Punti chiave
- La portaerei George H.W. Bush è arrivata in Medio Oriente
- L'ordine di Trump, distruggere qualsiasi nave mette mine a Hormuz
- Iran, Teheran valuta un piano per assumere il controllo sovrano di Hormuz
- Iran, Ejei minaccia gli Usa: “Pronti a scatenare il caos” se forzano Hormuz
- Iran, arrivano i primi introiti dai pedaggi imposti sullo Stretto di Hormuz
- Iran, Casa Bianca: nessuna scadenza precisa per la risposta di Teheran
- Iran, il ministro degli Interni del Pakistan incontra l’ambasciatrice Usa: focus sui colloqui con Teheran
- Iran, Teheran annuncia l’esecuzione di una presunta “spia del Mossad”
- Iran, impiccato un membro dei Mujaheddin del Popolo: accuse di legami con Israele
- Iran, il ministro degli Esteri: “Le conseguenze della guerra ricadono su Israele e Usa”
La portaerei americana Uss George H.W. Bush è arrivata in Medio Oriente. Lo riferiscono i media americani, aggiungendo che l’unità rafforza la presenza militare americana nell’area, dopo aver operato ed essersi allontanata dal Madagascar.
Donald Trump ha ordinato alle forze americane di sparare e a qualsiasi nave che mette mine nello Stretto di Hormuz. “Ho ordinato alla Marina degli Stati Uniti di aprire il fuoco e distruggere qualsiasi imbarcazione, per quanto piccola essa possa essere, che stia posizionando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz. Non dovrà esserci alcuna esitazione”, ha detto il presidente sul suo social Truth. “Inoltre, le nostre navi dragamine stanno bonificando lo Stretto proprio in questo momento. Ordino pertanto che tale attività prosegua, ma a un livello triplicato”, ha messo in evidenza.
Il parlamento iraniano e il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale stanno esaminando un piano per assumere il controllo sovrano di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa Mehr, citando Fadahossein Maleki, membro del Consiglio nazionale del parlamento di Teheran.
“L’autorità decisionale finale rimane ancora da definire”, ha concluso Maleki.
Il capo della magistratura iraniana, Mohseni Ejei, ha minacciato gravi conseguenze per gli americani in caso di un tentativo di forzare il passaggio nello Stretto di Hormuz.
“Ieri, tre navi sono state messe in ginocchio in questo passaggio strategico. Anche gli americani non osano avvicinarsi allo Stretto di Hormuz, hanno visto cosa e’ successo ai loro due cosiddetti cacciatorpediniere all’avanguardia, la ‘Murphy’ e la ‘Patterson’”, ha dichiarato, secondo quanto riportano i media iraniani.
“La flotta della Guardia Rivoluzionaria, con i suoi motoscafi e i suoi droni, e’ in agguato dalle grotte marine dell’isola di Farur in attesa delle navi da guerra americane, pronta a scatenare un fuoco di copertura difensivo e a scatenare il caos tra gli invasori”, ha assicurato.
Un alto funzionario del Parlamento iraniano ha dichiarato che Teheran ha ricevuto i primi introiti dai pedaggi imposti sullo strategico Stretto di Hormuz nel contesto della guerra con Stati Uniti e Israele.
“I primi introiti derivanti dai pedaggi dello Stretto di Hormuz sono stati depositati sul conto della Banca Centrale”, ha affermato il vicepresidente del Parlamento Hamidreza Hajibabaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim.
Anche altri media iraniani hanno rilanciato la stessa dichiarazione, senza fornire ulteriori dettagli.
Il ministro degli Interni pakistano, Mohsin Naqvi, e l’ambasciatrice statunitense, Natalie Baker, si sono incontrati per discutere dello stato delle trattative per riavviare i colloqui a Islamabad tra Iran e Stati Uniti.
Lo riferisce un comunicato del governo pakistano, secondo il quale Naqvi ha elogiato l’iniziativa del presidente Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran e ha rimarcato la necessità di mantenere aperti i canali diplomatici per raggiungere una soluzione duratura.
Il ministro ha inoltre espresso la speranza di “progressi positivi da parte dell’Iran” e ha sottolineato che il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, e il capo delle forze armate Asim Munir “stanno compiendo ogni sforzo a tutti i livelli per risolvere la questione”.
I media ufficiali del sistema giudiziario iraniano, ripresi da Al Jazeera, hanno riferito dell’esecuzione di un uomo condannato per legami con un gruppo di opposizione e con il servizio di intelligence israeliano Mossad.
Secondo Mizan, l’organo di informazione della magistratura iraniana, Sultan Ali Shirzadi Fakhr era da lungo tempo membro del gruppo di opposizione Mujahideen-e-Khalq e aveva avuto “un’ampia cooperazione con il gruppo in vari campi per anni”. Lo stesso media ha aggiunto che Fakhr avrebbe ammesso di aver partecipato a “operazioni terroristiche contro l’Iran”.
Un uomo condannato per appartenenza a un gruppo di opposizione fuorilegge e per presunta collaborazione con Israele è stato impiccato in Iran. “Sultan-Ali Shirzadi-Fakhr è stato giustiziato questa mattina presto per appartenenza al gruppo terroristico” dell’Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo (MEK) e per “collaborazione con i servizi segreti del regime israeliano”, riporta il sito web della magistratura Mizan.
L’uomo aveva vissuto in Spagna per un periodo, ma non è chiaro se possedesse un altro passaporto oltre a quello iraniano.
Ieri Donald Trump ha dichiarato che, grazie alle sue pressioni, l’Iran aveva bloccato l’esecuzione di otto donne arrestate per proteste antigovernative. La magistratura iraniana lo ha però smentito, definendo le parole del presidente “fake news” e assicurando che le donne non hanno mai corso il rischio di essere giustiziate.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, incontrando l’inviato speciale della Corea del Sud Chang Byong, ha affermato che la responsabilità delle conseguenze del conflitto scoppiato il 28 febbraio scorso grava sugli “aggressori”, ovvero Stati Uniti e Israele. Araghchi ha sottolineato che, nonostante gli sforzi del Pakistan per mantenere aperto il dialogo tra Washington e Teheran a Islamabad, le parti coinvolte devono assumersi le ripercussioni della guerra. Lo riporta la tv Al Arabiya.
Il ministro ha inoltre spiegato che la riapertura dello Stretto di Hormuz resta impossibile finché persisterà il blocco statunitense dei porti iraniani, che Teheran considera una violazione dell’accordo di cessate-il-fuoco, nonostante l’annuncio unilaterale del presidente Donald Trump di prolungarlo per favorire i negoziati.
Anche il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il capo negoziatore della prima fase dei colloqui Usa-Iran hanno ribadito, tramite un post su X, che non ha senso parlare di un cessate-il-fuoco totale mentre perdura il blocco marittimo e l’economia globale viene tenuta in ostaggio, finché Israele non pone fine alle sue offensive su tutti i fronti. Ghalibaf ha aggiunto che la riapertura dello Stretto di Hormuz non sarà possibile finché continuerà questa “palese violazione” del cessate-il-fuoco.
Dalla Casa Bianca, la portavoce Caroline Leavitt ha precisato che il presidente Trump non ha ancora fissato una scadenza per ricevere una proposta iraniana sulla fine delle ostilità, affermando che spetterà al comandante in capo delle forze armate definire il calendario. Trump aveva comunque dichiarato al New York Post che un eventuale round di negoziati potrebbe avvenire entro 36-72 ore.
Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato di non collegare la fine del conflitto con l’Iran alle elezioni di midterm per il Congresso. “Dicono che voglio chiudere la questione per via delle elezioni di midterm, non è vero”, ha detto Trump a Fox News, aggiungendo che l’amministrazione vuole “ottenere un buon accordo per il popolo americano”.
Il Comando militare americano per il Medio Oriente, il Centcom, ha dichiarato che le forze statunitensi hanno “ordinato a 31 navi di invertire la rotta o di rientrare in porto nell’ambito del blocco americano contro l’Iran”. “La maggior parte delle navi si è conformata alle istruzioni americane”, ha scritto ancora il Centcom su X, aggiungendo che “la maggior parte delle navi che hanno fatto marcia indietro erano petroliere”.
La Protezione Civile di Gaza ha riferito che cinque persone, tra cui tre bambini, sono state uccise in un raid aereo israeliano contro un gruppo di civili nella parte settentrionale del territorio palestinese stasera. Nonostante il cessate il fuoco raggiunto il 10 ottobre, Gaza continua a essere colpita quotidianamente da violenze, con Israele e Hamas che si accusano reciprocamente di violare la tregua. “Cinque palestinesi, tra cui tre bambini, sono stati uccisi in un raid aereo israeliano che ha preso di mira un gruppo di civili vicino alla moschea di Al-Qassam a Beit Lahia”, ha dichiarato in un comunicato l’organizzazione, che opera come servizio di soccorso sotto l’autorità di Hamas. “I loro corpi sono stati portati all’ospedale Al-Shifa di Gaza City”, ha aggiunto la Protezione Civile, senza specificare l’età dei bambini. L’ospedale ha confermato di aver ricevuto i corpi.
La costaricana Rebeca Grynspan, candidata alla carica di Segretario generale delle Nazioni Unite, ha lamentato che l’organizzazione è diventata “conservatrice in materia di rischi”, faticando ad avere un impatto sui conflitti in corso. “La pace è minacciata perché la fiducia nell’organizzazione sta diminuendo e perché il tempo per ripristinarla sta per scadere”, ha detto durante un’audizione di tre ore davanti agli Stati membri. “Se sarò eletta Segretaria generale, sarò una costruttrice di pace. Agirò prima che scoppino i conflitti; sarò la prima a prendere il telefono. Andrò dove ci sono le guerre. Parlerò con tutte le parti”, ha promesso.
In Libano raid aerei israeliani mercoledì hanno ucciso cinque persone, tra cui una giornalista, e ne hanno ferita un’altra, nonostante il cessate il fuoco in corso, per il quale Beirut chiederà una proroga nei prossimi colloqui con Israele a Washington. Prima dei colloqui di giovedì, Israele ha esortato il governo libanese a “collaborare” contro il gruppo militante Hezbollah, sostenuto dall’Iran. I due governi, che non intrattengono relazioni diplomatiche, terranno oggi un secondo round di colloqui sotto l’egida degli Stati Uniti, nel tentativo di porre fine a oltre sei settimane di scontri tra Israele e Hezbollah, iniziati il 2 marzo.
Quest’ultima partenza si aggiunge alla lista di alti ufficiali statunitensi licenziati, generalmente senza spiegazioni, dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025. All’inizio di questo mese, nel pieno della guerra contro l’Iran, anche il Capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Randy George, è stato costretto a dimettersi da un giorno all’altro, senza che il Pentagono fornisse alcuna giustificazione. Altri due generali, David Hodne, capo del Comando per la Trasformazione e l’Addestramento dell’Esercito, e William Green Jr., capo del Corpo dei Cappellani dell’Esercito, subirono la stessa sorte.
Il Pentagono ha annunciato mercoledì che il più alto funzionario civile della Marina statunitense, John Phelan, lascerà il suo incarico “con effetto immediato”, senza fornire alcuna spiegazione per la sua improvvisa partenza, in un momento in cui gli Stati Uniti sono impegnati in un conflitto con l’Iran. “Questo alto funzionario lascia l’amministrazione con effetto immediato”, ha scritto il portavoce del Pentagono Sean Parnell in una dichiarazione su X, specificando che il suo vice, Hung Cao, assumerà ora la carica di capo ad interim del dipartimento.

