Punti chiave
- Crosetto: "Non siamo codardi, anzi aiutiamo"
- Iran, Khamenei: "Il nemico è stato sconfitto"
- Pentagono invia altre 3 navi da guerra in Medio Oriente e migliaia marines
- Trump attacca gli alleati Nato per l'Iran: "Codardi, ce ne ricorderemo"
- Iran, Nato: "Ritiro temporaneo per missione in Iraq"
- Iran, Svizzera sospende esportazioni di armi agli Usa
- Iran, Teheran: "Usa e e Israele hanno bombardato 16 navi iraniane"
- Iran, Axios: "Trump valuta piani occupare Kharg per ottenere riapertura Hormuz"
- Erdogan: "Possa dio distruggere Israele"
- Iran, ucciso Esmail Ahmadi, nuovo capo dell’intelligence dei Basij
“Ho letto che Trump ha dato dei codardi a tutti gli alleati della Nato. Non ho capito per quale motivo però. Non mi sembra ci sia stato nessun atto di codardia da parte di nessuno. Anzi penso che l’atteggiamento tenuto da molti alleati della Nato sia un atteggiamento che aiuta gli americani anche in un momento di difficoltà, non per gli americani, ma di difficoltà di uscire da una situazione complessa come quella di Hormuz”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto a Dieci Minuti, commentando le dichiarazioni del presidente Usa, Donald Trump.
In un messaggio diffuso oggi in occasione del Capodanno iraniano, la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha affermato: “Al momento, il nemico è stato sconfitto, grazie alla particolare unità che vi unisce, nostri compatrioti, nonostante tutte le differenze di origine religiosa, intellettuale, culturale e politica”. Il messaggio attribuito a Khamenei è stato trasmesso dalla televisione di Stato in forma scritta, poiché non è ancora apparso in pubblico né in televisione da quando è stato eletto leader.
Il Pentagono sta inviando tre navi da guerra e migliaia di marines in Medio Oriente. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali 2.200-2.500 marines sono diretti verso il Us Central Comand, responsabile per le forze armare americane in Medio Oriente.
I marines che il Pentagono sta inviando appartengono al gruppo anfibio di pronto intervento della USS Boxer e della 11ma unità di spedizione che hanno base in California. L’inivio è il secondo massiccio dispiegamento di marines nell’ultima settimana, dopo che il Pentagono – riporta il Wall Street Journal – ha inviato in Medio Oriente la USS Tripoli, che ha base in Giappone, e la 31ma unità di spedizione dei marines.
Donald Trump all’attacco degli alleati della Nato. “Senza gli Usa” l’Alleanza “è una tigre di carta. Non vogliono unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli altri prezzi del petrolio che devono pagare ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz. Vigliacchi, ce ne ricorderemo”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.
La missione della Nato in Iraq si è temporaneamente ritirata dal Paese. Lo hanno dichiarato all’Afp due funzionari della sicurezza irachena, citando l’impatto della guerra in Medio Oriente. “Non c’è disaccordo” con il governo iracheno, ha detto all’Afp, precisando che si tratta di “un ritiro temporaneo, sono preoccupati per la situazione”. Un altro funzionario ha dichiarato che “l’intera missione Nato si è ritirata”, eccetto un piccolo numero di personale.
La missione dell’Alleanza ha il suo quartier generale in una base militare irachena nella Green Zone di Baghdad, vicino all’ambasciata statunitense, che dall’inizio della guerra è stata più volte bersaglio di attacchi.
Il Consiglio federale svizzero ha deciso di non autorizzare più le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti a causa della partecipazione del Paese al conflitto con l’Iran. Nessuna nuova richiesta è stata approvata dall’escalation del conflitto il 28 febbraio.
In una nota, il governo precisa di aver esaminato oggi la questione dell’esportazione di beni verso i Paesi implicati nella guerra, ossia Stati Uniti, Israele e Iran. La discussione arriva una settimana dopo quella sull’applicabilità del principio di neutralità e le decisioni relative alle domande di sorvolo della Svizzera da parte degli Usa.
Nel comunicato il Consiglio federale è esplicito: “Attualmente non è possibile autorizzare esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti, in virtù della loro implicazione in un conflitto armato internazionale” secondo la legge sul materiale bellico.
Per quanto riguarda Israele, già da anni non vengono più concesse autorizzazioni definitive per l’esportazione di materiale bellico. Lo stesso vale per l’Iran, precisa il governo. Per quel che concerne le autorizzazioni già approvate, il Consiglio federale precisa che queste “non presentano rilevanza bellica”, possono pertanto continuare a essere utilizzate.
Gli Stati Uniti e Israele hanno bombardato 16 navi iraniane in città portuali nel Golfo. Lo riferiscono le autorità locali, citate dall’agenzia di stampa Tasnim. “A seguito di un attacco aereo americano-sionista, almeno 16 navi appartenenti a cittadini delle città di Bandar Lengeh e Bandar-e Kong sono state completamente distrutte”, ha dichiarato un funzionario della provincia di Hormozgan, nel sud del Paese.
L’amministrazione Trump sta considerando piani per occupare o bloccare l’isola di Kharg per fare pressioni sull’Iran per far riaprire lo stretto di Hormuz. Lo scrive Axios citando quattro fonti, aggiungendo che un’operazione per prendere il controllo dell’isola a 15 miglia dalle coste iraniane, da dove passano il 90% delle esportazioni di greggio iraniano, potrebbere mettere militari americani direttamente sulla linea del fuoco.
Per questo, aggiungono le fonti, un’operazione del genere potrebbe essere lanciata solo dopo che le forze americane avranno ulteriormente degratato le capacità militari iraniani intorno allo stretto di Hormuz, obiettivo che potrebbe richiedere ancora alcune settimane, anche un mese. “Abbiamo bisogno di un mese per indebolire gli iraniani con più raid, prendere l’isola e così tenerli per palle e usarlo per i negoziati”, ha detto una fonte informata sulle valutazioni della Casa Bianca.
Per fare questo sono neccesarie più truppe, aggiungono le fonti ricordando che tre diverse unità di Marine sono in viaggio verso la regione, mentre Casa Bianca e Pentagono stanno considerando anche altre mobilitazioni. “Lui vuole Hormuz aperto – aggiunge un’alta fonte dell’amministrazione riferendosi a Donald Trump – e se deve prendere l’isola di Kharg per farlo, allora questo succedere. Se decide di avere un’invasione costiera, questo avverrà, ma questa decisione – avverte la fonte – non è stata ancora presa”. Ed infine dall’amministrazione fanno un distinguo sulla questione dei ‘boots on ground’: “abbiamo sempre avuto le truppe sul terreno nei conflitti sotto ogni presidente, compreso Trump. So che è una fissazione dei media, ed io capisco la politica, ma il presidente farà quello che è giusto”.
“Il Medioriente è in subbuglio, perdiamo continuamente martiri e veterani. Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti. Che Egli distrugga completamente Israele nel nome del Suo glorioso nome ‘Al-Kahhar’ (Il Sottomettitore)”. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan al termine della preghiera del venerdì a Rize, città sul Mar Nero da cui proviene la sua famiglia. Lo riporta Anadolu.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato la morte del suo portavoce, il generale di brigata Ali Mohammad Naeini, ucciso all’alba in un attacco congiunto attribuito a Israele e Stati Uniti. In un comunicato diffuso dal comando delle Guardie Rivoluzionarie si legge: “Nelle prime ore di questa mattina il generale Ali Mohammad Naeini, portavoce del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, è stato martirizzato in un vile attacco terroristico israelo-americano. Rendiamo omaggio al nostro valoroso portavoce, il generale Ali Mohammad Naeini. Non permetteremo che l’assassinio del nostro portavoce indebolisca la nostra forza morale, la nostra soft power e la nostra resilienza comunicativa”.
Naeini, nominato portavoce ufficiale dell’IRGC nel 2024, era diventato una figura centrale nelle trasmissioni televisive iraniane durante l’attuale escalation, comparendo quasi ogni giorno per commentare le operazioni militari, le perdite inflitte al nemico e la capacità di resistenza del sistema. Negli ultimi giorni aveva rilasciato dichiarazioni particolarmente dure, sostenendo che le forze armate iraniane fossero in grado di affrontare una guerra prolungata e che molte armi avanzate non fossero ancora state impiegate.
La sua uccisione rappresenta un nuovo colpo alla catena di comando e comunicazione del regime: nelle ultime 96 ore sono stati uccisi, tra gli altri, il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib, il comandante della milizia Basij Gholamreza Soleimani e l’ex segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale Ali Larijani. Teheran denuncia una campagna sistematica di “assassinii mirati” contro i vertici politici, militari e di sicurezza.
Il comunicato dell’IRGC si chiude con un messaggio di rivalsa: “Il sangue dei martiri irrorerà la vendetta. La nostra voce non sarà silenziata e la nostra determinazione crescerà”. Secondo quanto riferito, nelle prossime ore potrebbe essere lanciata una nuova rappresaglia con missili o droni, mentre la guida suprema Ali Khamenei ha già ordinato di “strappare la sicurezza ai nemici dentro e fuori il Paese”.
La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha invitato l’intelligence di Teheran a proseguire sulla linea del ministro ucciso Esmaeil Khatabi. In un messaggio diffuso sui suoi canali social, ha affermato che “la sua assenza deve essere compensata dagli sforzi raddoppiati degli altri funzionari e del personale di quel delicato ministero, e la sicurezza deve essere strappata ai nemici interni ed esterni e garantita a tutti i nostri compatrioti”.
“Dobbiamo negare la sicurezza ai nostri nemici, sia in patria che all’estero”, ha inoltre sottolineato Khamenei, chiedendo che “l’assassinio del ministro dell’Intelligence sia compensato da un impegno raddoppiato da parte di funzionari” del regime di Teheran.
Attacchi israeliani contro città del Libano meridionale. A riferirne è l’agenzia di stampa libanese.
Un attacco di droni ha provocato un incendio in una raffineria di petrolio in Kuwait. A riferirlo sono media statali. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale kuwaitiana l’incendio è scoppiato in una raffineria appartenente alla compagnia petrolifera nazionale. “La raffineria di Mina Al-Ahmadi, di proprietà della Kuwait National Petroleum Company (KNPC), è stata presa di mira questa mattina presto da diversi attacchi ostili con droni, che hanno provocato incendi in alcune delle sue unità”, portando alla chiusura di diverse di esse, riferisce l’agenzia, dopo che un attacco avvenuto il giorno precedente aveva già causato un rogo all’impianto.
In Kuwait, un comunicato dell’esercito ha affermato che le difese aeree stavano “rispondendo a minacce ostili di missili e droni”, mentre il ministero dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti ha segnalato “una minaccia missilistica”. Il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha reso noto che in poco più di un’ora le sue forze avevano “intercettato e distrutto” sei droni nella parte orientale del Paese e un altro nella parte settentrionale. Ieri, droni hanno colpito una raffineria di petrolio saudita sul Mar Rosso e causato incendi in altre due in Kuwait, mentre l’Iran intensificava gli attacchi contro le infrastrutture energetiche. Questi attacchi hanno fatto seguito ai gravi danni subiti mercoledì dal più grande hub del gas al mondo, Ras Laffan in Qatar, in risposta all’offensiva israeliana contro il giacimento di gas di South Pars.
Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti e del Kuwait hanno risposto agli attacchi missilistici: a renderlo noto, separatamente, sono l’esercito kuwaitiano e il ministero dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti. In altre zone del Golfo, il ministero dell’Interno del Bahrein ha annunciato l’attivazione delle sirene antiaeree, mentre il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha comunicato l’intercettazione di un drone nella parte orientale del Paese.
L’esercito israeliano annuncia di aver lanciato “nuovi attacchi” su Teheran: “L’esercito ha iniziato una nuova ondata di attacchi contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano”, si legge su Telegram.
La guerra in corso, “per colpa delle azioni di Israele e degli Stati Uniti”, sta segnando la distruzione delle “norme giuridiche globali”. Ad affermarlo è Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian che in un messaggio su X ha accusato Israele di “terrorismo di Stato” e sostenuto che l’aggressione statunitense contro l’Iran e l’eliminazione di Ali Khamenei “creano un precedente nelle controversie internazionali”; “Se il mondo non si mostrerà fermo, le conseguenze saranno devastanti”, ha avvertito.
“Sullo stretto di Hormuz, ho ribadito che, una volta che la situazione sarà più calma, la Francia è pronta, insieme ad altre nazioni, ad assumersi la responsabilità di un sistema di scorta delle navi nello stretto, nell’ambito di una missione che non ha la vocazione di essere un’azione di forza e che dovrà essere oggetto di discussioni e di coordinamento con l’Iran”. Lo ha dichiarato il presidente francese, Emmanuel Macron, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo. “Ciò implica il coinvolgimento di tutti gli attori del settore marittimo, dai trasportatori agli assicuratori. Tuttavia, non parteciperemo ad alcuna apertura forzata dello stretto nel contesto delle operazioni di guerra e dei bombardamenti in corso”, ha aggiunto.

