari di fondi congelati entreranno in vigore immediatamente”, ha dichiarato Gharibabadi, che ha guidato la squadra negoziale tecnica iraniana, secondo quanto riportato dall’agenzia Irna.
Il viceministro ha spiegato che la fase successiva coinvolgerà un comitato di alto livello, senza indicare una data, e quattro commissioni tecniche tematiche.
Le dichiarazioni di Gharibabadi contrastano con quelle del vicepresidente statunitense J.D. Vance, che ieri aveva detto che i fondi congelati non saranno sbloccati senza progressi nei negoziati in Svizzera.
“I fondi non saranno sbloccati a meno che non si continuino a registrare progressi, che saranno senza dubbio un aspetto chiave dei negoziati nei prossimi giorni”, aveva spiegato Vance prima del rientro a Washington.
Il governatore della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, ha detto all’agenzia Tasnim che la prima tranche da 6 miliardi di dollari sarà usata in parte per acquistare “beni essenziali e medicinali”.
“Se il prezzo e la qualita’ dei prodotti statunitensi sono piu’ adatti di quelli di altri Paesi, non abbiamo alcun impedimento ad acquistarli”, ha sottolineato Hemmati, precisando che non c’è alcun obbligo di comprare input agricoli dagli Stati Uniti.
Il secondo stanziamento, pari ad altri 6 miliardi di dollari, non è limitato all’acquisto di beni essenziali.
“L’accordo con il Libano potrebbe essere firmato domani, non ci sono controversie territoriali. Eppure devo continuare a ripetere alla comunità internazionale: è Hezbollah, un’organizzazione terroristica, a mettere il veto e rendere l’Iran parte della questione Libano-Israele è un errore enorme. È una delle preoccupazioni che abbiamo sull’intesa in discussione e che abbiamo espresso agli americani. Il problema principale: come garantire che Teheran non si precipiti a realizzare la bomba atomica?”. Lo ha detto al Corriere della Sera il presidente israeliano Isaac Herzog.
Sul possibile sblocco degli asset iraniani, Herzog ha aggiunto che “alcune nazioni occidentali sono troppo ingenue. Che cosa succederà con l’enorme quantità di denaro che verrà elargita al regime? La userà per sfamare e aiutare la gente? O spenderà quei miliardi per armare gli alleati e nel terrorismo? Torno al Libano: chi renderà Hezbollah inoffensivo? I ragazzi italiani. No, i nostri figli. Non vorremmo, ma a chi toccherà? Il governo libanese vuole la pace e l’Occidente sta permettendo a Teheran di decidere al posto suo”.
Herzog ha parlato anche del colloquio con Sergio Mattarella dopo gli attacchi contro i Caschi Blu dell’Unifil: “Ho un enorme rispetto per il presidente Mattarella – afferma Herzog, riferendosi al colloquio avuto con il presidente della Repubblica italiana dopo gli attacchi contro i Caschi Blu dell’Unifil – Lo considero uno statista saggio e ascolto i suoi buoni consigli. L’incidente con i militari Unifil è stato un errore, lo abbiamo ammesso, continuiamo a investigare, c’era una postazione di Hezbollah lì vicino, ovviamente – Dio non voglia – non abbiamo intenzione di colpire i soldati Onu. Per quanto riguarda la missione, non abbiamo alcun problema con le truppe italiane, il nostro problema è il mandato: non c’è stata, non c’è, la volontà o la capacità di impedire che un gruppo terroristico ammassasse armamenti sul confine con noi. È stato Hezbollah a violare la risoluzione delle Nazioni Unite votata dopo la guerra del 2006: non possiamo vivere così sotto il bombardamento costante del nord di Israele, l’ho detto al presidente Mattarella”.
Mohammad Bagher Ghalibaf, capo della delegazione negoziale iraniana ai colloqui con gli Stati Uniti in Svizzera, ha sostenuto che “senza la diplomazia, gli sforzi sul campo non daranno frutti”.
Il presidente dell’Assemblea consultiva islamica ha riferito all’agenzia Tasnim alcuni dettagli dei colloqui quadrilaterali in Svizzera e ha commentato i risultati ottenuti.
“Alcuni amici ritengono che il campo della diplomazia sia in conflitto con quello militare, ma questa e’ un’idea errata”, ha affermato Ghalibaf.
“In ambito militare, qualsiasi successo si ottenga, se ne possono constatare i risultati solo quando la vittoria viene registrata e consolidata a livello politico e legale”, ha aggiunto.
Ghalibaf ha poi osservato che “a volte, in ambito militare, si creano le condizioni affinche’ la diplomazia possa perseguire la stessa missione che si era prefissata, ma ora non e’ possibile”.
Per il capo della delegazione iraniana, “la negoziazione e’ un metodo di lotta e la continuazione della lotta, pertanto, la dualizzazione tra questi due ambiti rappresenta un dibattito deviante”.
L’Iran ha annunciato la conclusione dei colloqui tecnici con gli Stati Uniti in Svizzera. Lo hanno riferito i media statali iraniani.
Secondo Teheran, i colloqui hanno portato alla creazione di gruppi negoziali sul nucleare e sulle sanzioni.
I negoziatori “hanno deciso che sarebbero stati istituiti quattro gruppi di lavoro: cessazione delle sanzioni, affari nucleari, ricostruzione e sviluppo economico, monitoraggio e implementazione”, ha affermato l’agenzia ufficiale Irna, citando il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.
Ghalibaf ha indicato i dossier sui quali, secondo Teheran, i negoziati con gli Stati Uniti hanno prodotto passi avanti.
“Dal mio punto di vista, questo viaggio ha portato a successi significativi, in particolare per quanto riguarda le discussioni sullo Stretto di Hormuz, quelle sul Libano, la questione delle deroghe petrolifere e lo sblocco dei beni congelati, che rappresenta uno dei progressi che abbiamo compiuto. Naturalmente, crediamo di essere solo all’inizio di questo processo e dobbiamo continuare i nostri sforzi”, ha proseguito.
Israele tuttavia si oppone “fermamente a questo processo negoziale, che considera una minaccia alla sua stessa esistenza e che cerca di sabotare”, ha concluso.
L’Iran ha ottenuto “successi significativi” nei negoziati con gli Stati Uniti in Svizzera. Lo ha affermato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore della Repubblica Islamica, in un video pubblicato sul suo account Telegram.
Ghalibaf ha accusato anche Israele: “Israele vuole sabotare trattative”.
L’Iran ha annunciato la creazione di gruppi di lavoro dedicati al nucleare e alle sanzioni nell’ambito dei negoziati con gli Stati Uniti.
Teheran ha comunicato anche la conclusione dei colloqui tecnici in Svizzera.
Lo Stretto di Hormuz sarà gestito dall’Iran. Lo ha detto Mohammed Bagher Ghalibaf, capo negoziatore di Teheran, secondo quanto riferiscono i media statali iraniani.
“Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto di Hormuz non tornerà mai più a essere quella di prima della guerra. Naturalmente le norme internazionali saranno rispettate, ma sarà l’Iran a gestire lo Stretto di Hormuz”.

