Punti chiave
- Iran, Pasdaran: "Vendicheremo uccisione capo intelligence"
- Netanyahu: "Distrutto il più grande impianto petrolchimico in iran"
- Teheran: "No al semplice cessate il fuoco, sì solo alla fine della guerra con garanzie"
- L’Iran respinge la tregua e rilancia con una controproposta in 10 punti
- Iran respinge la proposta Usa: "No a una tregua, serve una soluzione strutturale"
- Casa bianca: "Trump non ha approvato la proposta di tregua"
- Iran, raid israeliani su vasta scala: colpiti anche tre aeroporti
- Netanyahu: "Andremo avanti finché la minaccia non sarà eliminata"
- Iran: media, Vance insistito con Trump per cessate fuoco
- Usa, Trump non ha ancora approvato la proposta di tregua di 45 giorni con l’Iran
I Guardiani della rivoluzione islamica iraniani hanno giurato di vendicare la morte del loro capo dell’intelligence, Majid Khademi, ucciso in mattinata da un attacco israeliano. “Il nemico malvagio e disperato sappia che un’importante rappresaglia da parte dell’Organizzazione di Intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, nell’ambito dell’Operazione ‘Vendetta Schiacciante’, attende i pianificatori e gli esecutori di questo crimine”, si legge in una nota dei Pasdaran.
L’Iran non accetterà “semplicemente un cessate il fuoco”, ma dirà sì soltanto alla fine della guerra con garanzie che non venga attaccato di nuovo. Lo ha dichiarato all’Associated Press Mojtaba Ferdousi Pour, capo della missione diplomatica iraniana al Cairo.
L’Iran ha comunicato al Pakistan la sua risposta “in 10 punti” alla proposta statunitense per mettere fine alla guerra. Lo riferisce l’agenzia Irna, citata dai media israeliani, sottolineando che la posizione di Teheran, fondata sull’esperienza passata, “respinge il cessate il fuoco, sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto”.
La risposta iraniana include una serie di richieste, tra cui la fine dei conflitti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, i risarcimenti e la revoca delle sanzioni.
Secondo una fonte americana citata da Axios, la risposta di Teheran viene considerata “massimalista” e non è chiaro se possa consentire progressi verso una soluzione diplomatica.
L’Iran ha respinto formalmente la proposta di pace degli Stati Uniti, trasmettendo al Pakistan, uno dei Paesi mediatori, il proprio diniego. Lo ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Irna. “Dopo due settimane di valutazioni approfondite ai massimi livelli istituzionali, l’Iran ha trasmesso al Pakistan la propria risposta alla proposta americana per la fine della guerra”, ha scritto l’agenzia.
Secondo Irna, la risposta iraniana, articolata in dieci punti, respinge l’ipotesi di un cessate il fuoco e insiste invece sulla “necessità di una cessazione permanente della guerra nel rispetto delle condizioni poste da Teheran e alla luce delle esperienze precedenti”.
Tra le richieste avanzate da Teheran figurano la fine dei combattimenti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, la ricostruzione e la revoca delle sanzioni. Irna aggiunge che la consegna del testo è avvenuta dopo gli sviluppi di sabato e domenica nelle regioni occidentali e centrali dell’Iran e dopo quella che definisce una “catastrofica sconfitta” dell’operazione aviotrasportata americana.
Donald Trump non ha approvato la proposta di un cessate il fuoco di 45 giorni in Iran avanzata dai Paesi mediatori. Lo ha riferito la Casa Bianca, precisando che si tratta di “una delle tante idee” sul tavolo e che il presidente americano non l’ha ancora convalidata.
“È un’idea tra molte altre e il presidente non l’ha validata. L’operazione ‘Furia epica’ continua e il presidente si esprimerà alle 13”, le 17 in Italia, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato un alto funzionario americano.
Secondo Axios, la proposta di una tregua di 45 giorni sarebbe stata avanzata da mediatori pachistani, egiziani e turchi, mentre Trump ha fissato a domani sera, nella notte italiana, il proprio ultimatum prima di colpire infrastrutture in Iran.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver condotto attacchi “su vasta scala” in diverse aree dell’Iran, colpendo vari obiettivi, tra cui tre aeroporti. Secondo quanto riferito dalle Idf, gli scali colpiti sono quelli di Bahram, Mehrabad e Azmayesh.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso soddisfazione per l’uccisione del capo dell’intelligence dei pasdaran, Majid Khademi, e del capo dell’unità sotto copertura della Guardia Rivoluzionaria, parte della Forza Quds, Asghar Bakeri.
“Raggiungeremo chiunque cerchi di danneggiarci. Andremo avanti con tutte le nostre forze, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti”, ha scritto Netanyahu su X.
Durante i negoziati di ieri sera mediati dal Pakistan, Vance ha insistito per un cessate il fuoco immediato con l’Iran, seguito da ulteriori colloqui entro 15-20 giorni. Lo scrive il Daily Mail secondo cui il vicepresidente Usa ‘ha guidato una frenetica corsa dell’ultimo minuto per raggiungere un accordo di pace con l’Iran dopo che Donald Trump aveva promesso di scatenare “l’inferno”
Donald Trump “non ha ancora approvato” la proposta di una tregua di 45 giorni con l’Iran e l’operazione militare americana prosegue. Lo ha riferito all’Afp un funzionario della Casa Bianca.
Secondo quanto emerso, Washington ha ricevuto una proposta dei mediatori per un cessate il fuoco di 45 giorni. “Questa e’ una delle tante idee e il presidente non l’ha ancora approvata. L’operazione Epic Fury continua”, ha dichiarato il funzionario, ricordando che Trump parlerà più diffusamente del conflitto in una conferenza stampa prevista per le 19 italiane.
Un secondo impianto petrolchimico è stato colpito oggi in Iran. Lo hanno reso noto le autorità locali, precisando che i danni sarebbero lievi. L’impianto si trova nel sud del Paese. “Sul sito del raid contro il complesso petrolchimico di Marvdasht l’incendio è ora controllato”, hanno riferito le autorità della cittadina vicina a Shiraz, citate dall’agenzia Fars.
In precedenza Israele aveva annunciato di aver bombardato il complesso petrolchimico di Assalouyeh, nell’area di South Pars.
L’intero Medio Oriente finirà “al buio” se Donald Trump darà seguito alla minaccia di bombardare le centrali elettriche iraniane. È l’avvertimento lanciato da Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Esteri e consigliere della Guida suprema iraniana.
In un post sui social, Velayati ha invitato i Paesi arabi a dissuadere il presidente americano dal colpire le centrali iraniane. “I governanti dei Paesi arabi dovrebbero, per evitare che la regione piombi nell’oscurità, far capire a Trump che il Golfo Persico non è un luogo dove giocare d’azzardo”, ha scritto.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato “impatti recenti di raid militari vicino alla centrale nucleare di Bushehr in Iran, incluso uno a soli 75 metri dal perimetro del sito”. Secondo l’Aiea, l’impianto non è stato danneggiato, sulla base di analisi indipendenti condotte su nuove immagini satellitari raccolte ieri.
Il direttore generale dell’Agenzia, Rafael Grossi, ha denunciato ancora una volta che la prosecuzione di attività militari nei pressi della centrale, un impianto operativo che ospita una grande quantità di combustibile nucleare, rischia di provocare un grave incidente radiologico con conseguenze per la popolazione e per l’ambiente in Iran e oltre i suoi confini. Tali attacchi, ha ribadito Grossi, “pongono un pericolo davvero reale alla sicurezza del nucleare e devono cessare”.
La situazione e’ “sotto controllo” ed e’ in corso la valutazione dei danni dopo gli attacchi di Usa e Israele ad alcune infrastrutture petrolchimiche legate al grande giacimento iraniano di South Pars. Lo riferiscono i media iraniani.
Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno preso di mira la nave d’assalto anfibio statunitense LHA-7, costringendola a ritirarsi nell’Oceano Indiano meridionale. Secondo gli stessi media iraniani i Pasdaran hanno anche attaccato una nave portacontainer, che a loro dire apparteneva a Israele, con il codice identificativo “SDN7”, senza pero’ rivelarne la posizione.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che le Idf hanno colpito in un raid il più grande complesso petrolchimico iraniano, dopo che i media di Teheran avevano riferito di esplosioni nell’area del sito. “Le forze militari israeliane hanno colpito con forza il più grande complesso petrolchimico in Iran, ad Assalouyeh, che fornisce la metà della produzione di prodotti petrolchimici del Paese”, ha scritto Katz.
South Pars è il più grande giacimento di gas al mondo e comprende impianti di estrazione, trattamento e strutture petrolchimiche per la trasformazione del gas. L’Iran condivide il giacimento con il Qatar, che chiama la sua parte North Field. I media iraniani hanno attribuito agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’attacco.
A marzo Teheran aveva già condannato un primo attacco israeliano a South Pars. In quell’occasione il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva avvertito di “conseguenze incontrollabili” che avrebbero potuto “travolgere il mondo intero”. Donald Trump aveva invece minacciato possibili attacchi contro centrali elettriche e ponti se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto.
Sette bambini di età inferiore ai dieci anni sono stati uccisi nel corso di un attacco statunitense condotto nella notte su Teheran. Lo ha affermato il portavoce del ministero della Sanità iraniano, Hossein Kermanpour, in un messaggio pubblicato su X. Secondo quanto riferito, tra le vittime c’è anche un neonato di meno di un anno, “appena identificabile”.
Nel messaggio, Kermanpour ha attaccato anche il presidente americano Donald Trump, ricordando che il capo della Casa Bianca aveva dichiarato di voler riportare l’Iran “all’età della pietra”. “Se questo è l’aspetto della civiltà moderna, allora preferisco l’età della pietra”, ha scritto il portavoce.
La Marina del corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha annunciato di avere colpito con un missile da crociera una nave portacontainer israeliana. Lo riferisce l’agenzia Fars. A quanto riportato, l’imbarcazione, identificata con la sigla SDN7, sta andando a fuoco.
L’Iran ha definito le proprie proposte per una trattativa che possa portare alla fine della guerra, dopo il piano in due fasi elaborato dal Pakistan. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, secondo quanto riferito dai media iraniani.
Teheran, ha spiegato Baqaei, “ha definito le proprie richieste, fondate sugli interessi nazionali, nell’ambito di un piano con gli Stati Uniti volto a porre fine alla guerra”.
“Esprimere le nostre richieste non deve essere visto come un segno di resa di fronte al nemico”, ha assicurato il portavoce, aggiungendo che “la Repubblica Islamica continua a difendere i propri diritti legittimi sia attraverso la diplomazia sia sul campo di battaglia. Le nostre linee rosse sono chiare, le nostre richieste sono trasparenti”.
Iran e Oman hanno avviato negoziati per definire un regime di navigazione sicura nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo quanto riferito dall’emittente Snn. “Nonostante la guerra, abbiamo deciso insieme all’Oman – altro Stato rivierasco dello stretto di Hormuz – di avviare negoziati su un regime di navigazione sicura. I colloqui si sono svolti tra i viceministri degli Esteri”, ha affermato Baghaei.
Nella stessa dichiarazione, il portavoce della diplomazia iraniana ha aggiunto che Teheran ha semplificato il transito sicuro delle navi appartenenti a Paesi non ostili attraverso lo Stretto di Hormuz.
La Corea del Sud invierà cinque navi al porto saudita di Yanbu per aprire una nuova rotta di rifornimento di petrolio alternativa allo Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto a Seul il parlamentare Ahn Do-geol.
La Corea del Sud importa dal Medio Oriente il 70% del petrolio che consuma e per questo sta mettendo a punto misure d’emergenza, tra cui un tetto al prezzo dei carburanti e uno stanziamento aggiuntivo da 17,2 miliardi di dollari per contenere l’impatto economico della guerra.
Un inviato speciale sudcoreano è atteso in Arabia Saudita, Oman e Algeria per negoziare l’acquisto di ulteriori quote di petrolio.
L’iran e’ tornato a sollevare dubbi sul salvataggio del pilota dell’F15 americano precipitato venerdi: secondo Teheran in realta’ Washington voleva appropriarsi del suo uranio. “Rimangono domande e ambiguita’ sull’operazione statunitense”, ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esyteri, Esmaeil Baqaei, citato dalla tv di Stato. “Il luogo in cui l’aereo americano era precipitato”, nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, era “a una distanza considerevole” da Ishafan dove sarebbe stato tratto in salvo il pilota (oltre 200 chilometri, ndr). “Quindi esiste la possibilita’ di un’operazione ingannevole per rubare l’uranio dell’Iran” nella centrale di Isfahan, ha spiegato. “Ma il punto fondamentale e’ che la loro operazione e’ stata un palese fallimento e una vergogna catastrofica per loro”, ha aggiunto.
Un’altra nave di proprietà turca, la terza, ha attraversato lo Stretto di Hormuz. Lo ha riferito su X il ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu. “La Ocean Thunder, diretta in Malesia con a bordo petrolio greggio caricato in Iraq, ha attraversato in sicurezza lo Stretto di Hormuz la scorsa notte e ha completato la sua uscita dal Golfo”, ha scritto.
Con questo passaggio, ha aggiunto il ministro, tutte e tre le navi rimaste in attesa nel Golfo dall’inizio della guerra hanno potuto lasciare in sicurezza lo stretto.
L’Iran ha preparato una risposta alle proposte avanzate dai mediatori per un cessate il fuoco con gli Stati Uniti e la renderà nota “al momento opportuno”. Lo riferisce l’agenzia iraniana Irna, che cita il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei. “Abbiamo preparato la nostra risposta”, ha dichiarato Baghaei secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale iraniana.
Il portavoce ha aggiunto che Teheran non esita a ribadire le proprie “legittime richieste” e che la rapidità con cui l’Iran è in grado di esprimere la propria posizione sulle proposte ricevute non deve essere letta come un segnale di debolezza o di paura. Baghaei non ha fornito dettagli sul contenuto della risposta, limitandosi a precisare che sarà comunicata nei tempi ritenuti opportuni da Teheran.
L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”. Lo ha dichiarato un alto funzionario iraniano citato da Reuters online, che ha chiesto di restare anonimo, spiegando che Teheran ritiene Washington non pronta a una tregua permanente.
La stessa fonte ha confermato che l’Iran ha ricevuto la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco immediato e la sta valutando, ribadendo però che Teheran non accetta pressioni né scadenze imposte per prendere una decisione.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha annunciato la morte del capo della propria intelligence, Majid Khademi. La notizia è contenuta in un comunicato diffuso da diverse testate iraniane e rilanciato dalla Bbc. Secondo la nota, Khademi è stato ucciso questa mattina e Teheran attribuisce la responsabilità dell’attacco a Israele e agli Stati Uniti.
Al momento, però, né Washington né Israele hanno confermato ufficialmente la notizia. Khademi aveva preso il posto di Mohammad Kazemi, ucciso a sua volta in un attacco israeliano nel giugno 2025 durante la guerra di 12 giorni tra Iran e Israele. A febbraio, dopo le proteste antigovernative di gennaio, Khademi aveva accusato Donald Trump di alimentare quella che i funzionari iraniani avevano descritto come una strategia di “omicidio inscenato”, finalizzata ad aumentare il numero delle vittime e giustificare un intervento militare straniero.
“Le Guardie Rivoluzionarie sparano sui civili e noi stiamo eliminando i leader dei terroristi. I leader iraniani vivono con la sensazione di essere presi di mira. Continueremo a dar loro la caccia uno per uno”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, rivendicando l’uccisione del capo dell’intelligence delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Majid Khademi.
Katz ha aggiunto che Israele ha anche “gravemente danneggiato” le industrie siderurgiche e petrolchimiche iraniane. “Continueremo a colpire duramente le infrastrutture nazionali iraniane, portando all’indebolimento e al crollo del regime terroristico, nonché alla sua capacità di fomentare il terrore e di attaccare lo Stato di Israele”, ha affermato.
Una nave di proprietà turca ha attraversato lo Stretto di Hormuz nella serata di ieri. Lo ha reso noto il ministro dei Trasporti della Turchia, Abdulkadir Uraloglu, spiegando che la Ocean Thunder ha superato lo stretto domenica sera.
“Con questo, tutte e tre le navi che erano rimaste in attesa nel Golfo dall’inizio della guerra hanno ora lasciato lo stretto in sicurezza”, ha affermato Uraloglu. Il ministro ha aggiunto che il numero di navi di proprietà turca ancora presenti nello Stretto di Hormuz è sceso a 12, mentre quelle che hanno chiesto di lasciare l’area sono ora 8.
Israele ha rivendicato l’uccisione del capo dell’intelligence delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Majid Khademi. L’annuncio è stato dato dal ministro della Difesa Israel Katz. In precedenza i pasdaran avevano riferito della morte di Khademi, attribuendola a un attacco condotto da Stati Uniti e Israele.
L’Iran non intende riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”. Lo ha riferito una fonte autorevole del regime citata da Reuters, secondo quanto riportato da Times of Israel. La stessa fonte ha confermato che la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco immediato è stata ricevuta ed è attualmente allo studio.
Secondo Teheran, però, Washington non offrirebbe al momento garanzie sufficienti per una tregua permanente. La fonte ha inoltre ribadito che l’Iran non accetta pressioni né ultimatum.
L’Iran ha eseguito la condanna a morte di un altro uomo ritenuto responsabile di reati commessi durante le proteste che hanno attraversato il Paese a gennaio. L’agenzia Mizan ha identificato l’uomo come Ali Fahim. Non è chiaro quando l’esecuzione sia avvenuta. Fahim era stato condannato con l’accusa di aver fatto irruzione in una base militare per impossessarsi di armi.
Amnesty International ha denunciato che lui e altri imputati dello stesso caso “sono stati sottoposti a torture e altri maltrattamenti durante la detenzione, tra cui percosse, fustigazioni, prolungato isolamento e minacce di morte a mano armata, prima di essere condannati in processi gravemente iniqui, basati su ‘confessioni’ estorte sotto tortura e della durata di poche ore”.
Secondo l’agenzia Human Rights Activists in Iran, Fahim e altri sarebbero entrati in una base della milizia Basij a Teheran dopo che era stata incendiata e sarebbero stati costretti a confessare.
Sei persone sono rimaste ferite in Kuwait in seguito ad attacchi con missili e droni iraniani. Lo hanno riferito le autorita’ del paese. I soccorritori sono intervenuti all’alba “dopo che proiettili e detriti sono caduti su una zona residenziale nel nord del paese”; sei persone sono rimaste ferite e una di loro e’ stata portata in ospedale, ha reso noto il ministero della Salute.
Il comandante dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione e’ stato ucciso. Lo riporta l’agenzia Tasnim citando un comunicato ufficiale dei Pasdaran. Nella nota si annuncia “il martirio del generale di divisione Seyed Majid Khadami, il potente e colto capo dell’organizzazione di intelligence del corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche”. Khadami era stato nominato nel giugno scorso dopo l’uccisione Mohammed Kazemi durante la guerra dei 12 giorni. “Quel comandante illustre, in quasi mezzo secolo di sincera e coraggiosa difesa della Rivoluzione, del regime e della patria islamica nei campi dell’intelligence e della sicurezza, ha registrato risultati grandiosi, duraturi e istruttivi, che per molti anni potranno fungere da faro per la comunita’ di intelligence del Paese, specialmente nell’affrontare i nemici esterni e i loro piani sinistri e diabolici per infiltrarsi e minare la sicurezza e la tranquillita’ dell’orgoglioso Iran”, sottolinea il comunicato.
Un attacco aereo attribuito a forze statunitensi e israeliane ha colpito oggi l’Università Sharif di Tecnologia a Teheran, provocando danni ad alcuni edifici del campus e l’interruzione del servizio del gas in diverse zone della capitale iraniana. Lo riferiscono media internazionali che citano fonti statali iraniane.
Secondo quanto riportato, l’esplosione ha interessato strutture della nota istituzione accademica e un impianto di distribuzione del gas naturale situato nelle vicinanze, causando blackout temporanei nell’area di Sharif e in altre parti del distretto 9 di Teheran.
L’Università Sharif, importante centro di ricerca scientifica e tecnologica del Paese, era già finita al centro di accuse per presunti legami con programmi militari e di difesa iraniani. Fonti iraniane definiscono l’episodio un “attacco americano-sionista” contro infrastrutture civili e accademiche.
Iran e Stati Uniti avrebbero ricevuto un piano per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce Reuters online citando fonti anonime informate. Secondo quanto riportato, il quadro dell’intesa sarebbe stato elaborato dal Pakistan e trasmesso nella notte a Teheran e Washington, delineando un percorso in due fasi: un cessate il fuoco immediato seguito da un accordo più ampio.
L’intesa, provvisoriamente chiamata “Accordo di Islamabad”, prevedrebbe la riapertura di Hormuz “entro 15-20 giorni”, con colloqui finali in presenza nella capitale pakistana.
Sale ad almeno 34 morti il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Lo scrive Al Jazeera, precisando che i raid condotti nella notte e in mattinata hanno causato almeno 23 morti, tra cui sei bambini, nella provincia di Teheran, cinque in un’area residenziale della città di Qom, a sud della capitale, e altri sei nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
L’Iran sempre respingere l’idea di un cessate il fuoco di 45 giorni per negoziare un accordo di pace, su cui secondo il sito Axios e’ in corso una trattativa tra Teheran e Stati Uniti, con la mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. A farsi portavoce della linea dura, e a smentire le indiscrezioni, e’ stata l’agenzia Tasnim vicina i Pasdaran. “Un cessate il fuoco temporaneo con il mantenimento dell’ombra della guerra non ha posto nella dottrina dell’Iran”, assicura. “Sebbene finora non ci sia stata alcuna reazione ufficiale in merito, Axios e’ solitamente noto come un organo di informazione utilizzato dal Mossad per le operazioni psicologiche in America, in particolare per quanto riguarda l’Iran”, si legge in un’analisi dell’agenzia. “Trump, probabilmente consapevole della risoluta determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture, sta cercando di fare marcia indietro su questa minaccia per la terza volta”, si spiega. Ma, si ricorda, “l’Iran ha ripetutamente affermato che non accettera’ cessate il fuoco temporanei che mantengano la minaccia di guerra”. Lo ha fatto con l’ultimatum recente di 48 ore. “La ragione di questa opposizione e’ evidente: i nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e sono diventati confusi, intendono sfruttare l’opportunita’ di cessate il fuoco di routine e senza condizioni per sfuggire alla crisi delle munizioni e alla miseria strategica”, prosegue Tasnim. Dunque “un cessate il fuoco temporaneo, unito all’ombra della guerra, senza soddisfare le condizioni necessarie dell’Iran per porre fine alla guerra, permette semplicemente al nemico di ricostituirsi” e di sfruttarlo “in ambito militare, economico, politico e in altri ambiti”. La guerra, si ribadisce, “puo’ terminare solo a determinate condizioni, una delle quali e’ una garanzia tangibile contro ulteriori aggressioni del nemico americano e sionista”
In Iran è stata eseguita la condanna a morte di un uomo giudicato colpevole di aver operato in favore di Stati Uniti e Israele durante le proteste di massa esplose prima contro l’aumento del costo della vita e poi contro il governo tra la fine di dicembre e i primi di gennaio. L’uomo, identificato come Ali Fahim, è stato, secondo quanto riferisce il sito Mizan Online legato al sistema giudiziario iraniano, “uno degli elementi nemici nelle manifestazioni terroristiche di Dey (gennaio), è stato impiccato dopo che la Corte suprema ha confermato il verdetto”. Fahim era stato condannato anche con l’accusa di essersi introdotto in un sito militare per procurarsi armi.
L’Iran ha sferrato un nuovo attacco a siti americani negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Lo ha riferito l’agenzia ufficiale Fars.
Una persona è rimasta ferita dalle schegge di droni intercettati in una zona industriale di Abu Dhabi. Lo ha riferito il servizio stampa delle autorità di Abu Dhabi. A essere colpito, nell’area di Musaffah, è stato un cittadino ghanese.
Nell’emirato di Fujairah, è stato preso di mira un edificio della società di telecomunicazioni Du.
Israele ha accusato l’Iran di crimini guerra per l’utilizzo di bombe a grappolo. “Il regime iraniano continua a sparare intenzionalmente contro aree civili ogni giorno, anche utilizzando bombe a grappolo”, ha scritto su X il colonnello Nadav Shoshani, portavoce internazionale dell’Idf. “Questa è la situazione successiva all’impatto di un missile balistico contro un edificio residenziale ad Haifa, nel nord di Israele”, ha aggiunto a commento di un video su un palazzo distrutto, “questo costituisce un crimine di guerra chiaro e reiterato, commesso con premeditazione. Sentiremo una condanna dei leader mondiali? E delle Nazioni Unite?”, ha chiesto retoricamente.
Almeno 17 persone sono morte nei raid condotti questa notte sull’Iran da Israele e Stati Uniti: lo riferiscono agenzie di stampa legate al regime iraniano. IL bilancio più grave riguarda due condomini di Ghaleh Mir, nella regione centro-orientale del Baharestan, dove si contano 13 vittime. Il governatore locale ha riferito che sono in corso le ricerche tra le macerie per individuare eventuali superstiti o recuperare i corpi di ulteriori vittime, ha riferito la Fars.
Due corpi senza vita sono stati estratti dalle macerie del palazzo di sei piani colpito da un missile iraniano a Haifa, nel nord di Israele. Lo hanno riferito i media israeliani. I vigili del fuoco e le squadre di soccorso proseguono le ricerche per gli altri due dispersi.
Il comando militare centrale iraniano ha avvertito che le ritorsioni contro i nemici saranno “molto più devastanti” se Israele e Stati Unti colpiranno obiettivi civili. “Se gli attacchi contro obiettivi civili si ripeteranno”, ha dichiarato un portavoce del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya all’emittente statale Irib, “le prossime fasi delle nostre operazioni offensive e di rappresaglia saranno molto più devastanti e diffuse”.
Nella notte c’è stato un lancio di droni contro Sulaymaniyya, nel Kurdistan iracheno. Lo riferisce Al Jazeera che ha mostrato le immagini di fiamme e fumo che si leva da varie zone della città. L’attacco non è stato rivendicato.
Un alto consigliere della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha avvertito che Teheran potrebbe prendere di mira altri snodi strategici delle rotte energetiche in caso di intensificazione degli attacchi contro l’Iran. Il “comando unificato della resistenza” considera lo Stretto di Bab el-Mandab “altrettanto strategico dello Stretto di Hormuz”, ha affermato Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Esteri, citato da Al Jazeera, alludendo allo stretto davanti alle coste dello Yemen che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e il Mar Arabico. I ribelli Houthi in Yemen, alleati del regime degli ayatollah, hanno affermato più volte di essere pronti a colpire lo stretto.
Una tregua di 45 giorni con l’obiettivo di arrivare alla fine permanente della guerra: è questo l’obiettivo a cui sarebbero lavorando Stati Uniti e Iran con l’ausilio dei mediatori internazionali: lo scrive il sito Axios, citando fonti statunitensi, israeliane e regionali a conoscenza dei colloqui. Secondo il sito è improbabile che si arrivi a un accordo parziale nelle prossime 48 ore ma questo tentativo in extremis è l’unica possibilità di evitare una drammatica escalation nella guerra con attacchi massicci sulle infrastrutture civili iraniane a cui seguirebbe le rappresaglie di Teheran contro i siti energetici e legati all’acqua dei Paesi del Golfo
Israele e Stati Uniti hanno stilato un elenco di obiettivi strategici da colpire in Iran qualora Teheran non dovesse accettare le condizioni imposte con un ultimatum del presidente Donald Trump. Lo riferisce il Jerusalem Post. Le forze militari dei due Paesi hanno anche completato il coordinamento operativo con un piano operativo a cui giovedì scorso hanno dato gli ultimi ritocchi il capo di Stato Maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, e i vertici di Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom).
Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha riferito che sono state attivate le difese aeree per rispondere a un attacco dall’Iran con missili e droni. “I rumori risuonati in tutto il Paese sono il risultato di operazioni per contrastare l’arrivo di missili e droni”, ha scritto il ministero su X.

